Tra il lago e i boschi che circondano Montepulciano, Podere Casanova si estende per diciassette ettari coltivati secondo principi biologici ed ecosostenibili. Più che sulla spettacolarità del paesaggio, però, la cantina sembra puntare sulla ricerca dell'equilibrio: in vigna, dove negli ultimi anni è stato drasticamente ridotto l'impiego di rame, e in cantina, dove il legno viene utilizzato privilegiando botti al primo e al massimo secondo passaggio.
Particolarmente interessante è il progetto legato alle "Pievi", veri e propri cru del territorio, che prevedono lunghi affinamenti e una lettura più profonda del Sangiovese di Montepulciano. Le etichette di riferimento, Pieve e Settecento, nascono soltanto nelle annate considerate migliori e rappresentano l'ambizione più alta dell'azienda.
1. Pieve Sant’Ilario 2021
Colore rubino intenso. Al naso si presenta scuro e leggermente chiuso. Al palato è caldo e denso, con un tannino importante e ancora ruvido. Il legno emerge più al palato che all’olfatto. Buona acidità, ma nel complesso ancora in fase di assestamento.
2. Montepulciano 2020
Rubino pieno. Annata molto riuscita: al naso esprime note di mineralità, mora e ciliegia, con una chiusura leggermente pepata dovuta al legno, sempre presente ma ben gestito. Tannino ben integrato (forse anche troppo), struttura alcolica importante. Vino preciso, diretto, già pronto e vicino alla maturità.
3. Montepulciano 2019
Annata calda ma piovosa. Colore rubino con leggere sfumature ambrate. Profilo aromatico più complesso e interessante, con una bella speziatura. Al palato il tannino è più vivo, l’alcol ben controllato e la morbidezza trova un equilibrio convincente. Il più riuscito della degustazione.
4. Settecento 2018 (singola vigna)
Profilo boschivo al naso. In bocca appare leggermente disunito: acidità elevata non perfettamente integrata con la componente calda. Chiusura su note di liquirizia.
Al di là delle differenze tra le singole annate, ciò che colpisce di Podere Casanova è la coerenza stilistica. La gestione del legno appare sempre calibrata e mai invasiva, mentre il lavoro agronomico racconta una sensibilità crescente verso la sostenibilità, come dimostra la drastica riduzione dell'utilizzo di rame in vigna.
Più che cercare la potenza a tutti i costi, questi vini sembrano inseguire un'idea precisa di equilibrio e identità territoriale. E forse è proprio qui che si trova l'aspetto più interessante del progetto: nella volontà di interpretare Montepulciano senza sovrastrutture, lasciando che siano il tempo e il territorio a parlare nel bicchiere.