L’olio extravergine d'oliva sta vivendo un vero e proprio Rinascimento, trasformandosi da semplice comprimario della dispensa a protagonista assoluto del racconto territoriale italiano. Non è più solo un grasso vegetale di qualità, ma un condensato di storia, biologia e cultura che oggi muove le passioni di milioni di viaggiatori.
Secondo il Secondo Rapporto sul Turismo dell’Olio, curato da Roberta Garibaldi, il settore è balzato a un clamoroso +37,1% di preferenze tra il 2021 e il 2024. Per 7 italiani su 10, l'olivo rappresenta un pilastro dell'identità nazionale: un patrimonio che i turisti stranieri, in particolare americani e francesi, sono pronti a scoprire con budget sempre più significativi.
L'Italia parte da un vantaggio competitivo unico: una biodiversità che vanta oltre 500 cultivar sparse tra 619 mila imprese. Questa frammentazione, un tempo limite commerciale, è diventata il punto di forza dell'oleoturismo. Il visitatore non cerca solo il prodotto, ma l'immersione: dalle cene tra i filari secolari alla visita dei frantoi ipogei. È un'economia dell'esperienza che premia regioni come Toscana e Puglia, ma che sta rigenerando anche le aree interne di Sicilia e Umbria, offrendo una via di fuga dallo spopolamento rurale.