Giannitessari: smettiamo di dare i numeri

24.12.2020

Chi cerca Metodo Classico fuori dalle solite rotte probabilmente si sarà già imbattuto almeno una volta nel Durello dei Monti Lessini. Una denominazione che nasce tra le province di Verona e Vicenza, su terreni di origine vulcanica, il cui imprinting è evidentemente riconoscibile prima nell'uva (la durella, vitigno antico e autoctono), e poi nel vino (il Durello). Freschezza, acidità, dinamicità, mineralità: sono le caratteristiche proprie di questi spumanti.

Tra i produttori che più hanno contribuito negli ultimi anni a far conoscere questa realtà spicca Giannitessari. Per la qualità dei suoi vini, senz'altro, ma anche per un'impostazione di branding significativa. Per i suoi tre Metodo Classico infatti, ha scelto di allineare il nome ai mesi trascorsi ad affinare sui lieviti: 36 Mesi, 60 Mesi e 120 Mesi. Diciture che sono scomparse sulle nuove etichette, sostituite da altre specifiche, come il dosaggio zuccherino e l'annata (millesimo).


Il motivo ce lo spiega lo stesso Gianni Tessari, titolare dell'azienda: “In questi anni attraverso i numeri volevamo comunicare le straordinarie potenzialità del Durello Metodo Classico e la sua capacità di sfidare il tempo evolvendo. Oggi, raggiunto l’obiettivo, facciamo un passo avanti: i nostri Lessini Durello continuano a riposare sui lieviti per almeno tre anni, ma troviamo vincolante imbrigliare l’evoluzione del vino a un periodo di affinamento stabilito a priori. E così evitiamo anche al consumatore di dover utilizzare la calcolatrice durante la degustazione per verificare l’informazione in etichetta”.

I Metodo Classico continuano ad essere tre: il 36 Mesi diventa Lessini Durello Brut (l'unico senza indicazione di millesimo), il 60 Mesi è oggi il Lessini Durello Riserva Extra Brut, mentre il 120 Mesi assume la dicitura di Lessini Lessini Durello Riserva Dosaggio Zero. Nuova anche la grafica dell'etichetta, che riporta non solo il nome dell’azienda ma l’intero logo, compresa l’immagine della chiesa di Brognoligo di Monteforte d'Alpone, paese natale di Gianni Tessari.

Le nuove etichette sono state l'occasione per riassaggiare questi spumanti che conosciamo bene.

Il Lessini Durello Brut (45.000 bottiglie prodotte, prezzo medio in enoteca 18 euro) si conferma un'interpretazione quasi sfacciata di questa denominazione. Mineralità e freschezza innervano un sorso generoso di frutta (pesca, frutta esotica), ma il residuo zuccherino gioca la sua parte, rendendolo più disimpegnato e sorreggendo un affinamento meno spinto. Piacevole e armonico, è perfetto per chi vuole approcciare questa denominazione, per un bicchiere che non richiede particolari elucubrazioni.
Con il Lessini Durello Riserva Extra brut 2013 (15.000 bottiglie prodotte, prezzo medio in enoteca 28 euro) si conferma Metodo Classico spaziale. Ha tutto per incantare, a partire dal piacevolissimo perlage, fine e intenso. L'assaggio poi è una sintesi perfetta tra personalità e facilità di beva. Il frutto (pesca bianca) è espressivo, la frutta secca si combina con una sottile speziatura, e poi ecco sentori di acacia e soprattutto una mineralità che si mastica e prolunga la persistenza. Ci sarebbe ancora da scrivere, ma purtroppo il bicchiere è già finito, perché la beva è facile.
La versione più estrema è il Lessini Durello Riserva Dosaggio Zero 2010 (4000 bottiglie prodotte, prezzo medio in enoteca 40 euro). 10 anni e più di affinamento sui lieviti non offuscano la personalità dell'uva durella, che continua a tenere il centro del sorso, che si fa più snello, austero, spinto da una freschezza impressionante. La mineralità è sempre più presente, e si esprime in un elegante idrocarburo. È un Metodo Classico che richiede un palato più allenato, e un'inclinazione verso i dosaggio zero (il residuo zuccherino si ferma a 1.5 g/litro, dettato soltanto dagli zuccheri presenti nell'uva). Uno spumante da contemplazione? Sì, può essere. 

P.s. Paolo Massobrio scrive a margine di questo pezzo: “È stato Gianni Tessari, in un memorabile degustazione comparata di Durello brut e Champagne a convincermi che questa è una delle bollicine più interessanti del nostro Paese. E il paragone con lo Champagne non è per nulla fuori luogo".

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