Golosario Wine Tour: 1^ tappa Il Monferrato

Tra Barbera, Grignolino e colline secolari: il debutto del nuovo Golosario Wine Tour

27.05.2026

Fin dalla loro nascita il Golosario Wine Tour e questa rubrica si sono posti una missione chiara: farvi scoprire le cantine più interessanti dell’enoturismo italiano. Ma con l'uscita del quinto volume — disponibile da oggi in libreria e su Amazon a questo link — abbiamo deciso di fare un piccolo cambio di rotta. D'ora in poi analizzeremo interi territori, andando a scovare le sinergie tra le realtà che operano a stretto contatto e che si impegnano a valorizzare la propria terra ben oltre l'etichetta. Non potevamo che inaugurare questo nuovo format partendo dal Monferrato, celebrato durante la recente edizione di Golosaria e dal paese dove riposa il leggendario Aleramo, primo marchese del Monferrato (anno 961).
 

Un paesaggio da bere

Tra colline morbide, borghi in pietra e filari cuciti come un ricamo perfetto sulle dorsali, il Monferrato vanta un’identità agricola e culturale secolare. È un paesaggio plasmato dalla vite senza mai forzare la mano alla natura, un equilibrio che dà vita a una delle aree vitivinicole più affascinanti del Piemonte. Qui il vino non è solo un prodotto agricolo, ma un elemento identitario vivo. Castelli, cascine e antichi monasteri fanno da sfondo a una cucina locale profonda e stagionale, che trova il suo compagno ideale nei grandi vitigni di queste terre: barbera, grignolino, ruchè, malvasia e nebbiolo, per citarne alcuni

Renato Capretto: la tradizione sospesa tra le vigne

Arrivando da Casorzo la cantina di Renato Capretto è in un’area denominata cascine Napoli. Un cantina che unisce radici ottocentesche a una visione dell'accoglienza decisamente contemporanea. I quindici ettari vitati aziendali si traducono in una gamma ricca e versatile, che passa con disinvoltura da vini come il Sauvignon (assaggiato da bottiglie longeve) al Grignolino d'Asti. E poi la Barbera d'Asti, anche se il vero fiore all'occhiello, che rende onore all’enclave vitivinicola di Grazzano Badoglio, resta il Piemonte Chardonnay Doc “Casinot” 2024, fresco di premiazione tra i Top Hundred 2025. Sintetizza alla perfezione la cifra stilistica della cantina con i suoi profumi intensi e l'incredibile eleganza sapida. Le degustazioni vanno in scena in una sala vetrata panoramica, raggiungibile tramite una passerella metallica che vi farà letteralmente camminare sospesi sulle colline. Ma la vera chicca per chi cerca un rifugio dal mondo è la grande botte trasformata in camera da letto, piazzata direttamente tra i filari per farvi vivere il lato più intimo e rurale del Monferrato.

Tenuta Santa Caterina: fascino storico e anima contemporanea

Proseguendo verso il cuore storico del paese, l'architettura monumentale di Tenuta Santa Caterina domina il borgo ricordando a tutti la magia e l'importanza di queste colline. Il meticoloso recupero della proprietà, fortemente voluto dall’avvocato Guido Carlo Alleva, ha restituito splendore a una realtà profondamente intrecciata alla storia locale, situata a due passi dal monastero che la leggenda vuole custodisca le spoglie del condottiero Aleramo. Tra i filari, la dedizione è tutta per i vitigni autoctoni, con un focus speciale sul Grignolino (premiato nel 2011 con l’etichetta “Arlandino” 2010), esplorato e valorizzato anche nella sua affascinante versione invecchiata promossa attraverso il progetto Monferace. La novità è tuttavia rappresentata dal Metodo Classico “Guido Carlo” del millesimo 2020, prodotto con uve 100% chardonnay spumante dosaggio zero, nostro Top nel 2025.
L’accoglienza gioca sulle corde dell'eleganza sussurrata: il relais ricavato nell’antica casa dell’intendente dispone di 6 camere, piscina e offre un soggiorno intimo e immersivo, mentre la vecchia cantina fa da palcoscenico a una suggestiva sala degustazione.

Castello di Razzano: l'eleganza si fa resort

Il Castello di Razzano di Alfiano Natta, non distante da Moncalvo, rappresenta la sintesi perfetta tra ospitalità immersiva e grande produzione vitivinicola. Rilanciata dalla famiglia Olearo, questa storica tenuta si sviluppa attorno a una dimora d’epoca trasformata in un resort di charme circondato dai vigneti. Nel calice, la regina indiscussa è la Barbera d'Asti, declinata in selezioni superiori di carattere come “La Leona”, “Campasso” (tra i migliori assaggi di questo 2026), “Beneficio”, “Eugenea” e “Valentino Caligaris”. Non mancano però le affascinanti interpretazioni di altri vitigni, dal sauvignon “Desiderio” al nebbiolo superiore “Nero di Razzano”, fino alle bollicine Metodo Classico “Lunadoro” e “Privilegio” ottenute da uve pinot nero. A completare l'offerta agricola c'è anche una importante produzione di olio extravergine.
L'enoturismo qui è un'esperienza a 360 gradi: si spazia dalle degustazioni nelle sale storiche del castello alle cene tipiche nel ristorante interno (ha il faccino radioso), passando per il suggestivo Museo ArteVino ricavato nelle antiche cantine; quindi le 13 camere per gli ospiti, la piscina panoramica e le avventure outdoor tra e-bike e voli in mongolfiera.

Tenuta Montemagno: l'evoluzione del relax tra le vigne

Scendendo un po' più a sud, l'enoturismo monferrino mostra uno dei suoi volti più moderni e accattivanti. Nata dal recupero di un antico casolare del Cinquecento che domina una valle, l’iniziativa si deve all’imprenditore Tiziano Barea e al fratello Flavio, Tenuta Montemagno è diventata un vero e proprio "hub" esperienziale che mixa alla perfezione accoglienza di alto livello, fine dining, benessere e grande produzione vinicola.
Le 17 camere con vista mozzafiato sui vigneti e la piscina panoramica dialogano con un’offerta che non ti lascia mai annoiare: degustazioni, percorsi in e-bike e un fitto calendario di eventi tutto l'anno. Anche il ristorante interno, La Civetta sul Comò, è una tappa fondamentale per esplorare la zona attraverso il gusto. C’è anche una sala meeting per piccoli congressi con capacità massima di 20 unità.
Sul fronte enologico, la tenuta tira fuori il carattere delle denominazioni simbolo del territorio: dai rossi intensi a base di barbera d’Asti ("Mysterium" e "Austerum") e ruchè ("Nobilis" e "Invictus"), fino ai bianchi di grande personalità ottenuti da uve sauvignon e timorasso, come "Nymphae", "Musae" e "Solis Vis". Chiudono il cerchio l'eleganza dei Metodo Classico e la versatilità della Malvasia di Casorzo, declinata sapientemente dal rosé al passito.

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