C’è rosa brillante, c’è il corallo, c’è l’aranciato, ma c’è anche il paglierino e l’oro senza dimenticare, tra i rossi, le sfumature del rubino. La diciannovesima degustazione ci porta tra le sfumature di colore, dal Piemonte alla Puglia passando per la Toscana. E poi un curioso affondo sui vini Piwi.
La tradizione vitivinicola della famiglia Mandirola affonda le sue radici nel 1913, quando il bisnonno di Enrico acquistò una storica azienda agricola risalente agli inizi dell'Ottocento. Oggi l'azienda si estende su circa 30 ettari, di cui 11 coltivati a vigneto su un terreno calcareo-argilloso ricco di minerali situato tra i 300 e i 350 metri di altitudine. La svolta avviene alla fine degli anni '90 con l'ingresso di Enrico Mandirola, che unisce solide competenze in agronomia e innovazione tecnica ai principi di tradizione e sostenibilità.
Li seguiamo da anni e in questa tornata di assaggi possiamo dire che hanno raggiunto una maturità che si esprime in etichette tutte azzeccate, sia nel timorasso sia nei rossi. Da applausi!
Nei calici, il Vino Spumante Timorasso Brut “Mon Cavarè” 2022 si presenta paglierino tendente all'oro, con un naso fine e di buona intensità segnato da note verdi e di mandorla; in bocca è cremoso, pieno, sapido e con un'acidità prepotente. Il Vino Bianco Piccolo Derthona 2025, sempre frutto di uve timorasso, mostra un colore dorato brillante, un naso intenso di pesca e una mineralità ben presente, risultando vellutato e pieno al palato con un finale leggermente amaricante. Decisamente avvolgente e marcato da una spiccata acidità è il Colli Tortonesi Derthona Timorasso 2024, dal colore dorato, con idrocarburi leggeri e una nota di miele che arriva in un secondo momento. Il Colli Tortonesi Timorasso “Tantéi” Riserva 2023 affascina con il suo colore oro antico e un naso in cui le note gassose degli idrocarburi fanno il paio con erbe aromatiche e scorza di cedro candito, chiudendo in bocca con un'acidità evidente e un finale piacevolmente amarognolo.
Sulle colline di Fiesole, affacciata sulla Valle dell’Arno, la Fattoria di Poggiopiano è gestita dalla famiglia Galardi dal 1935. Dopo la gelata del 1985, Mauro Galardi ha guidato il rinnovo dei 17 ettari, reimpiantando su terreni ricchi di galestro e calcare a circa 150 metri di altitudine. L'azienda, pioniera del biologico dal 1995, vede oggi impegnata la figlia Martina, giovane enologa, nella produzione di vini e oli.
Il Bianco di Toscana “Erta al Mandorlo” 2025, mix di trebbiano e verdicchio, dal colore tendente all'oro, svela un naso complesso di frutta esotica, salvia e una spiccata nota minerale, sfociando in un sorso morbido, intenso e di grande sapidità. Il Bianco di Toscana “VinOrange” 2021, sempre frutto di trebbiano e verdicchio, tiene fede al suo nome fin dal primo sguardo con il bel colore orange. Ha un naso antico di pesca e una trama in bocca estremamente tannica con un’acidità sottile. Siamo nel campo degli orange e questa è un’etichetta che gli amanti del genere dovrebbero assolutamente conoscere. Molto fresco il Rosato di Toscana “RosaE” 2025: è un sangiovese in purezza, dal colore aranciato e naso aromatico, caratterizzato in bocca da un'acidità che spicca.
Nicola Biasi è il pioniere indiscusso delle varietà resistenti, l’enologo capace di trasformarle in un vero e proprio fenomeno qualitativo. Per concretizzare questa visione, nel 2021 ha fondato una rete di imprese che oggi raggruppa otto cantine situate tra il Triveneto, il Piemonte e la Germania.
Nel bicchiere, il Vino Bianco “BabyRenitens” nasce dalle uve Piwi da Uve Resistenti bronner, johanniter e solaris, raccolte e selezionate da queste aziende e ha un colore paglierino brillante: al naso è fine e incisivo con sentori di frutta sotto spirito e salamoia, mentre in bocca si fa vellutato con un finale iodato. Il Vino Bianco “Renitens” sfoggia un colore paglierino chiaro, un naso di melone e note vegetali, rivelandosi sottile al palato con un'acidità che vibra.