Sartarelli, la stoffa del Verdicchio

Dal Balciana al nuovo Brut, cinque grandi assaggi

01.02.2017

Il tight è un capo d’abbigliamento che comunica immediata eleganza. Che se confezionato come si deve avrà una classe senza pari. Mi sono ritrovato a pensare a questo abito bevendo il Verdicchio Balciana di Sartarelli. Siamo ai vertici delle potenzialità di un vitigno, grazie al lavoro di questa famiglia attiva da mezzo secolo a Poggio San Marcello (via Coste del Molino, 24 • tel. 073189732). Sessanta ettari di vigneto disposti sulle colline a sinistra del fiume Esino, nella zona più vocata per la produzione del Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico. Nelle vigne solo uve verdicchio suddivise in alcuni grandi appezzamenti che danno il nome ai vini.
Il vino d’ingresso è già un gran bel bere: si tratta del Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico 2015. Di colore paglierino scarico, al naso è fresco, con una predominanza dei profumi erbacei ravvivati da un fondo tropicale, di ananas. In bocca l’acidità è rilevante, appoggiata comunque a un corpo di buona consistenza. Il Tralivio 2015 è il Classico Superiore, la sua complessità cresce immediatamente al naso. Ci sono essenze floreali, frutta tropicale e una nota di mandorla molto piacevole. In bocca ha la giusta freschezza e buona alcolicità. E’ un vino che può bersi subito ma sarebbe interessante vedere nella sua evoluzione prossima.

Balciana è l’ultimo della serie dei Verdicchio Classico Superiore e ne rappresenta l’apice. L’annata assaggiata è il 2014. Vendemmia leggermente ritardata, diradamento in vigna e vinificazione in acciaio, solo nelle annate migliori. Il Balciana è il Verdicchio alla massima potenza. E’ uno dei migliori bianchi italiani, che al naso è molto più evoluto dei campioni precedenti ed è capace di esprimersi in una serie di note floreali diverse. Ma sono fiori maturi, estivi, che si fanno accompagnare dall’intensità del miele e da una nota di canditi e zenzero, che rende ancor più intrigante un profilo olfattivo che si apre e cambia continuamente. In bocca ha armonicità e grande struttura, acidità giusta. E’ suadente, di stoffa fine, con quell’eleganza data dalla salinità che lo rende il vestito perfetto per un giorno importante. Il tight da sfoggiare nelle grandi occasioni. Per Paolo Massobrio questo vino rimane ai vertici della produzione italiana, da sempre nella sua cantina.

Ma la produzione di Sartarelli si fregia anche di altre due interpretazioni di Verdicchio, un brut e un passito. Il Passito si ottiene sempre dalle uve raccolte in contrada Balciana, con lunga fermentazione e affinamento sempre in acciaio. E’ un passito di grande piacevolezza, al naso complesso, con note di miele, frutta candita ed erbe e in bocca morbido, non stucchevole, con un finale ammandorlato che è il timbro delle uve verdicchio. Il Brut è l’ultimo nato, prodotto con metodo charmat lungo, ha un perlage mediamente fine, al naso ha la delicatezza delle note erbacee e floreali e in bocca è secco con un finale che mantiene l’ammandorlato. E’ un prodotto interessante, che si fregia anche di un ottimo rapporto qualità prezzo. 

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