La Valle dei Laghi secondo Pisoni, tra gin e vermouth

La storica distilleria, famosa per le sue grappe, ha ampliato i confini

12.12.2025

Non è solo una questione di geografia, è una questione di aria. Quella che risale dal lago di Garda, tiepida, mediterranea, e va a sbattere contro le pareti fredde delle Dolomiti. È in questo scontro termico, in questa "terra di mezzo" dove l'ulivo convive con il pino mugo, che si definisce il carattere della Valle dei Laghi. Ed è qui, a Pergolese, che la famiglia Pisoni porta avanti dal 1852 un discorso di distillazione che oggi travalica i confini della grappa per esplorare nuovi territori liquoristici.

Se il nome Fratelli Pisoni è un'istituzione per la grappa e la spumantistica, le nuove referenze raccontano una volontà precisa: interpretare il bere miscelato senza tradire il DNA alpino. Nascono così il Gin 7 Laghi e il Vermouth Pisoni, due facce della stessa medaglia, figlie di una rigorosa selezione botanica e di un metodo che non ammette scorciatoie.

Il rigore del London Dry: acqua, rame e ginepro

Parlare di gin in Trentino non è un esercizio di stile, se a monte c’è la tecnica. E per il Gin 7 Laghi, tutto parte dall'acqua. Siamo ai piedi del Monte Bondone, dove le rocce filtrano un'acqua dalla salinità perfetta, una risorsa idrica che per un distillatore non è semplice ingrediente di diluizione, ma vero e proprio "terroir liquido". Il metodo scelto è quello più stretto e nobile, il London Dry: niente zuccheri aggiunti, 45 gradi alcolici e una lavorazione negli storici alambicchi "Tullio Zadra" a bagnomaria.

Ma il vero segreto sta nel trattamento della materia prima. «Abbiamo studiato a lungo come preservare l'integrità aromatica della bacca - spiega Giuliano Pisoni, mastro distillatore e quarta generazione in azienda -. La macerazione avviene direttamente in caldaietta, ma la particolarità è meccanica: la bacca di ginepro non viene macinata, bensì rotta delicatamente grazie a una macchina che ci siamo costruiti in casa. Questo evita il surriscaldamento e ci permette di estrarre gli oli essenziali più volatili senza bruciarli».

Il risultato nel bicchiere è un distillato verticale. La nota del ginepro è protagonista assoluta, fresca, sorretta da un coro di erbe e radici che restituiscono un finale piacevolmente resinoso. Un gin che non cerca maschere e che richiede un servizio essenziale: «Va abbinato a toniche neutre - suggerisce Giuliano Pisoni - nel più classico dei Gin Tonic, per non coprire il lavoro fatto in distillazione».

Vermouth: la sintesi delle due anime

Il Vermouth, che ha circa un anno di produzione alle spalle, rappresenta la sintesi perfetta delle due nature di casa Pisoni: quella enologica e quella distillatoria. «Siamo partiti da una base di Müller Thurgau per costruire un vermouth che si distaccasse dalla tradizione piemontese classica - racconta Matteo Pisoni, quinta generazione in azienda -. La parte vinosa è presente, ma lascia subito spazio a un profilo decisamente montano».

Il colore è ambrato scuro, intenso. Al naso e al palato l'impatto è complesso: dopo l'ingresso dell'assenzio, obbligatorio e identitario, emergono la liquirizia e la genziana a dare profondità. Ma è la nota balsamica a sorprendere, frutto di un bilanciamento millimetrico tra menta e asperula, che pulisce la bocca. Un equilibrio tale che spinge i Pisoni a un consiglio controcorrente per la degustazione: non miscelato, ma in purezza, per coglierne tutte le sfumature.

Il futuro in una botte

L'operazione di Pisoni è chiara: entrare nel mondo della mixology non inseguendo le mode, ma portando nel bicchiere la Valle dei Laghi. Che si tratti del gin o del vermouth, il messaggio che arriva da Pergolese è che la qualità non si inventa, si distilla. E la sperimentazione non si ferma qui. Nei magazzini dell'azienda, lontano da occhi indiscreti, riposano già botti che contengono la prossima scommessa della famiglia: il whisky. I tempi di maturazione sono lunghi e il silenzio è d'oro, ma la curiosità di assaggiare l'interpretazione trentina del "re dei distillati" è già altissima.

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