La denominazione “Pieve” rappresenta il vero e proprio cru di Montepulciano, con vini che prevedono un affinamento minimo di 5 anni in bottiglia. Le etichette di riferimento risultano essere Pieve e Settecento, prodotte nelle annate migliori. L’utilizzo del legno è calibrato, con botti al primo e massimo secondo passaggio.
1. Pieve Sant’Ilario 2021
Colore rubino intenso. Al naso si presenta scuro e leggermente chiuso. Al palato è caldo e denso, con un tannino importante e ancora ruvido. Il legno emerge più al palato che all’olfatto. Buona acidità, ma nel complesso ancora in fase di assestamento.
2. Montepulciano 2020
Rubino pieno. Annata molto riuscita: al naso esprime note di mineralità, mora e ciliegia, con una chiusura leggermente pepata dovuta al legno, sempre presente ma ben gestito. Tannino ben integrato (forse anche troppo), struttura alcolica importante. Vino preciso, diretto, già pronto e vicino alla maturità.
3. Montepulciano 2019
Annata calda ma piovosa. Colore rubino con leggere sfumature ambrate. Profilo aromatico più complesso e interessante, con una bella speziatura. Al palato il tannino è più vivo, l’alcol ben controllato e la morbidezza trova un equilibrio convincente. Il più riuscito della degustazione.
4. Settecento 2018 (singola vigna)
Profilo boschivo al naso. In bocca appare leggermente disunito: acidità elevata non perfettamente integrata con la componente calda. Chiusura su note di liquirizia.
La gestione del legno risulta efficace e ben calibrata su tutta la gamma. Interessante anche il lavoro agronomico: significativa la riduzione dell’utilizzo di rame, passata da 4 kg/ettaro a circa 280 grammi, segno di una crescente attenzione alla sostenibilità.