Buttafuoco storico, quando si fa squadra si vince!

Con ilGolosario Wine Tour viaggio in Oltrepò Pavese, dove alcune cantine si sono unite per dire che nel loro territorio c’è un rosso che non teme il confronto con i più grandi vini del mondo

27.06.2022

La terra, la terra, ripeteva come un mantra, Gino Veronelli. A sottolinearne l’importanza, in anni in cui le persone scappavano dai campi abbandonando l’agricoltura per andare in città a cercar fortuna nelle industrie. La terra, ad aver fatto, e a fare la differenza, sempre, ieri e oggi, mentre le mode, anche tra le vigne, sono passate, e passano. Una conferma, in Oltrepò Pavese, dove la terra, appunto, è “benedetta”.
Territorio ampio che come vigna generosa dà vini formidabili, siano essi bianchi o rossi fermi, o spumanti, a dispetto del suo valore, continua a esser raccontato non come meriterebbe. A zavorrarne la narrazione, il retaggio di un passato, ormai lontano, ma di cui fatica a liberarsi, fatto di damigiane riempite ai “cumenda” milanesi che venivano in gita con gli amici e di cantine che badavano più alla quantità che alla qualità. Questo mondo non esiste più. Le colline oltrepadane hanno visto crescere una generazione di giovani di raro talento che stanno scrivendo una pagina nuova della zona. Il livello qualitativo di tutte le tipologie è elevato.  

E nel bicchiere – Pinot nero, anche nelle versioni spumantizzate, e Riesling in testa – da tempo si trovano vini di classe sorprendente, come hanno documentato le degustazioni guidate da Carlo Veronese, direttore del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, e da Giovanna Prandini, Presidente di Ascovilo, a GolosariaWine, a Milano, l’evento organizzato con Grana Padana nel marzo scorso. Caso emblematico di questo autentico Rinascimento che vive il vino oltrepadano, il percorso delle cantine che si son messe insieme dando vita al Club del Buttafuoco Storico, libera associazione diretta in modo illuminato dall’ottimo Armando Colombi, nata dalla volontà di voler dimostrare che questo rosso, il Buttafuoco Storico, appunto, – il cui uvaggio è costituito da uve autoctone oltre padane, ossia croatina, barbera, uva rara, ughetta di Canneto – è uno dei grandi vini italiani, e per questo dandosi rigorosi criteri per la sua produzione.  
Innanzitutto si tratta di vignaioli che hanno vigne in quel territorio che è noto come “lo Sperone di Stradella”, delimitato a Ovest dal torrente Scuropasso, a Est dal torrente Versa, a Nord dalla Pianura Padana, a Sud dai confini comunali di Castana e di Pietra de’ Giorgi e a metà attraversato dal quarantacinquesimo parallelo, nei comuni di Broni, Canneto Pavese, Castana, Cigognola, Montescano, Stradella e Pietra de’Giorgi.  
Tre le sottozone, ossia le Ghiaie, la zona più a nord, con fondo di ghiaie inglobate in sabbie e con vigne molto ripide che esprimono il meglio a monte della metà collina, da cui vengono vini ricchi, caratterizzati da alcolicità e acidità, un po’ spigolosi in gioventù, ma di notevole longevità. Poi le Arenaria, in posizione centrale, con vigneti esposti prevalentemente a Sud-Ovest, dove il fondo di arenarie compatte, in alcuni punti quasi affioranti, fa sì che le uve concentrino la mineralità del sottosuolo e la trasmettono ai vini, che si segnalano per alcolicità e tannicità, e che si presentano in gioventù con nota asprigna, ma che evolvono in complessa austerità. E infine, a sud, le Argille, con viti dalle pendenze inferiori alle altre due zone, con le uve che maturando perfettamente, danno vini di corpo, da subito rotondi e intriganti pur evidenziando notevole struttura.
Ferree le regole che si sono dati i vignaioli per produrre Buttafuoco Storico. Innanzitutto la vendemmia non può essere effettuata prima della data stabilita da una apposita commissione e deve essere rigorosamente manuale con attenta cernita dell’uva. La vinificazione delle uve deve avvenire in un unico vaso vinario e il risultato di questa pratica non può più essere modificato. Il Buttafuoco deve stare in botti di rovere per almeno dodici mesi e poi riposare nella storica bottiglia sulla quale è impresso il marchio del Club almeno per sei mesi. A ulteriore garanzia viene applicato un bollino che riporta un numero progressivo e i “fuochi”, simbolo che indica il valore dell’annata (andando da 80/100 a 85/100 che equivale a tre fuochi, fino a 96/100 – 100/100 che sono i sei). Il che, si intuisce, essendo vini che per potersi fregiare del marchio devono aver ottenuto un punteggio minimo di ottanta centesimi, secondo la scheda dell’Union International des Oenologues, rappresentano vere eccellenze. 
Oggi i produttori di Buttafuoco Storico, associati al Club, sono 17, con 22 ettari a vigneto nel territorio di produzione, compresi nei comuni di Broni, Stradella, Castana, Canneto Pavese, Montescano, Pietra de’ Giorgi, Cigognola, con “Vigne” il cui nome topografico compare rigorosamente in etichetta, a garanzia della provenienza e unicità del prodotto. Ovvero Vigna Poggio Cà Cagnoni dell’Azienda Agricola Quartidue (Sottozona Argille), Vigna Pregana dell’Azienda Agricola Quaquarini Francesco (Sottozona Argille), Vigna Sacca del Prete e Vigna Solenga dell’Azienda Agricola Giulio Fiamberti (Sottozona Ghiaie), Vigna Badalucca dell’Azienda Agricola Il Poggio di Roberto Alessi (Sottozona Ghiaie), Vigna Catelotta della Tenuta La Costa (Sottozona Argille), Vigna Pitturina dell’Azienda Agricola Poggio Rebasti (Sottozona Arenarie), Vigna Costera dell’Azienda Francesco Maggi (Sottozona Arenarie), Vigna Bricco in Versira dell’Azienda Agricola Massimo Piovani (Sottozona Arenarie), Vigna del Garlenzo dell’Azienda Agricola Franco Giorgi (Sottozona Argille), Vigna Casa del Corno dell’Azienda F.lli Giorgi (Sottozona Ghiaie), Vigna Pianlong della Cantina Scuropasso di Fabio e Flavia Marazzi (Sottozona Ghiaie), Vigna di Frach dell’Azienda Agricola Cignoli Doro (Sottozona Argille), Vigna Casa Barnaba dell’Azienda Agricola Francesco Colombi (Sottozona Argille), Vigna Canne dell’Azienda Agricola Luigi Riccardi (Sottozona Arenarie), Vigna Ca’ Padroni del Piccolo Bacco dei Quaroni di Tommaso Cavalli (Sottozona Argille), Vigna Montarzolo dell’Azienda Vitivinicola Calvi del presidente del Club Davide Calvi (Sottozona Arenarie), Vigna Beccarie o Carì Paolo dell’Azienda Agricola Bruno Verdi (Sottozona Ghiaie).  
Per quanto ci riguarda, la nostra ultima degustazione ci ha regalato un percorso sensoriale di altissimo livello, con votazioni che son state tutta sopra i 90/100. Diciamo subito che note molto positive riguardano le new entry del Club, non per un loro Buttafuoco Storico, visto che sono cantine che hanno acquisito da poco le vigne storiche e quindi non lo producono ancora, ma per i vini che fanno che lasciano intuire che potranno essere realtà all’altezza della sfida.  
È il caso dell’Azienda Agricola Cignoli Doro di Pietra de’ Giorgi, nata negli anni ’50 con papà Doro e oggi condotta da Michele con l’aiuto dei fratelli Luciano e Marco. Dal 29 marzo 2022 fan parte del Club subentrando nella gestione di Vigna di Frach. Il loro Buttafuoco 2019 ha un profumo intenso di frutta rossa, vinoso, un gusto pieno ed equilibrato. Di questa realtà che sta facendo un percorso davvero virtuoso, molto interessanti anche il Riesling, dai profumi di frutta esotica, in particolare mango e frutto della passione, pesca, raffinata nota minerale, sorso di suggestiva sapidità. E Safis, orange wine da uve malvasia dall’affascinante aromaticità, con sentori di cedro candito, tè e carcadè, dal gusto sapido e armonico. In sintesi. È cantina da seguire con attenzione. Se ne sentirà parlare.  
Altra new entry di assoluto valore l’Azienda Agricola Il Poggio della famiglia Alessi, una storia alle spalle che risale al 1550, e una fama consolidata, in virtù della pregevole produzione di Moscato di Volpara. Grazie alla guida illuminata di Roberto, ora l’azienda ha restituito alla viticultura una delle colline storiche oltrepadane, “La Badalucca”, terra di valore che si trova a Broni, proprio di fianco ai terreni che per una vita ha camminato Maga Lino, il padre del vino di questa zona celebre in tutto il mondo per il suo sommo Barbacarlo, rosso d’eccellenza oggi affidato al figlio Giuseppe. Ebbene il Buttafuoco La Badalucca 2012 (il millesimo è giusto, non è un errore, e la scelta di uscire dopo un decennio la dice lunga sugli obiettivi che qui si sono dati) ha colore rubino, naso profondo, profumi di marasca, more, mirtilli e spezie, gusto secco e di notevole spessore. Tra i nuovi ingressi, inoltre, tre aziende già affermate e conosciute per le loro altre produzioni, e ora al lavoro per produrre anche Buttafuoco Storico.  
Stiamo parlando della pluripremiata (e più che a ragione) Bruno Verdi di Canneto Pavese, dove patron Paolo firma quel Rosso Riserva Cavariola, che anche nella versione 2018, ci ha confermato di essere uno dei più grandi rossi italiani, con le sue note floreali di rosa e fruttate di fragole e lamponi, le nuances speziate, la sua grande struttura, il tannino ben integrato e la sua eleganza.  
Poi stiamo dicendo di Piccolo Bacco dei Quaroni di Costa Montefedele, frazione di Montù Beccaria. Tommaso Cavalli la guida con passione, e il Buttafuoco Vigneto Cà Padroni 2015 ha naso di buona complessità che colpisce per la pulizia del frutto e il gusto di notevole profondità, per un rosso strutturato e di carattere, che si fa notare per l’equilibrio, visto che corpo ed acidità si amalgamano a meraviglia.  
E ancora, stiamo raccontando di Quartidue di Pietra de’ Giorgi della famiglia Barbieri, che di recente ha rilevato i vigneti e la storica cantina dell’azienda agricola Diana. Il suo Buttafuoco 2019 ha colore rosso vivo, naso vinoso e fruttato, sorso dinamico. Questa azienda, siamo sicuri, stupirà. Per quanto riguarda i produttori che già da tempo propongono una loro interpretazione di Buttafuoco Storico, va detto che ogni cantina ha proposto l’annata che sarà ora sul mercato, sottolineando che la passione ed il rigore con cui si dedica ogni vignaiolo a questo vino fa sì che ogni campione assaggiato si sia dimostrato da “podio”.
Tre i Buttafuoco Storico 2018 assaggiati.  
Il Vigna Costera 2018 della Francesco Maggi di Canneto Pavese firmato dall’istrionico Marco Maggi, con la consulenza enologica di Michele Zanardo, che anche in questa annata si conferma vino di razza, caratterizzandosi in questo millesimo per notevole eleganza, nota aristocratica che si esprime con profumi di frutta rossa, prugna e mandorla, e sentori speziati e minerali, mentre al palato ha sorso dinamico, con ottimo bilanciamento tra tannino e freschezza, e chiusura con finale lunghissimo. Grande classe. Seta pura!  
Il Vigna Casa del Corno 2018 dell’Azienda F.lli Giorgi di Canneto Pavese. Da un vigneto storico tra i più prestigiosi e celebri, è rosso dai sentori fruttati di buona intensità con note balsamiche, sbuffi di menta ed erbe di montagna, sorso secco e corpo, piacevole sapidità, grande bevibilità e finale di buona persistenza aromatica. Se ne beve e se ne ribeve.  
Il Vigna Pianlong 2018 della Cantina Scuropasso di Pietra de’ Giorgi. Qui i titolari Fabio Marazzi e sua figlia Flavia, rivelano di non essere più solo maestri di spumantistica, ma di esserlo anche nella produzione dei rossi. Lo dice il loro Buttafuoco Storico che ha naso di suggestiva complessità, che si presenta con note floreali di viola, poi apre a profumi di frutta e in particolare di more e prugne, quindi chiude con balsamicità e raffinata speziatura, con un sorso che affascina per profondità, armonia, forza che lascia intuire notevole longevità. Emozionante.
Sei invece i campioni dell’annata 2017 (di cinque cantine, perché una di esse, Fiamberti, è titolare di due cru).  
Il primo degustato è stato il Vigna Casa Barnaba 2017 dell’Azienda Agricola Francesco Colombi di Castana. Sottolineato che le bottiglie prodotte  sono pochissime, questa sua esclusività si ritrova nel bicchiere dove svela personalità rustica, con frutta e spezie che si alternano al naso, e un sorso di corpo e buona persistenza al palato.  
Il secondo assaggio è figlio del progetto consortile avviato nel 2013, quando i produttori hanno dato vita a un nuovo vino che viene prodotto dal Consorzio unendo i Buttafuoco ottenuti dalle diverse vigne Storiche, denominato "I Vignaioli del Buttafuoco Storico", che viene proposto in bottiglia su cui si vedono solo l’annata e il nome dell’enologo chiamato quell’anno a realizzarlo. Un simbolo che dice, uniti, nella qualità, si vince. Il 2017, appunto, è firmato da Michele Zanardo. Dal colore rosso rubino brillante, ha naso fine, ma intenso, con sentori di frutta rossa e prugne, leggere note di spezie e minerali, mentre in bocca è strutturato e persistente, elegante e di grande personalità.  
Il terzo è il Vigna Montarzolo 2017 di Davide Calvi di Castana, presidente del Club e vignaiolo talentuoso, che anche con il suo Buttafuoco Storico esprime la sua filosofia produttiva che ha nell’autenticità la sua cifra stilistica inconfondibile. Dal bouquet ampio e affascinante, apre su note di frutta rossa e prugna, quindi si porta su una tonalità speziata molto raffinata, con cannella e pepe ad alternarsi, quindi svela suggestiva mineralità che si ritrova al palato, in un sorso dove tannino e sapidità ben presenti annunciano una importante capacità di invecchiamento. Chapeau!  
Notevole il risultato di Giulio Fiamberti di Canneto Pavese che cala due assi, il Vigna Sacca del Prete 2017 dal colore rubino profondo, dai profumi di marasche sotto spirito e prugne, dai sentori speziati di chiodi di garofano, sbuffi balsamici, note di menta e alloro, dalla beva dinamica in virtù di freschezza e mineralità. Puledro di razza.  
E il Vigna Solenga 2017, notevole espressione di Buttafuoco Storico con colore rubino intenso, bouquet ampio che spazia dalle note floreali di viola, alla frutta rossa dove spicca la ciliegia, fino alle spezie, con sentori di cannella, gusto netto, di notevole vigore, lunga persistenza. Fuoriclasse.  
Tra i migliori in assoluto infine, il Bricco in Versira 2017 di Piovani di Canneto Pavese, rubino profondo, che al naso si esprime evocando frutta rossa, mirtilli, bacche di ginepro, chiodi di garofano, rabarbaro, pepe, mentre in bocca è di notevole struttura, ma con beva golosa e slanciata grazie a una spiccata mineralità.  
Tra i 2016, ha una marcia in più il Vigna Pitturina 2016 dell’Azienda Agricola Poggio Rebasti di Montescano, che sul nostro taccuino ha conquistato la valutazione più alta dell’intera sessione di degustazione, in virtù di una interpretazione suggestiva del sommo rosso oltrepadano che ci ha emozionato per la sua autenticità, per come il vino sa dare voce a terra e vigneto. Rubino profondo ha bouquet che apre su profumi di marasca e prugna, quindi esprime nota balsamica e speziatura, con profumi di cannella e pepe, mentre al palato è di grande struttura, con corpo generoso e tannino ben integrato, finale lunghissimo.  
Dello stesso millesimo il Vigna Catelotta 2016 della Tenuta La Costa di Castana, che alla vista è rubino con riflessi granata, al naso ha note di confettura di ciliegie, prugne, spezie, mentre al palato è caldo, di buon corpo, persistente.  
Poi il Vigna Poggio Cà Cagnoni, ora dell’Azienda Agricola Quartidue, ma in quell’annata portato a compimento con il lavoro dell’azienda Diana, fruttato, minerale, di notevole profondità. Un vino che ponendo l’asticella in alto, dice di un notevole potenziale, e sfida i nuovi proprietari a impegnarsi per raggiungere traguardi ambiziosi.  
Quindi un’altra versione d’eccellenza, con il Vigna Pregana 2016 dell’Azienda Agricola Quaquarini Francesco di Canneto Pavese. Dal colore rubino fitto, ha profumi di prugna, alloro, spezie, nota di liquirizia e sorso caldo e armonico. Un rosso che conferma il valore di questa cantina, celebre anche per i suoi brut metodo classico, dalle lunghe maturazioni sui lieviti (66 i mesi per il Classese 2014) e di classe assoluta.  
A chiudere i 2015, con il Vigna del Frach oggi dell’Azienda Agricola Cignoli Doro, ma in quell’annata di Carla Colombo, per un vino di notevole eleganza, naso profondo, bella personalità. 
E il Vigna del Garlenzo dell’Azienda Agricola Franco Giorgi di Montù Beccaria dal colore rubino con riflessi granata, piacevolmente austero, minerale, con note di ciliegie sotto spirito, confettura di prugne, menta, spezie, e un sorso caldo, armonico, persistente.

Una degustazione che ha detto che mettendosi insieme l’Oltrepò Pavese vince!

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