Cà di Rajo, ovvero il fascino della Bellussera

Dalla Cantina di San Polo di Piave, Iconema, un Tai Doc Piave che racconta un secolo di storia

09.12.2018

Un monumento naturale, chiamato Bellussera. Lo vedi dall’alto, ed è un’opera d’arte. La cantina Cà di Rajo la custode di questo gioiello, della Bellussera, appunto, metodo di allevamento della vite basato su un sistema a raggi messo a punto alla fine dell’800. La Bellussera prevede un sesto di impianto ampio dove pali in legno di circa 4 metri di altezza sono tra loro collegati da fili di ferro disposti a raggi. Ogni palo sostiene 4 viti, alzate circa m. 2.50 da terra, da ciascuna delle quali si formano dei cordoni permanenti che vengono fatti sviluppare inclinati verso l’alto e in diagonale rispetto all’interfilare, formando una raggiera. 15 gli ettari a Bellussera dove Ca’ di Rajo coltiva le varietà raboso, glera, chardonnay, pinot bianco, sauvignon, verduzzo, merlot. A queste si aggiungono la marzemina bianca, rarità dalle origini antiche, che nella campagna veneta veniva chiamata “champagna” per la sua freschezza e acidità, per i sentori di agrumi, mela e frutta matura.

La marzemina bianca, prodotta con metodo Martinotti, peraltro all’assaggio ci ha conquistato proprio per la sua eleganza e il perlage e queste sue note di bergamotto e mandarino. E il manzoni rosa, autoctono ormai raro, che racchiude in sé un pezzo di storia della viticoltura: questa varietà, infatti, nacque grazie alle sperimentazioni del prof. Manzoni, genetista, che tentò un miglioramento genetico della vite contro le epidemie devastatrici che colpirono i vigneti negli ultimi anni dell’Ottocento.
Con il manzoni rosa, frutto di un incrocio tra traminer e trebbiano, la cantina di San Polo di Piave produce uno spumante Extra Dry Millesimato di bella personalità.

«Le Bellussere sono un patrimonio storico da custodire su cui si fonda la memoria della nostra identità e la tipicità di un territorio - spiega Simone Cecchetto, giovane titolare dell’azienda insieme ai fratelli Fabio e Alessio -. Da questi vigneti siamo partiti per costruire la grandezza del nostro futuro».

La Bellussera, pezzo di storia di un territorio e della sua tradizione enologica e vitivinicola, è anche sinonimo del nuovo progetto che i tre giovani fratelli hanno avviato con la vendemmia 2017. Il loro nuovo capolavoro è Iconema, un Tai Doc Piave ottenuto da uve di un vigneto allevato a Bellussera, appunto. Dell'annata 2017 di Iconema sono state prodotte 3.133 bottiglie da collezione e 100 magnum. Le uve, tutte raccolte a mano, sono state adagiate per 25 giorni sui graticci ad appassire per esaltare la complessità, la personalità e l’eleganza del nuovo vino. Questo Tai firmato Ca' di Rajo vuole omaggiare le specialità del Trevigiano e della Doc Piave: «Sarà l'unico Tai ottenuo da Bellussere di quasi cento anni: un vino unico con bottiglie numerate, da collezione».
Clamoroso il profilo di questo bianco. Dal colore giallo oro, ha profumi di sambuco e mandorle, note di pesca gialla matura e albicocca disidratata, leggeri sentori di spezie, tra cui spicca lo zafferano, note e minerali che ricordano la pietra focaia, mentre al palato è di grande eleganza, con freschezza e sapidità in perfetta unione, e finale lunghissimo.

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