Ricaldone è un borgo di 480 anime che racchiude in sé un mondo ed è proprio da qui che oggi è partito il press tour “Alla scoperta del Tartufo Nero Pregiato” che ha visto coinvolta la squadra di Golosaria e un gruppo di giornalisti.
In un momento in cui il cambiamento climatico e la siccità ne rendono sempre più difficile la nascita, il “diamante nero” trova in queste colline un habitat ideale, proponendosi come fattore economico ma anche spunto di turismo locale, in un paesaggio tutelato dall’Unesco, e già conosciuto per il suo vino e per essere la patria di Luigi Tenco, al quale è dedicato un museo.
Ad accogliere i giornalisti nella sala consiliare del Comune, il
Sindaco Laura Bruna e il Presidente dell’Associazione Liberi Tartufai di Alessandria,
Lorenzo Tornato, che hanno voluto sin da subito delineare una visione chiara: il tartufo è un volano per l’intero territorio di cui prendere coscienza. Basti pensare che la
Cerca e la Cavatura del Tartufo sono
patrimonio immateriale Unesco dal 2021, un riconoscimento unico e solo italiano, che completa e rafforza l’identità del Monferrato e del Piemonte a livello mondiale.
Ma non solo: ora si punta alla tracciabilità di questo tesoro della terra, per cui venti Comuni del territorio si sono riuniti con l’obiettivo della salvaguardia. E per una maggiore garanzia si pensa a una
scheda che certifica il tartufo, ovvero riporta il nome del cane che lo ha trovato, il luogo, la data e la pianta di raccolta, oltre al giudizio organolettico.
Sullo sfondo dell’incontro, le polemiche di questi giorni, sollevati dalla trasmissione REPORT di domenica scorsa (che avrà una seconda puntata sul tema, dove il tema della tracciabilità sarà centrale). Ma intanto, grazie alla sinergia tra Comune, Associazione e al concittadino ricaldonese
Franco Gillardo, a fine 2024 è nata la
Tartufaia Didattica, che resta uno dei rari esempi in Italia: in un’area di mezzo ettaro, si può fare l’esperienza della cerca con i cani, tra pioppi, tigli, roveri e salici, tipologie differenti di alberi che attribuiscono al tartufo caratteristiche uniche per ogni esemplare.
“La cosa più bella è che non sai mai cosa c’è sotto - la terra -. Può esserci un tartufo da 5 grammi o da mezzo etto” dice Tornato, raccontando della cerca. Ed è proprio qui che il press tour ha potuto vivere in prima persona questa experience, accompagnati da Lorenzo, da Paolo Chiriotti e Franco Gillardo che grazie al fiuto del labrador Ellie hanno potuto cavare quattro eccezionali esemplari di tartufo nero pregiato.
«Investire in una tartufaia significa pensare a "futura memoria" — ha sottolineato Tornato —
perché i risultati si vedono dopo anni. Ma è un investimento necessario: ogni euro investito nel tartufo ne genera 17 di indotto per il territorio».
Tartufo che, a differenza da quanto spesso si vede, ha una tecnica di cucina che è un dogma:
“Il tartufo nero va cucinato. Non si può mangiare crudo come il bianco”.
E così sia, perchè la “ricetta” prevede che il tartufo sia pulito e asciugato accuratamente, per poi essere grattugiato e cotto a bagnomaria per 15-20 minuti con olio extravergine, sale, pepe e talvolta le acciughe, per creare una crema intensa da servire sul pane o su, per esempio, la Robiola di Roccaverano, altra eccellenza piemontese.
Il press tour si è concluso poi a Ovada presso l’ENOTECA REGIONALE DI OVADA E DEL MONFERRATO, dove il tartufo ha trovato espressione nei piatti. Qui, per concludere l’incontro, sono intervenuti il
Consigliere Regionale Marco Protopapa e il
Direttore Atl Alexala Marco Lanza che hanno sottolineato l’importanza di un prodotto vincente che può creare una rete turistica immersiva di rilievo, non solo paesaggistica ma anche enogastronomica.
Non a caso il connubio perfetto prenderà forma l’
8 marzo a Cavatore (Al) con la manifestazione
“Tra Tartufo Nero Pregiato e Piemonte Doc Albarossa”, due eccellenze identitarie che qui trovano la loro massima espressione.