C’è un filo rosso, anzi, un "filo del gusto", che unisce le prestigiose cucine del Savoy di Londra e del Ritz di Parigi alle dolci colline del Monferrato Astigiano. Protagonista di questo incontro è il Pollo alla Marengo, un piatto che non è solo una ricetta, ma un pezzo di storia europea nato sul campo di battaglia il 14 giugno 1800.
Il cuore di questa vicenda batte a Cocconato, uno dei Borghi più belli d’Italia. Qui visse Silvestro Cavallito, chef di origini locali che fu braccio destro e amico intimo di Auguste Escoffier, il leggendario "cuoco dei re". Cavallito, dopo gli anni trascorsi al fianco del maestro in Inghilterra, portò con sé un bagaglio di segreti culinari e una fitta corrispondenza con Escoffier, stabilendosi poi nella frazione Maroero dove fondò quella che oggi è l'Osteria della Pompa.
La genesi del piatto è leggendaria: dopo la vittoria contro gli austriaci, Napoleone chiese un pasto speciale al suo cuoco Dunand. Con le scarse risorse recuperate nelle cascine circostanti – un polletto, pomodori, uova fresche, gamberi di fiume e un tocco di cognac – Dunand improvvisò un capolavoro. Successivamente, fu proprio Escoffier a codificarne la versione "nobile", aggiungendo funghi, vino bianco e l’iconico crostone di pane a sostenere l’uovo fritto.
Oggi Cocconato onora questa eredità con un'iniziativa che coinvolge sei insegne d'eccellenza del borgo. Fino al 18 aprile, i ristoranti locali si sfidano a colpi di creatività e rispetto della tradizione:
• Osteria Bell’e Buona (con la variante dell'uovo poché)
• Osteria della Pompa
• Cannon d’Oro (20 e 21 marzo)
• La Cantina del Ponte (27 e 28 marzo)
• Osteria Il Gheub (10 e 11 aprile)
• Locanda Martelletti (17 e 18 aprile)
Sotto la supervisione dell'Associazione Discepoli di Escoffier (alla quale appartiene anche il cuoco Beppe Sardi, che prepara il piatto nel più rigoroso rispetto della tradizione, ponendo un'attenzione quasi sacrale ai dettagli tecnici: i gamberi di fiume, ad esempio, vanno aggiunti solo a fine cottura), i commensali sono chiamati a votare la migliore interpretazione, in un percorso che abbina la storia del piatto ai vini di nuova generazione della Riviera del Monferrato. Un'occasione imperdibile per riscoprire un classico della gastronomia franco-piemontese, celebrato anche nel recente volume curato dallo chef Claudio Barisone sui menu ritrovati di Escoffier e Cavallito.