C'è un confine sottile, quasi invisibile, tra ciò che mettiamo nel piatto ogni giorno e il destino delle nazioni. Immaginate che la vostra cena non sia solo una sequenza di calorie, ma un vero campo di battaglia dove si consumano riti millenari, si nascondono segreti esoterici e si combatte una guerra sotterranea per il controllo del futuro dell’umanità. Non è la trama di un film distopico, ma il cuore di Nel nome del pane, l’ultima fatica letteraria di Luigi A. Chiarello, edito da Guerini e Associati.
Per chi segue abitualmente le cronache economiche e normative, il nome di Luigi Chiarello è sinonimo di accuratezza e rigore. Lo stimiamo da tempo per il suo lavoro sulle pagine di ItaliaOggi, dove affronta le dinamiche complesse del mondo agroalimentare, dell'energia e delle imprese.
In questo romanzo, Chiarello non abbandona la sua veste di cronista attento, ma la evolve in modo sorprendente, usando il bisturi della realtà per incidere la pelle della finzione e dare vita a quello che lui stesso definisce un "thriller alimentare". L'opera esplora un territorio narrativo raro, in cui l'alimentazione diventa la bussola per orientarsi tra simboli, riferimenti religiosi e verità dimenticate. La suspense tipica del giallo viene utilizzata per condurre il lettore in un viaggio inatteso nella nostra identità, toccando anche temi di attualità come la polarizzazione tra vegani e onnivori, la rivoluzione delle carni sintetiche e l'avvento di diete disegnate da algoritmi di intelligenza artificiale.