Cucina italiana: ora una legge per le De.Co.

I commenti sugli articoli dei giornali di oggi e alcune considerazioni

11.12.2025

Forse il grave pericolo annunciato una settimana fa sul Venerdì di Repubblica è stato scansato. “Patrimonio all’Italiana” titola il settimanale con l’occhiello che dice “campioni del mondo” e anticipa che il 10 dicembre l’Unesco potrebbe premiare la nostra cucina.
“Un successo?” – si chiede il titolista – “Sì, a patto di non far diventare di destra pure gli spaghetti”. Ma cosa c'entra? Poi leggendo l’articolo dell’ottimo Luca Iaccarino, si insinua il tema che questo riconoscimento sarebbe l’antitesi del “sovranismo alimentare”, come del resto avrebbe sostenuto Massimo Montanari in un libro preparatorio al riconoscimento. Ora, se questo è un tema che si potrebbe affrontare, anche perché la storia della nostra cucina è fatta di contaminazioni da un lato e di conservazione dall’altro, quindi di libertà, il tentativo di buttare tutto in politica, anche i nostri spaghetti, è francamente stucchevole. 

Ma andiamo a leggere la rassegna stampa di oggi, per cogliere qualche dato nei commenti di questo riconoscimento globale, che è clamoroso, giacché non riguarda solo un particolare come potrebbe essere stato il riconoscimento al borsch ucraino, alla cucina indigena messicana, al repas gastronomique francese, al washoku giapponese fino alla mitica dieta mediterranea. No questo riguarda proprio ciò che portammo, come contenuto, all’Expo 2015 di Milano, dove il titolo: “Nutrire il Pianeta, Energia per la vita” affrontò anche il tema della cucina come aspetto conviviale, culturale, paesaggistico. Insomma l’Italia.

Ora, La Stampa oggi non è in edicola, perché da ieri la redazione è in sciopero e in assemblea permanente. Iniziamo quindi da QN (IlGiorno, La Nazione, Il Resto del Carlino)  che mette in prima pagina la notizia con il Colosseo illuminato. E cita il commento di Mattarella: ”Rafforza il nostro prestigio”. Poi cita il riconoscimento alle Città creative della gastronomia (Alba, Bergamo e Parma, fra il 2015 e il 2019) di cui francamente avevamo perso traccia (come succede a tante patacche). QN ricorda che erano 60 i dossier valutati dalla sessione indiana, provenienti da 56 paesi. Ma la nostra proposta, che riguardava non solo ricette, ma anche pratiche e saperi, ha stravinto. Fra gli chef chiamati a commentare Cristina Bowerman che dichiara: “La gente deve conoscere la cucina tradizionale” (ok, ma se viene a mangiare da te, quale cucina conosce?). E qui inizia il tormentone per cui di cucina italiana, ossia di patrimonio, a leggere i giornali, devono parlare sono gli chef stellati, con “Bottura prezzemolo” in testa che ieri deve aver ricevuto anche il dono dell’ubiquità (Usti, ma non era di sinistra Bottura?). E infatti a pagina 11 ecco l’intervista a tutta pagina al Massimo nazionale che è anche emiliano, come QN del resto. Interviene infine il presidente della Fondazione Artusi Andrea Segré, che dice una cosa aurea: “Ora dobbiamo custodire questo tesoro” (Ma sarà mica sovranismo?).

Prima pagina de La RepubblicaLa nostra cucina patrimonio dell’umanità” è il titolo di un pezzo di spalla di? ... Massimo Bottura ovviamente. Poi a pagina 29 Eleonora Cozzella fa una perfetta sintesi del successo: “Riconosciuta la trama culturale che lega gesti, pratiche speciali, convivio e territori”. Da Milano l’ottimo Jacopo Fontaneto intervista Enrico Bartolini (che di stelle ne ha abbastanza per aver diritto di parola). E comunica un perfetto ossimoro (che non è una ricetta): “Bisogna proteggere la tradizione e codificare le ricette, senza smettere di innovare. La creatività fa parte del nostro carattere” (Giusto, anche la carbonara al caviale?).

Il Giornale fa un richiamo in prima pagina in fondo a destra con un pezzo del bravo Andrea Cuomo che finalmente esce dagli schemi dei soliti noti e fa parlare lo chef Cesare Battisti che dice: “Eravamo già i più amati e imitati”. Ma sopra l’articolo portante di pagina 21 Il Giornale enfatizza la gioia della premier Meloni che parla di un successo che appartiene a tutti. E come foto cosa ci mette il Giornale che è in quota alla destra? Un bel piatto di spaghetti (Ma allora provochi? … e me te magno).

Avvenire non offre nulla in prima pagina alla notizia della cucina, ma poi la pagina 8 è un approfondimento che fa dire agli esperti: “Può essere un’opportunità di sviluppo a patto che ci sia una strategia nazionale" (e ridaje col sovranismo). Interessante il fondo di Daniele Zappalà che dice una cosa finalmente fuori dalle stelle: "i piatti della tradizione sanno di casa: genuini, ecologici e sostenibili”. Da leggere. 

Il Corriere della Sera annuncia in prima due pagine di servizi sulla Cucina italiana e rammenta la “funzione culturale e le tradizioni tracciabili” che sono stati i punti chiave del dossier. Un iter lungo, avviato 6 anni fa, bisogna ricordarlo, dalla bravissima Maddalena Fossati, direttrice della Cucina Italiana (produce per sé anche un olio in Toscana), che ieri era a Nuova Delhi a incassare questo successo, accompagnata dal ministro Tajani (ma da qualche parte Bottura sarà sicuramente apparso no?).

A pagina 11 del Curierun parlano Antonia Klugmann (“il cibo è un pezzo di casa ovunque nel mondo”) e Davide Oldani (“Un percorso già scritto nella nostra storia"). Ma al centro dei due piccoli box, sopra all’intervista a Bottura chi appare? Barilla of course. Già mica la pasta Martelli o la pasta Metodo Massi, ma Barilla, perché anche un po’ di pubblicità non fa male no? E qui incomincia a insinuarsi un pensiero che ieri Marco Gatti mi ha messaggiato: “Ma tutti quelli di cui parliamo, osti, produttori sconosciuti, artigiani alimentari e contadini, non hanno diritto di parola?” A quanto pare no, Marco, tant’è che questo riconoscimento lo intitolerei sai a chi? Ad Anna Dente, l’ultima ostessa, che faceva quella cucina autentica di territorio, raccolta anche in un libro che abbiamo voluto. 

Ora, sulle edizioni locali dei quotidiani non c’è traccia, almeno per oggi, di commenti gastronomici, tranne Il Corriere del Veneto che parla dei nuovi piatti a base di Nutrie (sigh). Ma se invece si legge l’Arena di Verona ecco l’evidenza della prima pagina più generosa di oggi che rammenta il brindisi a Vinitaly con la premier Meloni, Lollobrigida e Bricolo, foriero del successo che, scrivono, “A Verona è un tesoro da un miliardo”. 

Sul Fatto Quotidiano non è successo niente. Non è insomma un Fatto che merita risalto (chissà come mai?), e mentre in prima pagina si parla di Censura (di Barbero però), il paradosso è che l’ultima pagina ospita la pubblicità dei ministeri Cultura e Agricoltura che annunciano “IO Amo La cucina italiana” dando così la notizia. (Caspita la controinformazione ha pure un prezzo!). 

Italia Oggi titola “Cucina Italiana senza confini” e una vignetta di Claudio Cadei rammenta una gag popolare. 

A pagina 6 poi viene intervistato Andrea Segrè, mentre merita il fondo di Antonino D’Anna che titola “È il giusto premio per tutte quelle mamme, nonne, zie e i loro piatti offerti in famiglia o lavorando in osterie e trattorie". E NOI SOTTOSCRIVIAMO!!!

La Verità esce col taglio basso che annuncia un pezzo del lucidissimo Carlo Cambi il quale senza mezzi termini (ecchecavolo!) scrive: “Ufficiale: abbiamo il cibo migliore del mondo". (E ora chi glielo dice alla Michelin che gongola ogni volta che si fa parlare lo chef bi o tre stellato?). 

Prima pagina su Libero (taglio basso) che parla di Cucina Italiana come filosofia di vita, con un articolo di Susanna Barberini. Ma non manca la voce discordante che non poteva fare a meno di cogliere l’occasione: Arrigo Cipriani dell’Harry’s Bar dichiara: “Senza senso” perché a parer suo non esiste una cucina italiana generalizzata. (Ma va? Prima che lui nascesse, essendo del 1932, una certa Anna Gosetti della Salda, nel '27, scrisse il libro delle ricette della Cucina Regionale italiana). Ma come avremmo potuto fare a spiegare nel dossier che non solo non esiste la cucina regionale, ma c’è pure quella dei paesi, dei borghi, delle frazioni? E così, ecco che poche pagine più avanti il capogruppo del Carroccio in Regione Lombardia, Alessandro Corbetta, annuncia l’Ideona del marchio di “Cucina Tipica”.

E qui arriviamo alla chiosa finale che richiama il titolo. Non sarebbe invece il caso di proporre una legge chiara sulle Denominazioni Comunali anziché inflazionare i marchi che poi dovrebbero sostenere (addevenì!) i ristoratori? Era l’idea di un padre della nostra enogastronomia, Luigi Veronelli, scomparso il 29 novembre di 21 anni fa (e non più ricordato). Un’idea mutuata dall’Anci e portata avanti a fatica, anche da noi, proprio per difendere le nostre identità. Sarà questo il prossimo passo di un Governo che a quanto pare ci tiene alle identità?

Nel frattempo, come ho rilasciato a Filippo Larganà (SaporidelPiemonte.net), in un’intervista di ieri, invoco che questo riconoscimento possa portare ad una difesa maggiore della cucina italiana all’estero, che non è solo Lasagne alla Bolognese proposte da finti ristoranti di cucina italiana, ma ha una ricchezza comunale, regionale, nazionale. E a questo punto, internazionale, che può anche essere comunicata. È arrivato il momento di fare ordine, insomma e anche di far sapere che la Cucina Italiana esiste.

P.s. un grazie particolare all’ottima Maddalena Fossati, con cui abbiamo condiviso, lo scorso anno, una puntata a Porta a Porta dove un certo Grandi provocò con un argomento Piccolo: La cucina italiana non esiste. Già…

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