C’è chi il Vermentino lo beve e chi lo racconta tra le pagine di un libro. Il Premio nazionale eno-letterario Vermentino – nato dall'intuizione della Camera di Commercio di Sassari con i Comuni di Olbia e Castelnuovo Magra – festeggia nel 2026 la sua decima edizione. Sono state candidate 30 opere da 24 case editrici nazionali e la cerimonia conclusiva è in programma sabato 10 ottobre al Museo Archeologico di Olbia, con la conduzione dell’attrice e scrittrice Clizia Fornasier.
Un concorso letterario dedicato al Vermentino può sembrare qualcosa di laterale rispetto al vino. In realtà coglie bene uno dei cambiamenti più interessanti dell’enoturismo contemporaneo: un territorio non si racconta più soltanto attraverso il calice, ma anche attraverso le storie, le persone, i paesaggi e la memoria di chi produce vino.
Possiamo perciò cominciare il nostro viaggio tra tre realtà molto diverse della Sardegna.
Partiamo da Gergei, una sessantina di chilometri da Cagliari e appena 7 da Barumini, dunque nel cuore di una Sardegna interna che mette in comunicazione Campidano, Marmilla e Barbagia. Qui OLIANAS nasce all’alba del nuovo millennio dall’incontro fra l’enologo toscano Stefano Casadei e la famiglia Olianas. Fin dall’inizio la scelta è stata netta: lavorare sui vitigni legati all’isola seguendo i principi dell’agricoltura biologica e biodinamica, con certificazione Demeter.
La filosofia BioIntegrale cerca di ridurre al minimo gli interventi meccanici, integra uomo e animali nel lavoro in vigna, utilizza manodopera locale e tutela la biodiversità. Anche in cantina emerge una precisa identità, soprattutto attraverso l’impiego delle anfore di terracotta.
Cannonau, vermentino, tintillu, nasco, bovale e carignano formano così una sorta di giardino ampelografico sardo.
Tra i vini troviamo il Cannonau di Sardegna “Le Anfore di Elena Casadei”, il Vermentino di Sardegna e quello di Gallura Superiore e l’Isola dei Nuraghi “Perdixi” (da uve bovale e carignano). Un posto particolare nella nostra storia degli assaggi spetta all’Isola dei Nuraghi “Migiu” 2016, che abbiamo premiato Top Hundred nel 2018.
L’esperienza della tenuta non si ferma alla degustazione: di recente è nato
Sa Forèa, spazio dedicato agli eventi privati, al quale si aggiunge l’
Anfiteatro nelle vigne, destinato anche ad appuntamenti culturali.
Da Gergei risaliamo verso nord-ovest, fino ad
Alghero. Qui
SELLA & MOSCA rappresenta uno dei capitoli storici della viticoltura sarda. Tutto comincia alla fine dell’Ottocento, quando due piemontesi, l’ingegner Sella e l’avvocato Mosca, si innamorano di queste terre e avviano un'imponente opera di bonifica per renderle adatte alla coltivazione della vite. Oggi l’azienda appartiene al gruppo Terra Moretti e dispone di oltre 500 ettari vitati. La sua produzione è quasi un viaggio nell’ampiezza del patrimonio enologico isolano. Ci sono il torbato, vitigno strettamente legato all’area di Alghero, il cannonau, il carignano e naturalmente il vermentino, accanto a varietà internazionali.
Fra le etichette troviamo l’Alghero Rosso “Tanca Farrà” (blend di cannonau e cabernet sauvignon), il Carignano del Sulcis “TerreRare”, il Cannonau di Sardegna Riserva, il Vermentino di Sardegna “Cala Reale”, il Vermentino “Ambat” e l’Alghero Torbato Spumante Brut Metodo Classico “Oscarì”. Due bottiglie, in particolare, segnano il nostro rapporto con questa cantina: l’Alghero “Marchese di Villamarina”, un cabernet sauvignon in purezza oggi proposto come Alghero Riserva, chge premiammo Top Hundred nel 2003 con l’annata 1999. Dieci anni dopo, nel 2013, abbiamo invece premiato il Vermentino di Gallura Superiore “Monteoro” 2012. Durante tutto l’anno sono disponibili tre percorsi di degustazione, affiancati dalla visita ai vigneti e alle cantine storiche.
Per chi vuole prolungare la permanenza c’è inoltre l’
agri-resort Casa Villamarina, che consente di vivere la tenuta con tempi più distesi e di trasformare la degustazione in una vera sosta nel paesaggio di Alghero.
Il nostro percorso cambia nuovamente scenario e scende fino al sud-ovest dell’isola. Il
Sulcis è una Sardegna ancora diversa, segnata da rilievi, macchia mediterranea, coste spettacolari e da una viticoltura che ha nel carignano uno dei suoi interpreti più riconoscibili. È qui che nel 1960 nasce
CANTINA SANTADI, grazie a un gruppo di produttori che decide di unire le proprie forze in cooperativa per vinificare le uve del territorio. La svolta arriva negli anni Ottanta, quando comincia la collaborazione con il re degli enologi
Giacomo Tachis. È un passaggio fondamentale: la cantina acquisisce progressivamente una statura nazionale e internazionale senza perdere il rapporto con le pratiche agricole locali, a partire dalla vendemmia manuale.
Il vino simbolo rimane il Carignano del Sulcis Superiore “Terre Brune”, che fu nostro Top Hundred già nel 2002. La produzione comprende inoltre il Carignano del Sulcis Riserva “Rocca Rubia”, il Carignano del Sulcis “Grotta Rossa”, il Monica di Sardegna “Antigua”, il Cannonau di Sardegna “Noras” e il Valli di Porto Pino “Araja”, riuscito mix di carignano e sangiovese. Anche qui il vermentino trova spazio attraverso i Vermentino di Sardegna “Villa Solais” e “Cala Silente”, mentre il Valli di Porto Pino “Villa di Chiesa” (che combina il vermentino allo chardonnay) ne propone una lettura insolita e accattivante. Da ricordare infine il Latinia passito ottenuto da uno dei vitigni storici dell’isola, il nasco. Uno dei passiti più buoni d’Italia.
Le
visite sono disponibili dal lunedì al sabato e comprendono differenti possibilità di degustazione.
Tre cantine, dunque, e tre paesaggi quasi opposti: l’interno rurale di Gergei, il nord-ovest di Alghero e il Sulcis. In mezzo corre un filo color oro come il Vermentino, che dalla Gallura si è imposto come uno dei grandi ambasciatori bianchi dell’isola. Ed è significativo che proprio al Vermentino sia dedicato un premio letterario. Perché forse questa è una delle chiavi migliori per comprendere l’enoturismo sardo: il vino qui funziona come una narrazione del territorio.