Da Kiki e Dado, accoglienza coi vini principeschi di Spadafora

La tenuta nel borgo di Virzì, dove nascono grandi vini e oli, è anche luogo di ospitalità vera e autentica

28.02.2024

Un mare di luce e di verde abbraccia la casa-cantina della Tenuta dei Principi di Spadafora, nel piccolo borgo di Virzì, nell'areale di Monreale. Una posizione strategica tra le due realtà aeroportuali più importanti della Sicilia occidentale, tra Palermo e Trapani in un territorio che riflette le due "anime" dell'Isola: le acque cristalline della Riserva Naturale dello Zingaro a Castellamare del Golfo da una parte e, dall'altra, le vestigia della storia nelle aree archeologiche di Selinunte e Segesta.

"E proprio questo senso di storicità mi ha sempre fregato. Mi emoziona pensare che ancora oggi continuo a fare vino in una terra dove da millenni lo facevano altri prima di me".

Francesco Spadafora, 67 anni, è un nobile "atipico" che, alla mondanità e ai titoli blasonati, ha sempre preferito la campagna. Spadafora è una nobile famiglia siciliana, le cui prime tracce certificate risalgono al 1230 e nei secoli, gli esponenti di questa importante famiglia hanno ricoperto cariche di spicco durante il Regno delle Due Sicilie, ma anche in alcuni stati europei. Il fondatore dell’azienda agricola è don Pietro dei Principi di Spadafora, che riceve in eredità la tenuta dallo zio Michele De Stefani, valente agricoltore e allevatore di cavalli da corsa. La tenuta subisce parecchi danni durante il terremoto del 1968, ma don Pietro si impegna sia nella ricostruzione che nella riqualificazione dell’azienda, rivalutando i vigneti autoctoni e portando in Sicilia vigneti alloctoni destinati alla nascita di vini di qualità.

Francesco Spadafora, laureato in legge, "ma in realtà non ho mai esercitato perché - dice sorridendo - sono stato sempre agricolo e prima della morte di mio padre, nell'88, mi sono occupato di un'azienda agricola a Mussomeli, nella provincia nissena". La scomparsa di papà Pietro dà una svolta alla sua vita. Si rimbocca le maniche e poco alla volta impara a prendersi cura delle sue uve e a fare il vignaiolo. Anzi, ad esserlo. Osservando al lavoro il grande Giacomo Tachis, fautore del Rinascimento enologico siciliano, ne carpisce segreti e insegnamenti, fondamentali per la sua formazione coerente di uomo e di vigneron.

"Coltiviamo uve e per noi fare vino è quasi un dettaglio - chiosa - perché il nostro compito è quello di mantenere integro il territorio".
Una filosofia che lo accompagna da quando, nel 1993, con la sua prima bottiglia "Don Pietro", blend di nero d'Avola, cabernet sauvignon e merlot si presentava alle degustazioni con il suo vino bio.
Il "principe vignaiolo", come molti lo definiscono, era anche rivoluzionario ben 30 anni fa. Un apripista.
"Ma quanti sacrifici – dice – non è facile pilotare un vino nella fermentazione omettendo solfiti e malolattica. Rispettare l'ambiente e il consumatore non è una moda ma uno stile di vita".
Nei 100 ettari che si estendono vicino alla cantina, le uve di catarratto, grillo, inzolia e chardonnay, per i bianchi e di nero d'Avola, cabernet sauvignon, merlot e syrah per i rossi, sono coltivate a un’altezza variabile tra i 220 e i 400 metri su livello del mare. Quindi, una vendemmia attenta e meticolosa con la selezione e la raccolta manuale delle uve che arrivano in cantina nel più breve tempo possibile in piccoli carrelli.

La sostenibilità è a 360 gradi anche attraverso l’utilizzo di energie alternative, vetri più leggeri per le bottiglie e tappi biologici composti da un polimero derivante dalla canna da zucchero.
Oggi con lui, la figlia Enrica, 27 anni, a cui papà Francesco ha dedicato le prime bollicine di casa Spadafora e anche l'olio evo da cultivar di Nocellara del Belìce: è l'olio di Kiki, il nomignolo con cui affettuosamente la chiama.
Papà Francesco l'ha conquistata all'amore per la terra fin da piccolina. Un gioco dopo l'altro come quando le faceva trovare la torta per il compleanno vicino a una vasca di cemento o la portava tra le vigne e quel profumo di sole e radici le è rimasto dentro.
Laureata in economia aziendale, diplomata sommelier, Enrica, Donna del Vino Sicilia, si dedica tout court all'azienda, occupandosi dell’ospitalità, delle degustazioni in cantina. "Quando tutti mi chiedevano se dopo la laurea sarei andata via lasciando la Sicilia - dice Enrica - diventavo ansiosa perché in realtà sapevo fin da bambina ciò che volevo: stare in campagna e aprire le porte della mia casa a quanti volevano conoscere il nostro stile di vita che si rispecchia nell'unicità dei vini che produciamo. E quest'anno è iniziato proprio con il piede giusto - spiega con entusiasmo - perchè già dal 6 gennaio abbiamo avuto i primi ospiti".
Con orgoglio mostra gli appartamenti che all’esterno si affacciano sulla cantina dove un tempo vivevano i mezzadri con dinanzi un albero di arance rosse. Di fianco la porta d’ingresso, gli anelli di ferro a cui si attaccavano i cavalli per un amarcord che è un viaggio nel tempo. Dotati di ogni confort (no tv) per vivere pienamente l'atmosfera di pace che si respira a pieni polmoni, hanno tutti una terrazza immersa nel verde dei vigneti.
Gli occhi grandi e verdi di Enrica s'illuminano di felicità quando mostra il grande tavolo della sala a vetri con vista sui filari, dove si organizzano le degustazioni, il pranzo e le cene con i prodotti a chilometro zero per una ospitalità vera e autentica, perché, Virzì, per Kiki e il "suo" Dado, come chiama papà Francesco, è semplicemente "casa".

P.s. Con loro, anche il "peloso" Pippo a cui piacciono tanto le coccole.

Tenuta dei Principi di Spadafora

contrada Virzi
Monreale (Pa)
www.spadafora.com
Tel. 091 514952 - 091 6703322
mob. 320 7025696

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