Dallo "Sbatutìn" al mito: la vera storia del tiramisù di Treviso

Il capolavoro del 1972 firmato Alba Campeol e Loly Linguanotto: la ricetta autentica, i segreti e le regole del dessert italiano più celebre al mondo

12.07.2026

In pochi lo sanno ma oggi il Tiramisù è una delle cinque parole italiane più conosciute al mondo. Eppure, questo colosso della pasticceria globale non è nato nei laboratori di una grande industria culinaria, ma dall'intuizione e dal calore di una cucina familiare nel cuore di Treviso, precisamente all'interno dello storico ristorante Le Beccherie in Piazza Ancilotto.

La scintilla iniziale risale al 1955. La proprietaria del locale, Alba Campeol, era allora in attesa di suo figlio Carlo. Per aiutarla a recuperare le forze e superare le fatiche delle lunghe giornate, la suocera era solita prepararle ogni mattina lo sbatutìn: una classica ricetta della tradizione contadina veneta a base di tuorlo d'uovo sbattuto vigorosamente con lo zucchero, a cui veniva aggiunto un goccio di caffè caldo. Un vero e proprio "shot" di energia.

Una volta terminato lo svezzamento del figlio e tornata a pieno ritmo nelle cucine del ristorante, Alba non riuscì a dimenticare quel sapore confortante. Pensò che quel mix di uova, zucchero e caffè potesse diventare la base per un dessert straordinario da offrire ai suoi clienti. L'idea rimase a bollire in pentola fino alla fine degli anni '60, quando Alba Campeol unì le forze con il geniale pasticciere del locale, Roberto "Loly" Linguanotto. I due iniziarono un lungo e meticoloso periodo di sperimentazione culinaria.
La svolta decisiva arrivò quando decisero di incorporare alla base di uova e zucchero il mascarpone, un formaggio cremoso che diede al composto una consistenza vellutata e avvolgente. Mancava solo la struttura: dei biscotti savoiardi inzuppati nel caffè amaro e una spolverata finale di cacao amaro per bilanciare la dolcezza.
Nel 1972, il dolce fece ufficialmente il suo debutto nella carta dei dessert delle Beccherie con il nome originario in dialetto trevigiano: Tiramesù (letteralmente "tirami su", proprio per le sue proprietà energetiche). Il successo fu immediato. Le Beccherie presentarono la loro creazione persino alla Fiera Campionaria di Milano, dando il via a un passaparola che nel giro di pochi decenni avrebbe conquistato l'intero pianeta.
La ricetta originale trevigiana custodisce alcune caratteristiche precise:
Forma circolare 
A differenza delle teglie rettangolari moderne, il Tiramesù legittimo delle Beccherie nasce rigorosamente rotondo e viene servito tagliato a spicchi.
Niente liquore o albume
La crema originale prevede solo tuorli, zucchero e mascarpone. Niente albumi montati a neve e nessun goccio di liquore (come marsala o rum), per mantenere il sapore pulito e fedele a quello d'altri tempi.

A testimonianza della sua importanza storica, il 15 ottobre 2010 la ricetta originale del ristorante è stata ufficialmente depositata con atto notarile presso l'Accademia Italiana della Cucina, blindando per sempre il legame indissolubile tra questo capolavoro e la città di Treviso.

In fondo, il segreto del successo planetario del Tiramisù risiede proprio in questa sua intima natura: l'essere nato non per stupire i critici, ma per accudire una neomamma. Ogni volta che affondiamo il cucchiaino in quella crema soffice e vellutata, non facciamo altro che assaporare l'evoluzione moderna e raffinata di quel semplice sbatutìn che la suocera preparava ad Alba Campeol. Un cerchio che si chiude tra le mura de Le Beccherie, ricordandoci che le rivoluzioni gastronomiche più grandi, spesso, nascono da gesti d'amore.

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