Minerale vs trattata: i dati allarmanti raccolti dalle ispezioni dei NAS

Caraffe anonime e prezzi fino a 5 euro: la denuncia di Mineracqua all’Antitrust e i controlli del NAS svelano la diffusa pratica nei ristoranti italiani

07.10.2026

Sempre più spesso, nei ristoranti italiani, i clienti ordinano una bottiglia di acqua minerale e si vedono servire, a loro insaputa, acqua del rubinetto trattata. Questo fenomeno, ampiamente diffuso su tutto il territorio nazionale, ha spinto Mineracqua a presentare una formale segnalazione all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) per denunciare una pratica commerciale che può presentarsi scorretta e ingannevole ai danni dei consumatori. Un allarme che, peraltro, avevamo già lanciato sulle pagine de ilGolosario attraverso una intervista al presidente di Mineracqua, in cui si evidenziavano proprio queste criticità (qui l'articolo completo).

Nella documentazione inoltrata il 15 giugno 2026, la Federazione delle Acque Minerali evidenzia come molti ristoratori somministrino acqua potabile sottoposta a filtrazione, tramite osmosi inversa o scambio ionico, all'interno di caraffe o bottiglie del tutto simili a quelle dell'acqua minerale, sprovvisti di licenza di imbottigliamento e utilizzando contenitori spesso chiusi ermeticamente. Il consumatore, ignaro dei trattamenti subiti dall'acqua, finisce per pagarla a prezzi equiparabili a quelli delle vere acque minerali, con cifre che variano dai 3 ai 5 euro a bottiglia. Secondo Mineracqua, questa pratica viola diverse norme del Codice del Consumo, innanzitutto perché il ristoratore omette di comunicare che il prodotto non è acqua minerale naturale, nascondendo le caratteristiche chimiche o il tipo di trattamento effettuato. Inoltre, i contenitori utilizzati risultano sistematicamente privi delle indicazioni obbligatorie per legge, come la composizione minerale e l'origine dell'acqua.
A tutto questo si aggiunge un potenziale problema di sicurezza: il trattamento di osmosi inversa può infatti privare l'acqua di minerali e oligoelementi importanti, con conseguente deprivazione di nutrienti, come accuratamente evidenziato in una relazione tecnica a firma del Prof. Matteo Vitali allegata alla segnalazione.

A rafforzare il quadro delineato da Mineracqua è intervenuta una successiva integrazione, depositata il 16 settembre 2026. Il documento fa leva sui risultati di una vasta e serrata campagna di controlli condotta in tutta Italia dai Carabinieri del NAS nel mese di luglio 2026. I dati dell'operazione, ripresi ampiamente dalla stampa, descrivono una situazione critica, visto che su 272 ispezioni effettuate, ben 147 situazioni, pari al 54% dei controlli, sono risultate non conformi. Le autorità hanno accertato 256 violazioni complessive e segnalato 126 persone, arrivando a registrare un'infrazione penale per commercio di alimenti con segni mendaci e a comminare 255 sanzioni amministrative per un totale di circa 175.000 euro. L'operazione ha inoltre portato al sequestro di 2.000 litri di acqua potabile non filtrata e di sette attrezzature non a norma, oltre alla sospensione di dieci aziende per gravi carenze igienico-strutturali o autorizzative, per un valore commerciale stimato in ben 4,7 milioni di euro. Le violazioni, peraltro, non hanno riguardato solo l'aspetto igienico-sanitario, ma anche carenze nelle indicazioni per la vendita e la somministrazione.
La legge prevede infatti che l'acqua idonea al consumo umano non preconfezionata, se sottoposta a trattamento e servita in un pubblico esercizio, debba obbligatoriamente riportare in modo chiaro la denominazione "acqua potabile trattata" o "acqua potabile trattata e gassata", proprio per non generare confusione nel cliente rispetto alle acque minerali naturali.

L'integrazione presentata all'Antitrust accende i riflettori anche sulle recenti evoluzioni normative che aggravano la posizione di chi specula su questo servizio.
Il Regolamento UE 2025/40 (PPWR) sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio, in perfetta linea con quanto previsto dal D.Lgs. 18/2023, punta infatti a incentivare i ristoranti, i bar e le mense a servire acqua di rubinetto ai clienti a titolo gratuito o a prezzi modici, utilizzando formati riutilizzabili. Far pagare fino a 5 euro per una bottiglia di acqua trattata, invece, va nella direzione opposta rispetto allo spirito di queste disposizioni. L'obiettivo finale delle richieste di Mineracqua all'AGCM rimane dunque l'avvio di un procedimento istruttorio e l'adozione di misure cautelari per inibire questa pratica illecita, chiedendo che gli esiti vengano comunicati anche alle principali associazioni di categoria della ristorazione, come FIPE e Confcommercio, per favorire un adeguamento spontaneo, garantire trasparenza e tutelare la reale libertà di scelta dei consumatori.

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