La sua origine rappresenta un viaggio incredibile tra tradizioni etrusche, ebraiche e romane, passando dai monasteri benedettini - Carlo Magno decretò durante il Concilio di Francoforte, nel 794, che un “pain d'hostelage” –pane di accoglienza– venisse offerto ai pellegrini e agli ospiti dei monasteri -, alla famiglia Sforza e agli Este di Ferrara, che la ricevevano in dono in quanto ritenuta un cibo propiziatorio, a Giuseppe Verdi, che amava consumare quella rinomata di Angelo Muggia, pasticcere di Busseto alla metà del XIX secolo.
Ma l’aspetto più interessante è proprio quello legato ai monasteri perchè dal decreto di Carlo Magno, ogni convento iniziò a preparare questo dolce che, durante il periodo natalizio, veniva donato dai monaci, a chiunque si presentasse in cerca di ospitalità o anche solo di un po’ di cibo. Sulla superficie della spongata venivano impressi simboli religiosi tramite appositi stampi in legno, rendendo ogni dolce un’opera unica. Col tempo, la spongata divenne anche un particolare “premio” offerto a chi pagava l’affitto in tempo, come testimoniato dal Codice di Bobbio del 1194, che recita: “dando illi qui fictum portaverit unam spongatam”, ovvero, “a chi porta l’affitto, viene data una spongata”. E uno scritto di qualche secolo più tardi del Vescovo Isidoro Hispalensis riesce anche a dare il significato storico al nome del dolce, in quanto fu lui stesse ad annotare che "se al pane sacro, chiamato sfungia, si aggiunge dell’acqua, questo lieviterà diventando spongae”.
Ci sono già spongate diverse nella stessa Sarzana (dove viene denominata “spungata”), ma a Pontremoli, ad esempio, la fanno con i fichi secchi e il cioccolato, probabilmente una ricetta più recente, visto che il cioccolato è arrivato da noi dopo la scoperta delle Americhe. Altri usano l’amaretto o altro, i gusti cambiano man mano che si sale verso l’Emilia. E poi ci sono quelle che come involucro usano la pasta frolla, altri la pasta sfoglia, che fa la differenza perché la rende più friabile e permette di apprezzare i gusti dell’impasto. In Liguria viene servita con una salsa fatta con vino Sciacchetrà e uova, una specie di zabaione allo Sciacchetrà, mentre salendo verso il parmense, si aggiunge marmellata di mele, pere o fichi, oppure mostarda di frutta. E alla luce di queste “contaminazioni” non mancano neppure le “parentele” con altri dolci europei medievali come il panforte senese, i lebkuchen tedeschi, biscotti speziati con mandorle, zenzero e zucchero, il pain d’épices francese, a base di cannella, anice, arancio, coriandolo, noce moscata, chiodi di garofano, cardamomo e limone.
Pasticceria Boni di Reggio Emilia, via Roma, 28/b, tel. 0522437367, www.pasticceriabonireggioemilia.it
Pasticceria Torino di Parma, via Garibaldi, 61, tel. 0521235689
Pasticceria Quagliotti di Fornovo di Taro (Pr), tel. 052539893, www.pasticceriaquagliotti.com
Superchi Stefania di Corniglio (Pr), strada Val Parma, 5, tel. 0521811235 -
Antica Pasticceria degli Svizzeri di Pontremoli (Ms), piazza della Repubblica, 21/22, tel. 0187830160