Di ritorno da Vinitaly ecco la degustazione con alcune cantine che abbiamo già avuto modo di assaggiare in singoli campioni nei mesi precedenti. E questa è stata un’altra bella degustazione con un Franciacorta interessante e fuori dagli schemi, per condurci nel cuore del Monferrato, a ridosso della splendida Abbazia di Vezzolano, dove abbiamo riassaggiato i vini di colui che è stato un leader dell’Albugnano. E ne ha ben donde.
Siamo, insomma, già nel mood di Golosaria!
Nata nel 2011 con l’acquisizione da parte dei fratelli Silvia e Federico Stefini della tenuta Conti Bettoni Cazzago, l'azienda prende il nome dalla prima annata di un vino prodotto nel "Brolo", un vigneto storico cintato da mura dell'XI secolo. I suoli dell'anfiteatro morenico, poveri e drenanti, sono ricchi di ciottoli e minerali, e beneficiano della mitigazione climatica del lago d'Iseo. Sugli 11 ettari vitati (8 a chardonnay e 3 a pinot nero), hanno abolito le sostanze chimiche di sintesi, ottenendo la certificazione biologica nel 2015 e quella biodinamica Demeter nel 2016. In cantina si pratica un'enologia a basso intervento, senza chiarifiche, filtrazioni o aggiunta di zuccheri in fase di sboccatura.
Il Franciacorta Brut Nature ha un colore paglierino chiaro e un naso tenue, floreale e speziato, con una leggera nota di crosta di pane; in bocca ha un'acidità ficcante e risulta ricco. Il Franciacorta Rosé Brut Nature 2021 evidenzia un naso di prugna rossa, minerale e salmastro, accompagnato da crosta di pane; al palato è pieno e dotato di buona acidità. Il Franciacorta Satèn Brut 2021, dal colore paglierino dorato, offre un naso molto intenso di lieviti, pesca gialla matura e note floreali. In bocca è ricco, secco, caratterizzato da una bolla finissima e da un finale sapido. Il Franciacorta Blanc de Noirs 2020 vira verso un oro brillante, con un naso disteso su sentori di viola e cenni di pasticceria; un assaggio elegante sostenuto da un'acidità prolungata. Infine, il Franciacorta Dosaggio Zero Riserva 2019 presenta un naso fine di crema pasticcera e fieno, mostrando in bocca grande equilibrio e ricchezza. Tutti vini sopra il livello di eccellenza, ricchi, pieni, di grande piacevolezza. Nel 2018 questa cantina salì sul podio di Golosaria con il Franciacorta Vintage Dosaggio Zero del 2011. E quest’anno?
Fondata nel 2012 da Giuseppe Raspanti, l'azienda raccoglie l'eredità di una lunga tradizione agricola familiare all'interno della zona Docg di Montepulciano. I vigneti si sviluppano su terreni di medio impasto caratterizzati da un'alternanza di strati argillosi, renosi e tufacei, godendo di un'esposizione studiata per favorire la corretta maturazione fenolica delle uve. Il focus agronomico è incentrato quasi totalmente sulla varietà locale per eccellenza, il sangiovese (qui denominato prugnolo gentile), a cui sono stati affiancati in tempi recenti impianti di cabernet sauvignon e merlot.
Ora, il Toscana Bianco “Don Cì” 2025, da uve vermentino e ansonica, presenta un colore paglierino classico e brillante; al naso è intenso con un curioso richiamo al chewing-gum, mentre in bocca esordisce con una leggera dolcezza per chiudere su un finale amaro. Il Toscana Rosato “Natah” 2025, canaiolo in purezza, si mostra nel calice con un colore rubino brillante; al naso è intenso e fruttato, dominato dalla ciliegia e attraversato da una bella nota verde, per un palato di buona consistenza e decisamente secco. E per quanto concerne i Montepulciano? Dobbiamo attendere la finale dei Top Hundred, entro un paio di mesi.
La storia agricola di Pianfiorito ha radici che risalgono al 1327, ma l'attuale assetto prende forma nel 1946 con l'insediamento della famiglia Binello. L'azienda agricola si estende su 70 ettari tra i 250 e i 500 metri sul livello del mare, mantenendo un'impostazione composita che unisce stalla, frutteto (hanno innumerevoli varietà di pesche), orto e agriturismo. Il comparto viticolo copre 13 ettari dove si coltivano nebbiolo, barbera, freisa, malvasia, arneis e favorita. Negli Anni Novanta la famiglia ha avuto un ruolo di primo piano nel riconoscimento della Doc Albugnano e ancora oggi rappresenta la realtà di riferimento nel panorama di questa denominazione che valorizza il nebbiolo nella Terra dei Santi.
La Freisa d’Asti Frizzante “Gigin” ci è davvero piaciuta tanto. Ha un rubino brillante e un naso classico di fragola; in bocca è pieno e diretto, con una bolla cremosa. La Freisa d’Asti Superiore “Linda” 2022, color porpora, risulta più austera con una decisa nota tannica e amaricante al palato. La Barbera d’Asti “Cerea” 2024, dall’unghia violacea che già denota la freschezza, ha un naso decisamente piacevole e avvolgente con profumi di mammola ed erba medica, offrendo corpo e acidità al palato. La Barbera d’Asti Superiore “Mund” 2023 si presenta di un colore pieno e fitto, note di incenso e ciliegia; il sorso è pieno, sugoso ed elegante.
Operativa dal 2003 grazie al lavoro di Lorenzo e del padre Mario, l'azienda si trova nel settore più settentrionale della denominazione del Barolo. Gli ettari vitati sono 6, suddivisi tra il comune di Roddi e le parcelle limitrofe di La Morra, Alba e Rodello, per una produzione artigianale che si attesta intorno alle 30.000 bottiglie annue. Alle ultime Anteprime ci ha colpito per i Barolo: il Barolo “Bricco Ambrogio” 2022 e il Barolo del Comune di La Morra 2022, che rivedremo nelle finali dei Top Hundred.
Oggi invece abbiamo apprezzato il resto della produzione. Il Langhe “Cinque” 2022, una curiosa interpretazione piemontese di uve manzoni bianco, ha colore oro e sprigiona profumi di frutta esotica, note calde e paglia; in bocca è fresco e rotondo. Il Dolcetto d’Alba Superiore “Buschet” 2022 si svela nel calice con un colore rubino fitto tendente al viola e al naso mostra un profilo rustico, con una frutta che incontra le note più selvatiche del dolcetto; in bocca è tannico e fresco. Chiude la rassegna il Langhe Nebbiolo “Fontanassa” 2023: colore rubino scarico, naso di cicoria ed erbe amare seguito da note dolci di liquirizia, per un sorso tannico ed equilibrato.