Il comparto dell’oro verde italiano respira aria di riscossa. Mentre i giganti europei segnano il passo, l’Italia dell’olio si prepara a chiudere la campagna olearia con un sorriso, proiettandosi verso una produzione stimata di 300mila tonnellate.
Secondo le analisi dell’Osservatorio Veronafiere-SOL Expo, il dato segna un balzo del +20% rispetto allo scorso anno, ponendo il Belpaese in netta controtendenza rispetto alla Spagna (-10%) e ai cali drastici di Grecia e Portogallo.
La produzione nazionale è oggi, più che mai, a trazione meridionale: il 90% dell’olio italiano nasce nel Mezzogiorno. La Puglia si conferma capofila indiscussa, producendo da sola la metà dell’intero patrimonio nazionale (135mila tonnellate). Seguono a ruota Sicilia e Calabria, a testimonianza di un bacino mediterraneo che ha saputo resistere alle sfide climatiche.
Se le cisterne sono piene, lo scaffale della Grande Distribuzione racconta una storia più complessa. Il prezzo dell'extravergine nazionale tiene, attestandosi su una media di 11,21 euro/litro. Questa stabilità, necessaria per garantire la sopravvivenza dei frantoi artigianali, ha però portato a un calo dei volumi di vendita in GDO (-26%). Il dato interessante è però la fedeltà del consumatore: nonostante il prezzo dell'olio comunitario sia crollato a poco più di 7 euro, solo un italiano su quattro ha ceduto alle miscele europee. La consapevolezza che la qualità abbia un costo giusto sembra finalmente farsi strada.