Tra mare e Maiella: il gusto d’Abruzzo sospeso sui trabocchi

Aspettando “Piacere, Abruzzo!!”, viaggio tra Chieti e Pescara: dalle antiche macchine da pesca della costa ai sapori autentici dell’entroterra, tra olio, cacio morra e grandi tradizioni.

24.10.2026

Aspettando la seconda edizione di “Piacere, Abruzzo!!” (qui il collegamento all’edizione appena conclusa: www.piacereabruzzo.it), salone regionale del turismo d’Abruzzo che nel 2027 avrà come data clou degli incontri fra operatori il 2 ottobre, ecco un viaggio gastronomico e territoriale nell’area di Chieti e Pescara. Partendo dai trabocchi.

NATE PER NECESSITà, DIVENTATE VIRTù

Siamo certi al 100% che i trabocchi d’Abruzzo siano piattaforme marine?
Inventati per pescare poco più in là della costa senza bisogno di barca, se visti dal mare rivelano di essere una propaggine della terra, un lungo braccio che nel mare affonda pali per il sostegno della passerella e della macchina di pesca, un insieme di antenne, reti e argano nei quali Gabriele D’Annunzio vide ragni dalle lunghe zampe (“I trionfi della morte”). Stanno tra terra e mare, appartengono all’una e all’altro. Oggi sono diventati una delle caratteristiche maggiori del litorale abruzzese che va da Ortona verso Sud, tanto da definire Costa dei Trabocchi l’intero percorso, declinato anche per una cinquantina di chilometri dalla Via Verde dei Trabocchi, itinerario ciclopedonale sul tracciato dismesso della ferrovia spostata all’interno. Ciò che oggi è un’attrattiva, un tempo era una necessità che coniugava agricoltura e pesca, consentendo quest’ultima anche a chi non possedeva una barca.

ROCCA SAN GIOVANNI (CH)

Al Trabocco di Punta Tufano di Rinaldo Verì (Contrada Vallevò, 78 – Rocca San Giovanni, provincia di Chieti www.traboccopuntatufano.eu) conservano foto d’epoca di come i trabocchi si presentassero sino a inizio ‘900: non un ponticello, ma un palo collegava la terra alla piattaforma della macchina da pesca, scarna e funzionale. Occorreva essere non soltanto contadini e pescatori, ma anche provetti equilibristi per raggiungere le reti e trasportare a casa il pescato. E la manutenzione del trabocco non era cosa semplice, fra legni che il mare intaccava, burrasche e mareggiate. Fu l’avvento della ferrovia, la stessa che oggi non si vede più e che ha lasciato in eredità il proprio tracciato, a far scoprire ai pescatori di trabocco l’esistenza di un albero resistente, la robinia, che in ferrovia si usava per sostenere le massicciate, e anche attrezzi e strumenti nuovi, utili a render più stabili e duraturi i trabocchi.
Al Trabocco Punta Tufano, che è un trabocco didattico dove si può vedere il funzionamento delle reti calate e sollevate, hanno ben presente il collegamento terra – mare persino nella proposta di ristorazione. La cucina è attiva da aprile a ottobre e comprende portate di mare e portate di terra, in collegamento con una storia che è l’identità dei trabocchi.

Avvertenza: sul sito del Trabocco Punta Tufano è specificato che "l'attività di ristorazione tradizionale di mare è rivolta ESCLUSIVAMENTE ad agenzie di viaggio, tour operator, associazioni e gruppi di viaggi organizzati. Invitiamo pertanto a non chiamare direttamente per prenotazioni pranzo e/o cena”. Al Trabocco di Punta Tufano, è stata proposta anche una degustazione di oli nel contesto dell’Educational Tour Abruzzo Food Experience (28 settembre – 4 ottobre 2026), organizzato da AbruzzoTravelling (www.abruzzotravelling.com) con il sostegno di Regione Abruzzo, Camera di Commercio del Gran Sasso d’Italia e Camera di Commercio Chieti Pescara.
Gli olii in degustazione, tutti da uliveti biologici, sono stati quelli del Frantoio oleario Giocondo di San Vito Chietino (CH) e a condurre gli assaggi è stato Dino De Santis, discendente dal fondatore (www.frantoiogiocondo.it).

PESCARA

L’Osteria di pesce “La chitarrina” (https://chitarrinaosteriadipesce.it/#inizio) si trova nel centro più storico di Pescara, in Via delle Caserme 54, a pochi passi dalla casa natale (oggi Museo) di Gabriele d’Annunzio, dalla casa di Ennio Flaiano e dal Museo antropologico, storico e delle tradizioni “Genti d’Abruzzo”. Il porto non è lontano e si tratta del porto turistico più grande dell’Adriatico, dove vengono realizzati anche eventi di carattere culturale. Qui si respira l’atmosfera della Pescara che fu, sopravvissuta ai bombardamenti, la Pescara degli antichi palazzi pubblici e privati. L’edificio stesso del ristorante ha una sua storia e lo si intuisce dall’ingresso a volta e da arredamenti interni ed esterni evocativi. Suggerimenti: Insalata di Mare come antipasto, abbondante e dalla consistenza giusta atta a esaltare e non confondere i sapori dei vari componenti (e non è facile in un’Insalata di mare!);
per prima portata, Spaghettoni con Scampi, Vongole e Peperone dolce di Altino, un’armonia sorprendente con l’introduzione dell’ingrediente peperone d’Altino (www.peperonedolcedialtino.it), autoctono del paese che si trova in provincia di Chieti su uno sperone di roccia fra i fiumi Sangro e Aventino e dove un Museo e varie attività sono dedicate al prodotto.

Come secondo piatto, il fritto di paranza e anche in questo caso si ha modo di apprezzare i vari sapori, ma anche la freschezza del pesce freschissimo, appena pescato.

CARAMANICO TERME (PE)

Le Terme del toponimo sono chiuse da alcuni anni, benché non manchino tentativi e propositi di ripristino, che ci sia augura giungano presto a buon fine con relativa riapertura. Territorio di importante valenza archeologica, compreso nella Provincia di Pescara e nel Parco Nazionale della Maiella (www.parcomajella.it/caramanico-terme.htm) deriva il proprio nome da una probabile presenza di Longobardi e il nome starebbe a indicare “uomini armati”. Le sue acque termali sono citate dal ‘500, ma lo stabilimento termale vero e proprio fu inaugurato nel 1901 e la parola “Terme” fu aggiunta nel 1960 al paese. Caramanico Terme ospita le strutture della sede scientifica del Parco Nazionale della Maiella, il centro visite della Riserva Naturale Statale Valle dell’Orfento, un centro di accoglienza della fauna selvatica in difficoltà destinato alla reintroduzione della stessa nel proprio habitat una volta guarita, e il Museo Nazionale e Archeologico “Paolo Barrasso”.
Ad accoglierci, il buffet preparato dalla Società Agricola “Da come una volta”, che ha sede in Contrada San Nicolao 13 a Caramanico Terme ( www.dacomeunavolta.com ) ed è condotta dalle sorelle Angiolina e Marina De Angelis, che allevano ovini, preparano direttamente formaggi e svolgono attività di fattoria didattica.

La loro proposta ha compreso Pallotte Cacio e ove, Soffioni, una zuppa di legumi ed erbe che richiama le Virtù e, per dolci, le Ferratelle, che si ottengono da stampi atti a cuocere l’impasto da entrambi i lati, in questo caso riproducendo una forma artistica simile alla Presentosa, gioiello tipico abruzzese.
Come formaggio, il Cacio Morra, misto pecorino e caprino della Valli della Maiella. La Morra è un tipo di allevamento, meno noto della transumanza, destinato proprio a pecore e capre non transumanti, organizzato in valli e pascoli dei residenti e secondo precise regole di allevamento e produzione ( www.parcomajella.it/il-cacio-morra.htm )

MIGLIANICO (CH)

A meno di un’ora di strada da Caramanico Terme, sulla Majella, e a un quarto d’ora da Francavilla al Mare (Ch) sta Miglianico e sta la sua struttura sportiva conosciuta a livello internazionale: il Miglianico Golf&Country Club (Golf Il Cerreto, Contrada Cerreto, 120 www.golfilcerreto.it ).

Sede di una delle tappe italiane dell’Alps Tour, 18 buche, 2 campi pratica, piscina scoperta e ristorante, il Golf Club di Miglianico sta muovendosi su due direzioni: consolidare e potenziare l’offerta golfistica, anche ampliando l’accoglienza in Club House con l’ospitalità alberghiera, ma anche proporsi come centro sportivo polifunzionale, realizzando campi da tennis, da padel e campi da bocce. Una formula impegnativa e per molti aspetti inedita dove attività sportive di identità e storia diverse potranno condividere gli spazi relax e della ristorazione, con un’attenzione anche rivolta ad aree di gioco per i bambini in una dimensione di proposta per famiglie. L’impegno continuativo è già evidente, per esempio nella cura prestata ai campi, perfetti come manto, con i loro green compatti malgrado l’estate particolarmente siccitosa. Ottimo per qualità e ricerca dei prodotti il ristorante del Golf Club, che ci ha proposto varie portate, fra cui Arrosticini, che sono sinonimo di Abruzzo in cucina e un importante assaggio di salumi e formaggi del territorio.

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