C’è da sempre il Roma di Viarigi, e chissà quanto tempo è passato dall’ultima volta che ci siamo stati, quando facevamo il giornalino Papillon e poi la GuidaCritica&Golosa. Ai tempi era una trattoria-bar di paese, di quel genere forse troppo semplice per destare curiosità. Oggi invece è una chicca, un posto fantastico, che non era ancora entrato nei nostri radar. Ci sono finito una sera, con una combriccola di amici, mangiando nel dehors (è stata la mia prima volta di questa primavera), senza avvertire il freddo. Un dehors comunque riparato, in quella via che sta sotto la mitica torre del paese, la più bella fra quelle di avvistamento di tutto il Monferrato, che si potrà visitare (fatelo!) durante Golosaria fra i castelli (il 16 e 17 maggio). Qui la sindaca, Francesca Ferraris, ci mette il cuore, in tutto, ma soprattutto nell’organizzare SaltinPiazza (la 36^ edizione sarà 29-30 agosto) che è un festival unico dell’arte di strada. Alla fine di ogni edizione resta un murales nuovo che si aggiunge a quelli degli anni precedenti che colorano il paese.
Viarigi è in paese di 800 anime, con diverse frazioni, dove si produce il Ruché (c’è anche un nostro premiato del 2018 che è La Cascinetta di Valentina Bortolin e Giancarlo Fiore). È un paese che ha un forte senso di comunità. Tant’è che dopo cena, complice la
presentazione del libro La Cucina del Putagè con gli autori Luciano Bertello e Sergio Ardissone (per la fotografia), mi hanno portato in un posto, che poteva restare la biblioteca del paese coi libri impolverati, oppure un luogo dove la gente si ritrova e incontra, legge, si gode il gusto della compagnia, davanti al
putagè, che cuoce qualcosa da condividere.
Quella sera, oltre a una zuppa di fagioli, c’è stata anche una
pièce teatrale, breve e divertente, con cinque attori del paese che recitavano in dialetto. E qui mi sono detto, immaginando i dialoghi che facevano con Bruno Lauzi:
“Questo è il Monferrato, attraversato da una strana follia”.
Ma torniamo al Roma, perché merita davvero. Intanto l’eleganza misurata nelle sale interne, coi tavoli anche tondi e le bottiglie del territorio in bella vista negli scaffali alle pareti.
La sala è il regno di
Mauro Cacciabue, originario di Masio: vabbè, la stoffa è nel Dna suvvia! (È il mio paese di origine. NDR), che ha sposato
Susanna Vipiana, la cuoca, che di fatto ha ereditato i saperi della mamma Luciana e anche della nonna Teodora, dacché l’Osteria esiste dagli inizi degli Anni Sessanta.
Il
menu è scritto su una lavagna ed un motivo c’è: qui usano solo prodotti freschi, acquistati in giornata o poco prima, perché questa è da sempre la filosofia della famiglia.
E allora sentirete come è buona l’
albese (13 euro), proposta accanto ai peperoni con la bagnacaoda e alla capricciosa della casa.
Saranno da manuale gli
agnolotti al ragù o burro e salvia fatti a mano (14 euro) che quella sera proponevano come alternativa al risotto con gli asparagi.
Ghiotte le focaccine portate in tavola. Ai secondi mi sono piaciute tanto le
polpette di vitello coi piselli freschi (17 euro),
ma da applausi era anche il
merluzzo al pomodoro (17).
C’era anche la peperonata (7 euro) e il
prosciutto al forno che avvolgeva gli asparagi.
Ai dolci: il bonet alla piemontese, meno cioccolatoso di quello langarolo e più friabile, e poi la
crostata con la marmellata.
Insomma un pranzo semplice, di gran soddisfazione, per una sosta da consigliare ai migliori amici, anche per l’ambiente e per la cortesia. Io ci tornerò. Sicuro!
Roma
Via Roma, 35
Viarigi (At)
Tel. 3474655336