Vespa Vignaioli - Dieci anni di Primitivo e visioni

Dalla passione di Bruno Vespa e dalla terra salentina, un progetto controcorrente che unisce vino, storia e accoglienza in un'esperienza unica

27.08.2025

Arrivi in masseria e capisci subito che qui il vino non è solo un prodotto: è identità, racconto, appartenenza. Le mura bianche della campagna salentina, il sole che picchia e la voce di Salvatore, direttore agricolo, che ti accoglie come uno di famiglia.
“Il vino non è un passatempo – dice – è cultura, storia, alimento. Dopo lo scandalo del metanolo l’Italia si è rialzata così: puntando sulla qualità e sulla verità.”

Un discorso diretto, sincero, che ti fa capire che qui non c’è spazio per scenografie. Eppure la cantina Vespa una storia ce l’ha, eccome.

La storia di una scelta controcorrente
Tutto comincia nel 2014, quando Bruno Vespa decide di investire in Puglia. A settant’anni. Controcorrente, ma con la determinazione di chi sa dove vuole arrivare. Giornalista, volto televisivo e soprattutto amante del vino, Vespa porta con sé una lunga amicizia con Luigi Veronelli e il legame con Riccardo Cotarella, enologo di fama mondiale che oggi firma i vini della cantina.
L’avventura parte piano: prima i vigneti, poi la cantina costruita a blocchi – lo showroom, l’imbottigliamento, la bottaia. Oggi l’azienda conta 33 ettari tra la masseria, Avetrana e Lizzano. Qui crescono primitivo, negroamaro, fiano e verdeca, con alberelli che sfiorano il secolo di vita. Oltre alle sale e agli eventi, la masseria ospita il ristorante Donna Augusta, che non si limita a proporre i vini di casa ma mette sul tavolo una carta dei vini tra le più complete d’Italia, costruita regione per regione con etichette di grande prestigio. Un luogo dove bere Vespa Vignaioli, ma anche confrontarsi con il meglio della produzione nazionale. Attorno, un complesso che sembra un piccolo borgo del relax: piscine, spa, suites immerse nel silenzio della campagna, dove ogni dettaglio è pensato per far vivere l’esperienza pugliese in chiave elegante.

Degustazione - i vini e i racconti

Spumante Metodo Classico Rosato (100% negroamaro)
Rosa antico, perlage finissimo. Al naso crosta di pane, pasta di mandorla, pompelmo, pesca gialla di Mesagne. In bocca è fresco, salino, con una chiusura che ricorda la rosa fresca. Salvatore sorride: “Non è un vino da ostriche delicate. Da abbinare al gambero rosso di Gallipoli crudo, ai tartufi di mare, alle cozze veraci alla tarantina.”

Fiano Biancaterra 2024
Annata complicata, rese ridotte del 60% dalla siccità. Eppure nel bicchiere sorprende: giallo paglierino scarico, naso floreale e tropicale, banana secca, timo e mentuccia. In bocca ha acidità viva e sapidità marina.
“Un vino verde – lo definisce – ma vivo, che sa di frisella e mare.” Perfetto con caprese e pasta fresca pugliese.
Donna Augusta 2020
Blend di verdeca e chardonnay, con passaggio in rovere francese. Colore dorato, naso maturo: datteri, vaniglia, anice. In bocca la trama del legno si sente, a tratti copre, ma lascia intuire complessità e capacità di evolvere. Il nome non è casuale: il vino è dedicato alla moglie di Bruno. Lei, da appassionata di rossi, si è vista sorprendere da questo bianco strutturato e complesso, pensato apposta come omaggio al suo carattere deciso. Un aneddoto che racconta bene lo stile della cantina: ogni bottiglia nasce da una storia personale, da un legame vero.
Primitivo - le due anime
Il cuore della cantina. Si parte dal Primitivo 2023, rubino carico, marasca sotto spirito, bocca equilibrata e piacevole. Un vino da tutto pasto, sincero e diretto.
Poi il salto al Raccontami 2022, figlio degli alberelli più vecchi e di 12 mesi in barrique. Qui si fa sul serio: rosso rubino fitto, ciliegia, frutta sotto spirito e legno che si fonde bene. 16 gradi che non pesano, un sorso pieno, elegante.
“È un vino che non ti stanca – racconta – ti lascia sempre voglia di un altro bicchiere.”
La masseria - più di una cantina
Dentro la masseria seicentesca non c’è solo vino: c’è un mondo. Eventi, matrimoni, degustazioni fino a 350 persone. Camere ricavate dentro botti giganti, piscine private, un ristorante che serve pasta prodotta col grano aziendale e condita con l’olio DOP Terra d’Otranto. Tutto pensato per raccontare la Puglia vera, senza filtri, con l’accoglienza tipica del Sud.

“Qui non vendiamo bottiglie – dice Salvatore – ma esperienze. E chi torna a casa porta con sé un pezzo di questa terra.”

Tra tradizione e futuro
Il futuro? Continuare a crescere senza tradire l’identità. Spumanti anche in versione Charmat per gli eventi, ampliamento della bottaia, nuovi vigneti. Ma sempre con un principio fermo: il vino deve parlare da solo.
“Di vino si parla quando si stappa la bottiglia” ci ricorda Salvatore, mentre chiudiamo l’assaggio. E in quelle bottiglie c’è davvero la Puglia: sole, mare, fatica, storia.

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