In via Bertola 20/b, nel cuore di Torino, il ristorante Antonio Chiodi Latini si presenta oggi come un luogo essenziale, quasi austero: una trentina di coperti, pareti e soffitto verdi, parquet e affaccio diretto sulla strada. Un ambiente che più che accogliere sembra voler predisporre alla concentrazione, come in un tempio gastronomico.
Qui la cucina vegetale dello chef, un tempo travolgente per intuizioni e libertà creativa, appare oggi incanalata in una direzione più tecnica e riflessiva, dove il controllo talvolta prende il sopravvento sull’immediatezza del piacere.
Deliziosa la
Cicorietta di benvenuto, un avvio promettente alla nostra cena in un tranquillo mercoledì sera di quasi-inizio primavera.
Gioca invece su un registro più trattenuto il
Gusto di mare, primo piatto della serata (qui non valgono le tradizionali divisioni antipasto-primo-secondo): il sapore arriva solo in retrogusto, mentre l’assaggio resta sorprendentemente neutro.
Underground lascia invece un ricordo domestico, quasi nostalgico, con richiami al polpettone o ai ripieni di verdure della cucina di casa, più rassicurante che sorprendente.
Spiazza infine, almeno nel nome, la
Dolce americana con arancia, che di dolce ha ben poco, ma presenta piuttosto una parentesi fresca, con un lieve pizzicore finale.
Piatto interessante sarà la
Cipolla delle Cevennes, con una sua decisa personalità, anche se la delicatezza della materia prima pare un po' frenata da una sapidità aggiunta forse un po' troppo marcata.
Arriva quindi la
Rossa francese, un'ottima rapa, servita (peccato!) un po' troppo bollente, che segna finalmente un cambio di passo: qui il gusto emerge deciso, quasi contadino, appena accarezzato da succhi e foglie di basilico.
Il
Sedano di Verona arrosto è infine il piatto più convincente della serata: un ritorno a una cucina più leggibile e appagante, giocata su tre consistenze che regalano un sapore netto e riconoscibile.
Si chiude con il dessert:
Fragola e limone, leggero e piacevole nella sua anomalia, dove il frutto al naturale resta protagonista, appena sfiorato da un delicato pistacchio.
Carta dei vini interessante, con etichette italiane e straniere, soprattutto francesi, suddivise in "Polveri, Sassi, Zolle, Terre" in similitudine, come recita la presentazione, "con l'ambiente bucolico della campagna".
Il servizio è professionale e gentile, con qualche sbavatura (non ci portano a visionare la bottiglia scelta prima di aprirla), mentre i tempi tra un piatto e l'altro risultano fin troppo rapidi, quasi a togliere respiro all’esperienza.
Lo chef è presente in sala, come sempre affabile disponibile, ma con un linguaggio tecnico nella spiegazione dei piatti che rischia di creare distanza anziché chiarezza. Anche la formula del menu, originale ma non immediata, a noi (forse perché "diversamente giovani"?) ha richiesto un momento di orientamento.
Sullo sfondo rimane, in filigrana ma ben presente, il rimpianto per una stagione in cui ogni visita era una scoperta entusiasmante, fatta di sapori inediti e accostamenti arditi ma sempre godibili. Oggi invece la sensazione è quella di una cucina che ha scelto la via della complessità, sacrificando però parte dell’emozione. Ma il talento di Antonio Chiodi Latini è, e resta, innegabile: proprio per questo siamo in attesa di un nuovo slancio vitale e creativo, capace di riportare al centro il gusto, la sorpresa e quel piacere immediato che qui, un tempo, era di casa. (visitato l'8 aprile 2026)
Antonio Chiodi Latini
via Bertola 20/B
Torino
Tel. 011 026 0053