Aspettando la seconda edizione di “Piacere, Abruzzo!!” (qui il collegamento all’edizione appena conclusa: www.piacereabruzzo.it), salone regionale del turismo d’Abruzzo che nel 2027 avrà come data clou degli incontri fra operatori il 2 ottobre, ecco un viaggio gastronomico e territoriale nell’area di Chieti e Pescara. Partendo dai trabocchi.
Siamo certi al 100% che i trabocchi d’Abruzzo siano piattaforme marine?
Inventati per pescare poco più in là della costa senza bisogno di barca, se visti dal mare rivelano di essere una propaggine della terra, un lungo braccio che nel mare affonda pali per il sostegno della passerella e della macchina di pesca, un insieme di antenne, reti e argano nei quali Gabriele D’Annunzio vide ragni dalle lunghe zampe (“I trionfi della morte”). Stanno tra terra e mare, appartengono all’una e all’altro. Oggi sono diventati una delle caratteristiche maggiori del litorale abruzzese che va da Ortona verso Sud, tanto da definire Costa dei Trabocchi l’intero percorso, declinato anche per una cinquantina di chilometri dalla Via Verde dei Trabocchi, itinerario ciclopedonale sul tracciato dismesso della ferrovia spostata all’interno. Ciò che oggi è un’attrattiva, un tempo era una necessità che coniugava agricoltura e pesca, consentendo quest’ultima anche a chi non possedeva una barca.
Al Trabocco di Punta Tufano di Rinaldo Verì (Contrada Vallevò, 78 – Rocca San Giovanni, provincia di Chieti www.traboccopuntatufano.eu) conservano foto d’epoca di come i trabocchi si presentassero sino a inizio ‘900: non un ponticello, ma un palo collegava la terra alla piattaforma della macchina da pesca, scarna e funzionale. Occorreva essere non soltanto contadini e pescatori, ma anche provetti equilibristi per raggiungere le reti e trasportare a casa il pescato. E la manutenzione del trabocco non era cosa semplice, fra legni che il mare intaccava, burrasche e mareggiate. Fu l’avvento della ferrovia, la stessa che oggi non si vede più e che ha lasciato in eredità il proprio tracciato, a far scoprire ai pescatori di trabocco l’esistenza di un albero resistente, la robinia, che in ferrovia si usava per sostenere le massicciate, e anche attrezzi e strumenti nuovi, utili a render più stabili e duraturi i trabocchi.
Al Trabocco Punta Tufano, che è un trabocco didattico dove si può vedere il funzionamento delle reti calate e sollevate, hanno ben presente il collegamento terra – mare persino nella proposta di ristorazione. La cucina è attiva da aprile a ottobre e comprende portate di mare e portate di terra, in collegamento con una storia che è l’identità dei trabocchi.
L’Osteria di pesce “La chitarrina” (https://chitarrinaosteriadipesce.it/#inizio) si trova nel centro più storico di Pescara, in Via delle Caserme 54, a pochi passi dalla casa natale (oggi Museo) di Gabriele d’Annunzio, dalla casa di Ennio Flaiano e dal Museo antropologico, storico e delle tradizioni “Genti d’Abruzzo”. Il porto non è lontano e si tratta del porto turistico più grande dell’Adriatico, dove vengono realizzati anche eventi di carattere culturale. Qui si respira l’atmosfera della Pescara che fu, sopravvissuta ai bombardamenti, la Pescara degli antichi palazzi pubblici e privati. L’edificio stesso del ristorante ha una sua storia e lo si intuisce dall’ingresso a volta e da arredamenti interni ed esterni evocativi. Suggerimenti: Insalata di Mare come antipasto, abbondante e dalla consistenza giusta atta a esaltare e non confondere i sapori dei vari componenti (e non è facile in un’Insalata di mare!);
per prima portata, Spaghettoni con Scampi, Vongole e Peperone dolce di Altino, un’armonia sorprendente con l’introduzione dell’ingrediente peperone d’Altino (www.peperonedolcedialtino.it), autoctono del paese che si trova in provincia di Chieti su uno sperone di roccia fra i fiumi Sangro e Aventino e dove un Museo e varie attività sono dedicate al prodotto.
Le Terme del toponimo sono chiuse da alcuni anni, benché non manchino tentativi e propositi di ripristino, che ci sia augura giungano presto a buon fine con relativa riapertura. Territorio di importante valenza archeologica, compreso nella Provincia di Pescara e nel Parco Nazionale della Maiella (www.parcomajella.it/caramanico-terme.htm) deriva il proprio nome da una probabile presenza di Longobardi e il nome starebbe a indicare “uomini armati”. Le sue acque termali sono citate dal ‘500, ma lo stabilimento termale vero e proprio fu inaugurato nel 1901 e la parola “Terme” fu aggiunta nel 1960 al paese. Caramanico Terme ospita le strutture della sede scientifica del Parco Nazionale della Maiella, il centro visite della Riserva Naturale Statale Valle dell’Orfento, un centro di accoglienza della fauna selvatica in difficoltà destinato alla reintroduzione della stessa nel proprio habitat una volta guarita, e il Museo Nazionale e Archeologico “Paolo Barrasso”.
Ad accoglierci, il buffet preparato dalla Società Agricola “Da come una volta”, che ha sede in Contrada San Nicolao 13 a Caramanico Terme ( www.dacomeunavolta.com ) ed è condotta dalle sorelle Angiolina e Marina De Angelis, che allevano ovini, preparano direttamente formaggi e svolgono attività di fattoria didattica.
A meno di un’ora di strada da Caramanico Terme, sulla Majella, e a un quarto d’ora da Francavilla al Mare (Ch) sta Miglianico e sta la sua struttura sportiva conosciuta a livello internazionale: il Miglianico Golf&Country Club (Golf Il Cerreto, Contrada Cerreto, 120 www.golfilcerreto.it ).