Correva l'anno 1926, precisamente l'8 febbraio, quando Salvatore Armetta aprì la sua "putia" di alimentari nel quartiere San Lorenzo, alla periferia nord di Palermo, nella Piana dei Colli ricca di verde e di ville del '700. L'8 febbraio 2026 sarà il figlio Angelo, per tutti Gino, 75 anni, insieme alla moglie Teresa, a soffiare le prime 100 candeline per festeggiare la bottega del gusto che nell'arco di un secolo è diventato l'approdo sicuro per buongustai. Ma soprattutto "famiglia", tessendo una rete di collaborazioni e di fiducia con i piccoli produttori di eccellenze italiane, i rappresentanti di materie prime di qualità e schiudendo ai clienti uno scrigno unico di tesori enogastronomici.
Negli anni è diventata una comunità che ha imparato a ritrovare nelle eccellenze del Made in Italy, l'identità storico-culturale del territorio. E il suo orgoglio.
Un percorso in salita quello di Gino che, rimasto orfano di padre all'età di 20 anni, fresco di diploma, diventa di colpo capofamiglia, prendendo in mano le redini dell'attività.
«Poco alla volta iniziai a imparare soprattutto tenendo fede a ciò che mi aveva insegnato mio padre – racconta - il rispetto per la qualità. Anche se la nostra era la tipica putia di quartiere di periferia, in vetrina c'erano gli stessi prodotti della salumeria di lusso del centro città».
Ma la nascita dei supermercati e quindi della grande distribuzione intorno agli anni '80, per la maggior parte delle botteghe di quartiere segna il declino. "Resistere" è più di un'opzione.
«Provai ad arrangiarmi - spiega -
a fare le promozioni, ma stentavo. Finché non decisi che se volevo davvero fare la differenza, dovevo assolutamente qualificarmi e qualificare quindi la mia bottega».
Spinto dalla curiosità e dalla voglia di non arrendersi alla crisi, Gino Armetta, perito mereologico, si mette in gioco. Annusando e assaporando profumi e sapori che rischiavano di scomparire, scovando storie di produttori resilienti che investono in identità, territorio e unicità, scarpinando per trazzere e sentieri di montagna alla scoperta di specialità che sfidano il tempo e l'omologazione del gusto con produzioni artigianali, gli Armetta prendono per mano i clienti portandoli in un viaggio "emozionale" alla scoperta del Bel Paese. Dal caciocavallo ragusano alla tuma persa di Salvatore Passalacqua, unico casaro a produrla sulle Madonie al formaggio di Fossa Dop della famiglia Beltrami a Cartoceto nelle Marche, dal prosciutto crudo di maialino nero dei Nebrodi al pane nero di Castelvetrano, al fagiolo badda di Polizzi Generosa. "Il Salumiere", al civico 6 di Via dei Quartieri, è un piccolo tempio di 41 metri quadri, di delizie. Maestro assaggiatore di salumi e formaggi Onaf, Maestro assaggiatore di grappe e distillati Anag, Master of Food di Olio-Slow Food Italia, Gino e Teresa trasformano la semplice "putia" di quartiere in polo di cultura enogastronomica.
Annoverato da Slow Food come
“Locale del buon formaggio”, a cui seguirà la qualifica di
“Negozio storico” nel 2005 della Camera di Commercio di Palermo, nel 2023 è iscritto nel registro nazionale dei "Negozi storici " d'Italia nel settore food.
Si tengono corsi di degustazione aperti ad appassionati gourmet o a chi intende specializzarsi.
«Formazione, formazione e ancora formazione oggi e per i prossimi cent'anni» dice con foga Teresa. "Bellino di nascita ed Armetta per passione", come si legge nel suo blog, è lei l'anima comunicativa della coppia. Pasionaria e combattiva, diversi ma complementari, con Gino hanno dato voce e volto a piccoli produttori "testardi e tenaci". Oltre alla tecnica, Gino è capace di riconoscere e raccontare le qualità organolettiche del prodotto, insieme a storia e aneddoti.
Insegnante dell'arte del salumiere specializzato,
«un mestiere a cui - sottolinea Teresa -
occorre dare il giusto riconoscimento perché capace di valorizzare la produzione e il commercio come anello che chiude l'intera filiera» Gino vive con trepidazione l'attesa per la festa del primo secolo di vita della sua "putia".
Villa Castelnuovo, a Palermo, sarà il palcoscenico del gusto che ospiterà circa una cinquantina di produttori, ma anche docenti degli atenei italiani con i quali gli Armetta hanno costruito percorsi che hanno promosso "la cultura del cibo".
«Quando ero bambino - racconta Gino seduto su uno sgabello ai tavolini della sua salumeria -
venivo qui solo il sabato pomeriggio per controllare come diceva mio padre. Questo centenario lo dedico a lui, ai suoi sacrifici e alla possibilià che mi ha dato di fare questo mestiere con dignità e fierezza».
Il Salumiere - Locale del buon formaggio
via dei Quartieri, 6
Palermo