È stato un onore ricevere l’invito di Paolo Panerai per questo pranzo dalla famiglia Cerea, vissuto accanto alle figlie di Gino, Chiara (moglie del compianto Giacomo Bersanetti) e Lucia, presente col marito e collega Arturo Rota, che nel comune di Barano (BG) in un antico convento, ha creato un luogo di studio con gli scritti, i vini, le immagini della vita di quello che è stato il maestro di noi tutti (almeno quelli come me che sono già over 60).
Il 2 febbraio 2026
Luigi Veronelli avrebbe compiuto 100 anni. Lui ci lasciò il 29 novembre del 2004 e aveva 78 anni. E
Paolo Panerai (foto sopra),
fondatore di Castellare di Castellina, azienda storica del Chianti Classico e grande amico di Veronelli, ha confessato che, per curiosità, a metà dicembre, era andato a vedere quando fosse nato Veronelli. E la sorpresa del centenario gli infuse una sorta di entusiasmo, con l’idea di celebrarlo.
“Un caso "– ha detto Panerai – ma Lucia Veronelli lo ha corretto.
“Nulla accade a caso”.
Così la scelta del
ristorante Da Vittorio a Brusaporto, scoperto da Veronelli quando ancora era gestito dal padre dei fratelli Cerea, a Bergamo bassa. E a testimonianza di questa storia, c’è stato l’omaggio del saluto di
mamma Cerea,
Bruna, che è sempre in sala, vigile e partecipe.
Ora, va anche ricordato che Luigi Veronelli, in qualche modo è stato anche il padre de
I Sodi di S. Niccolò, il Super Tuscan di Castellare di Castellina, frutto di sangioveto e malvasia nera (10%). San Nicolò era la chiesetta sulla strada di quel luogo battezzato i Sodì e la malvasia nera era un vitigno autoctono che pochi se lo filavano. Gino decise il nome e consigliò quel vitigno al posto degli internazionali che stavano prendendo piede (conservo un ricordo personale di quando fummo contestati, io e Gino, 35 anni fa, a Gorizia, durate un convegno dove alcuni produttori toscani sostenevano che il futuro stava solo nel cabernet e merlot, mentre noi parteggiavamo per i vitigni autoctoni anche rari e in via d’estinzione).
Detto questo, è stata giornata di ricordo e di racconti su Gino (com’era per tutti) resa ancora più speciale dall’
edizione limitata I Sodi di Veronelli: appena 3 mila bottiglie de I Sodi di San Niccolò 2021 con un’etichetta rossa ispirata al colore del mantello con cui Veronelli era solito avvolgersi. Ad impreziosire la bottiglia, un libretto che racconta la storia di un incontro importante, quello appunto tra Veronelli e Paolo Panerai, che ha lasciato il segno.
“Sono diventato amico di Gino nel 1970, a Panorama” racconta Paolo Panerai.
“Il direttore Lamberto Sechi aveva intuito la grandezza di Veronelli e l’importanza di educare gli italiani alla qualità del vino e di molti altri prodotti alimentari. E Gino (io preferivo chiamarlo Luigi) inventò le prime mappe del gusto con una serie di inserti che fecero la fortuna non solo di Panorama ma anche dei produttori che, stimolati dalla filosofia di Veronelli, cominciarono a tendere a una qualità sempre più alta”.
Un’amicizia fraterna quella tra Veronelli e Panerai, un rapporto di collaborazione e stima reciproca da cui sono scaturite diverse pubblicazioni, come il mensile
L’Etichetta e un’edizione dei
Dialoghetti morali, in cui Veronelli (con uno stile ispirato alle Operette morali leopardiane) dialogava con vari interlocutori su temi di cultura, vino e costume.
"È stato Veronelli, oltre che mio Nonno Fernando, a trasmettermi la passione per il vino e i suoi valori”, aggiunge Panerai.
“Ma, cosa più importante, è stato lui il vero padre de I Sodi di S. Niccolò. E per questo abbiamo deciso di creare un’edizione speciale del vino…"
Panerai, ricorda:
“Stavamo scendendo insieme dalla cantina di Castellare verso la Chiesa di S. Niccolò, in mezzo alle due vigne più anziane. La prima era stata battezzata dai mezzadri vigna de’ sodi, per il terreno particolarmente ricco di pietre: il migliore per fare il vino. La seconda, che aveva lo stesso tipo di suolo, si trovava vicino alla Chiesa del 1300 e veniva chiamata S. Niccolò. Era il 1976, alla fine di agosto. Gli avevo spiegato che avevamo deciso con l’enologo (allora Maurizio Castelli), di fare un vino Super Tuscan nel solco tracciato da vigorello e tignanello. Non ebbi il tempo di specificare la scelta dei vitigni che lui, con tono perentorio, affermò: ‘Mi hai detto di avere nelle vigne non solo sangioveto ma anche malvasia nera; ecco, dimenticati dei vitigni francesi usati per gli altri vini di alta qualità del Chianti: i vitigni italiani sono ottimi e la malvasia nera è meglio con il sangioveto, di merlot o cabernet’. Era esattamente ciò che pensavo anche io”.
La
prima annata de I Sodi di S. Niccolò, la
1977, è nata così, diventando il quarto Historical Super Tuscan del Chianti Classico. E proprio come aveva suggerito Veronelli, il vino è prodotto esclusivamente con vitigni autoctoni toscani,
85% di sangioveto e 15% di malvasia nera, provenienti dai due migliori Cru della proprietà.
I Sodi di S. Niccolò, negli anni, ha collezionato importanti riconoscimenti conquistando per ben tre volte un posto di rilievo nella classifica dei 100 Migliori vini al Mondo di
Wine Spectator, e ha esordito nella prima Top 100 mondiale di Vinous di Antonio Galloni, confermando così la capacità di fare grandi vini di Alessandro Cellai, enologo e vicepresidente del gruppo Domini Castellare di Castellina.
I SODI DI VERONELLI
Un’etichetta speciale
L’etichetta dell’edizione limitata I Sodi di Veronelli è come un libro da sfogliare. Sotto l’iconico uccellino, che per l’occasione appare su sfondo rosso, c’è una seconda etichetta tutta da scoprire. Basta infatti sollevarne il lembo per svelare il racconto del giorno in cui Veronelli suggerì il nome del Super Tuscan di Castellare di Castellina. Sulla destra, invece, appare l’immagine del grande filosofo-enologo con i vigneti di Castellare sullo sfondo. Ad arricchire il packaging, un libretto appeso al collo della bottiglia che contiene la storia di questa amicizia speciale raccontata da Paolo Panerai. Una narrazione appassionante che trasforma il vino in un’esperienza immersiva e coinvolgente.
Le note di degustazione dell’enologo
“I Sodi di Veronelli 2021 si distingue per una grande intensità olfattiva e una trama fitta ed elegante di tannini dolci, sostenuta dall’acidità del Sangioveto. Il sorso è particolarmente piacevole e croccante e il finale è lungo e di grande persistenza. Un vino che si può bere subito o lasciare in cantina per un lunghissimo invecchiamento”. Alessandro Cellai
Conclusioni mie
Il fatto che questa data sia stata ricordata da tanti (colleghi della carta stampata e del web, tv, fino a Rai Storia che ha mandato in onda una serie di puntate del
Viaggio Sentimentale di Veronelli che si possono rivedere su Rai Play) e che ci siano state varie iniziative, è qualcosa di confortante. Perché in questo modo Gino Veronelli passa a una sorta d’immortalità, che è l’omaggio che si deve ai grandi che hanno lasciato un segno profondo nella civiltà. E ripeto: è confortante, perché anche i giovani, venuti dopo la sua dipartita, possono conoscere un pensiero che sta all’origine dell’elevazione della dignità del vino italiano. Un grazie dunque a Paolo Panerai, ad Arturo Rota, per il luogo che ha creato e che andrò a visitare quanto prima. E anche alle tre figlie di Gino (Chiara, Lucia e Benedetta) che oggi hanno vissuto un momento di gusto e di memoria, con grande partecipazione.