La Campania felix non smette mai di stupire chi ha voglia di percorrere le strade meno battute dell'enogastronomia.
All'ombra del Vesuvio, su terreni vulcanici scuri, porosi e straordinariamente ricchi di minerali, cresce una piccola perla verde che racconta una storia di resistenza e di profondo amore per la terra: il pisello Centogiorni. Questo legume, salvato dall'estinzione grazie al tenace spirito di colleganza di 17 piccoli agricoltori, è diventato un Presidio Slow Food e un vero e proprio vessillo della biodiversità locale, rifiutando la standardizzazione a favore dell'eccellenza.
Il nome di questa varietà tradizionale è tutto un programma e ne svela con precisione il ciclo vitale: dalla semina alla raccolta passano, in media, esattamente cento giorni. Questo intervallo temporale ha rappresentato per generazioni di contadini un vero e proprio calendario naturale, scandito dall'osservazione del clima e dai ritmi agricoli. Seminato tra l'autunno (solitamente tra ottobre e novembre) e l'inizio della primavera, questo legume si fa attendere per poco più di tre mesi per veder spuntare i suoi preziosi baccelli.
La coltivazione dei piselli in quest'area si inserisce in una storia millenaria: erano già un alimento quotidiano al tempo di Greci, Etruschi e Romani, tanto da figurare nelle opere di Plinio il Vecchio.
Oggi, nell'area vesuviana e nell'Agro Nocerino-Sarnese, la coltivazione conserva un carattere fortemente artigianale e interamente manuale. La pianta (Pisum sativum) è un'erbacea annuale dal portamento rampicante che necessita di sostegni: se un tempo si utilizzavano i rami di potatura del nocciolo come tutori naturali, oggi si impiegano reti o pali di legno.
Il Centogiorni cresce in piena aria, senza l'ausilio dell'irrigazione, adattandosi perfettamente alle condizioni pedoclimatiche locali. Spesso viene coltivato in consociazione intelligente con alberi da frutto, come albicocco e ciliegio, o con la vite, sfruttando al meglio lo spazio e creando un micro-ecosistema virtuoso.
Grazie a un importante progetto di recupero, oggi i semi sono orgogliosamente tutelati nella Banca del Germoplasma Regionale della Campania.
Visivamente, i baccelli si presentano di un verde chiaro, lunghi tra gli 8 e i 12 centimetri, e custodiscono ognuno 7-10 semi piccoli e tondeggianti, di circa 5 millimetri di diametro.
Al palato, il Centogiorni è un vero miracolo: si distingue per una dolcezza esplosiva ma fine ed equilibrata. La consistenza è tenera e la buccia è talmente sottile da sciogliersi letteralmente in bocca, garantendo una straordinaria digeribilità. Il suo profilo aromatico è fresco e scattante, caratterizzato da piacevoli note erbacee e leggere sfumature di mandorla verde.
Dal punto di vista nutrizionale è ricco di proteine vegetali, fibre, vitamine e sali minerali, rappresentando un alimento sano e sostenibile. Come accadeva in passato, quando i legumi costituivano un'irrinunciabile fonte proteica per le comunità rurali, ancora oggi questo pisello si rivela un prezioso alleato per un'alimentazione equilibrata. L'elevato apporto di fibre favorisce il benessere quotidiano, mentre l'energia delle vitamine, ben protette sotto quella buccia incredibilmente sottile, ne fa un vero e proprio concentrato di vitalità naturale.
In cucina, il pisello Centogiorni è un fuoriclasse assoluto. La sua tenerezza lo rende perfetto persino per essere consumato a crudo o con cotture minime. È l'ingrediente principe, il protagonista indiscusso, della classica pasta e piselli alla napoletana, azzeccata sintesi di comfort food e tradizione rurale.
Esprime però un'incredibile versatilità anche in risotti, zuppe e vellutate primaverili, o abbinato a pasta fresca (fusilli, tagliatelle) e secca, saltato con pancetta, guanciale o salsiccia e profumato con erbette come menta o finocchietto selvatico.
Nei secondi piatti arricchisce tradizionali spezzatini di vitello o maiale, inserito solo a fine preparazione per mantenerne intatta la struttura.
Un tocco magistrale? Impreziosirlo a crudo con un filo di Olio Colline Salernitane Dop.