La mia quarantena ideale

Le degustazioni casalinghe di Stefano Tucci

18.03.2020

 «Chissà se anche i bar staranno pensando a me». Me lo chiedo spesso, ma la nostra è una storia d’amore troppo lunga per finire nel dimenticatoio dopo solo pochi mesi dall’ inizio del 2020. E comunque venti più venti fa “quaranta”, per cui forse era destino.

Bar, enoteche, cantine, fiere enogastronomiche. Sapete cosa? Se non posso andare da loro, saranno loro a venire a casa mia, in un modo o nell’altro.

Nella drammaticità del momento, la mia carta di credito era l’unica in festa, stanca di strisciare per l’ennesimo pieno di benzina. Esattamente, “era”, perché in un batti e baleno decido di organizzare delle simpatiche degustazioni homemade per la mia famiglia e felicemente digito il pin per acquistare online le migliori bottiglie e le ghiottonerie più curiose.

Appagati e con un buco da aggiungere nella cintura, quanto sarà rilassante arrivare così ad aprile? E la bellezza della condivisione in famiglia sarà la ciliegina sulla torta. A meno che vostro padre non sia astemio.

Ora, il nostro kit di sopravvivenza prevede cavatappi, calici, dei piattini per il cibo e un tagliere di legno perché il salame non può mai mancare.  

Quello che vi propongo è un goloso tour che parte dai nostri cari amici bergamaschi e si conclude nel caloroso abbraccio delle colline astigiane. Ad attenderci alla partenza, nel comune di San Paolo D’Argon (BG) incontriamo la Cantina Sociale Bergamasca. Servite i vostri parenti con un capiente calice del Brut Metodo Classico “Sottosopra”, fategli notare il colore dorato e la generosa spuma che li distrarrà momentaneamente dai morsi della fame. I delicati sentori di spezie e i dolci profumi di frutta tropicale faranno sicuramente dimenticare a vostra madre che dovrà sopportarvi h24 ancora per un po’.

Accompagnatelo con un Bitto DOP – simbolo della produzione casearia in Alta Val Brembana e Valvassina – e che i giochi abbiano inizio.
Procediamo con la degustazione deviando leggermente il nostro percorso immaginario verso il Piemonte e facciamo tappa in un’altra zona vocata alla viticoltura. Lino Maga in Oltrepò Pavese (Broni, PV) sarà una sorpresa per tutti, il Provincia di Pavia Rosso “Barbacarlo” il vostro amico e compagno di quarantena.
Personaggio leggendario per un vino unico e contadino, leggermente brioso ma di sostanza, rotondo e vellutato. Al naso è vinoso e il tannino vibrante.
Perfetto con la cassoeula, io l’ho accompagnato a un semplice ma eccezionale salame San Lorenzo Mariola del Salumificio Santini di Cremona, la città delle tre T – torrone, torrazzo e la terza la lasciamo alla vostra immaginazione, il gentil sesso non si senta offeso – al quale vanno i nostri più cari pensieri.
Prima di terminare alla grande il nostro viaggio – e non curanti dell’ordine di servizio dei vini – ci concediamo un calice di Derthona Timorasso dei fratelli Massa, abbracciando virtualmente tutto l’Alessandrino che per l’enoturismo piemontese ormai è una tappa fondamentale. Arrivati al dolce, vostra madre ormai sarà stanca di ascoltarvi ma se per una fortuita coincidenza è piemontese – come la mia – lasciatela andare ai fornelli per preparare il Bunet, una sorta di budino al cioccolato e amaretti che nell’astigiano è un must.
Stappate il Moscato “Acini D’oro” di Vigneti Aliberti di Canelli (AT), vino barricato che mantiene i sentori varietali del vitigno, accompagnato da fiori appena colti e frutta croccante che a me ricorda la pera. Un “metodo ancestrale”, senza sboccatura e non filtrato, un po’ come i discorsi di vostro padre oramai in preda ai simpatici deliri del nostro caro amico Bacco. 

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