Pio Cesare, l'autentico stile piemontese

Uno stile di famiglia per vini "tradizionali", Barolo e Barbaresco in primis, accanto a sorprendenti Vermouth e Barolo Chinato

22.01.2020

Che quella della famiglia Boffa, con Barbaresco e Barolo, sia vera storia d’amore, lo capisci da come vedi brillare gli occhi a Pio, mentre osserva e degusta i suoi vini. Sembra un giovane al primo appuntamento con la sua amata. Titolare della Pio Cesare, Pio Boffa rappresenta la quarta generazione di una avventura iniziata nel 1881, con Pio (cognome) Cesare (nome), proseguita poi con Giuseppe Pio, quindi portata avanti da Rosy, figlia unica di Giuseppe, e da suo marito Giuseppe Boffa. Nonostante il traguardo del secolo e mezzo di attività sia vicino, e sebbene i successi ottenuti sotto la sua conduzione siano innumerevoli, e in ogni continente, il suo segreto è tutto in quel rapporto amoroso che lo lega in primis alle sue vigne, e poi ai suoi vini. Poco incline, come tutti i piemontesi docg, a stare sotto ai riflettori, avendo fatto suo quel “lasciati vedere, non farti vedere”, che gli ripeteva la mamma. Preoccupato più di fare che di “parlare”, considerando che al palcoscenico preferisce la vigna. Essendo in realtà personaggio carismatico e di notevole spessore, dopo una gavetta che lo ha visto, tra le altre esperienze, lavorare negli Usa da Robert Mondavi, presa in mano l’azienda, con un percorso professionale sempre caratterizzato da incessante dialogo e confronto con veri “guru” (due per tutti, Denis Dubourdieu e Giacomo Tachis), ha portato la Pio Cesare ad essere una cantina tra le migliori del mondo, con la soddisfazione di vedersi ora affiancato nella conduzione dal nipote Cesare e da sua figlia Federica, quinta generazione, e “duo” competente che, nonostante la giovane età, dimostra di essere già ben più che una promessa.

La scelta vincente di Pio Boffa (molto coraggiosa, peraltro, perché fatta in anni in cui una certa critica, allora influente, premiava ben altre strade), poi diventata sfida vinta, produrre vini “tradizionali”, secondo la sua declinazione, che significa rimanendo fedeli allo stile di famiglia, e in particolare a partire dalle uve di vigneti di proprietà, intenzionalmente situati in diversi comuni della zona del Barolo e del Barbaresco, in modo da avere caratteristiche che rispecchiano l’insieme delle diverse esposizioni, all’interno di ogni zona di produzione, con vini rappresentativi dello stile della totalità dei terroirs.

La cantina, costruita a fine ‘700, percorsa e delimitata dalle antiche mura romane di cinta di Alba Pompeia, era ed è nel centro storico della città di Alba, mentre i 70 ettari di proprietà sono distribuiti nei comuni di Serralunga d’Alba, Monforte d’Alba, Grinzane Cavour, La Morra, Novello, San Rocco Seno d’Elvio e Treiso, con vigne tutte nella lista delle “Menzioni Geografiche Aggiuntive”.

I vini? Detto che qui dove producono rossi sommi, firmano anche un signor bianco, lo Chardonnay Piodilei, che nella versione 2015, che celebrava il suo 30 anniversario, ha colore dorato, profumi di frutta gialla, burro, note speziate, sorso ampio e dal finale ammandorlato. Tra gli assaggi fatti in questi giorni, tra i Barolo e Barbaresco, sia nella versione classica, sia di singoli vigneti, se Barolo Mosconi (l’ultima acquisizione, “regalo” che Pio si è fatto, e ha fatto all’azienda, il 13.12.2014 in occasione del suo sessantesimo compleanno, acquistando 10 ettari, cosa rara, di un solo corpo, a Monforte d’Alba), dei millesimi 2016 e 2015, Barolo Ornato (2009 e 2000), e Barbaresco Il Bricco (2010), hanno rivelato uno stile di assoluta grandezza, capace di dare voce in modo mirabile alle caratteristiche uniche dei diversi cru, la sorpresa, il bicchiere che ci ha lasciato “sbaccaliti”; il nostro “assaggio memorabile” è stato quello di Barbaresco Classico 2007. Dal colore rubino, ancora brillante, luminoso, al naso ha profumi di formidabile eleganza di viola, fragola, lamponi, sentori speziati e di tabacco, gusto caldo, equilibrato, con sorso di suggestiva armonia, con tannini ben integrati e finale in progressione, che chiude rivelando ancora un significativo potenziale di invecchiamento. Ciliegina sulla torta, Vermouth e Barolo Chinato, proposti già dagli esordi al 1950, poi non più prodotti quando il mercato sembrava orientarsi diversamente, e ora riproposti secondo le ricette segrete della famiglia, con un esito sorprendente, che vede arrivare nel bicchiere un Vermouth e un Barolo Chinato tra i migliori in assoluto.

La prossima sfida? In una degustazione con Franco Martinetti, è stato amore a prima vista per il Timorasso. Ora in cinque ettari di vigneto a Vho, nel Tortonese, è iniziata l’attività di sperimentazione. Obiettivo, fare un grande bianco italiano. Conoscendo i Boffa, c’è da giurarci, sarà realtà!

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