San Biagio: quando la devozione passa per la gola

Dal rito milanese del panettone alle specialità regionali: il 3 febbraio l'Italia si siede a tavola per onorare il Santo taumaturgo

03.02.2026

Il 3 febbraio la tradizione contadina e quella gastronomica si fondono in un unico grande omaggio a San Biagio. Medico e vescovo di Sebaste in Armenia, il Santo è venerato universalmente come il protettore dei malati di gola, un culto nato dal miracolo del salvataggio di un bambino che stava soffocando per una lisca di pesce.
Ancora oggi, nelle nostre chiese, si rinnova il rito della benedizione con due candele incrociate, ma è in cucina che il legame con il territorio diventa più vivo e profumato. A Milano, San Biagio è sinonimo di un gesto quasi sacro: mangiare l’ultima fetta del panettone di Natale. Non un dolce fresco, ma quel pezzetto appositamente conservato e ormai secco, che la famiglia consuma a colazione.

L'usanza affonda le radici in una deliziosa leggenda meneghina. Si narra di una donna che portò un panettone a Frate Desiderio affinché lo benedicesse. Il frate, troppo impegnato, le chiese di lasciarlo lì. Passate le feste e dimenticato dal religioso, il dolce divenne raffermo, tanto che il frate decise di mangiarlo per non sprecarlo. Quando la donna tornò il 3 febbraio per riaverlo, Desiderio si preparò a restituire l'involucro vuoto scusandosi, ma con immenso stupore trovò un panettone nuovo, grande il doppio dell’originale.
Da qui il detto: "San Bias se benedis la gola e él nas", un invito a proteggersi dai malanni invernali attraverso questo rito propiziatorio.

Ma la festa non si ferma all'ombra della Madonnina. L’Italia intera celebra il Martire con varianti regionali di straordinario interesse:
In Lombardia
Oltre a Milano, nel Mantovano brilla la Torta di San Biagio di Cavriana, un dolce di pasta frolla non lievitata con un cuore bruno di mandorle e cioccolato, decorato in superficie dai classici rombi di pasta.

In Abruzzo
La tradizione si fa profumata con le ciambelle all'anice o ai semi di finocchio. Nate come dolce votivo dopo il terribile terremoto dell'Aquila del 1703, rappresentano il ringraziamento dei sopravvissuti. Sempre abruzzesi sono i taralli di San Biagio, modellati a forma di "gola", benedetti in chiesa e poi scambiati tra amici e parenti come segno di protezione.

Nel Cilento
Qui San Biagio annuncia il Carnevale con le celebri polpette. Un impasto povero e saporito di patate, pane, formaggio, uova e salumi, che trasforma il precetto religioso in una vera festa popolare.

San Biagio ci insegna che, tra una benedizione e l'altra, il modo migliore per onorare il "patrono della gola" è, dopotutto, concedersi un memorabile peccato di gola.

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