Cantina Valle Isarco festeggia quest'anno i suoi primi 65 anni e nonostante sia attiva dal 1961, è la cooperativa più giovane dell’Alto Adige, terra dove l’associazionismo agricolo ha fatto scuola. In questo caso significa 130 famiglie che coltivano 150 ettari di vigneti. Numeri piccoli (le bottiglie non raggiungono il milione) per una storia di ricerca verso la qualità che oggi li ha portati ad essere presenti in ben 22 Paesi tra cui Stati Uniti, Giappone, Australia e gran parte del Nord Europa.
L'ambiente in cui nascono questi vini è quello di una valle alpina, stretta e montuosa. Quella praticata dalla cantina è a tutti gli effetti una viticoltura eroica: le pendenze arrivano in alcuni casi a sfiorare il 55%, una pendenza tale da richiedere quasi sempre l'uso di terrazzamenti spesso sorretti dai tradizionali muri a secco. In un simile contesto la meccanizzazione è impossibile e il lavoro richiede un approccio manuale.
Le famiglie, che gestiscono in media un solo ettaro a testa, vivono nel Maso spinti da una profonda passione, incastrando la fatica della vigna con i loro lavori principali.
Un excursus tra i vertici di questa produzione ci porta inevitabilmente ai vini della linea Aristos (che in greco, non a caso, significa "migliore").
Nata nel 1990, questa selezione rappresenta oggi il 15% dell'intera produzione dell'azienda, attestandosi su circa 100mila bottiglie all'anno. Le uve provengono da un taglio di diverse vigne storiche, trattate come piccoli Cru, le cui caratteristiche vengono esaltate da un calibrato passaggio in grandi botti di legno. Vini che abbiamo avuto modo di assaggiare in più occasioni e che anche questa volta possono fare scuola.
Il
Silvaner 2024 cresce nella zona di Chiusa, spingendosi fino ai 700 metri di quota, un'altitudine orgogliosamente rivendicata in etichetta. Al naso è fruttato, con richiami di mela e pera che lasciano poi spazio a fieno ed erba. In bocca il sorso è cremoso, senza rinunciare a una spada acida che si fa sentire.
Il
Grüner Veltliner 2024 è un vero e proprio vanto aziendale, figlio di appena 14 ettari in produzione situati su terreni argilloso-sabbiosi, molto profondi e fertili, a un'altitudine tra i 550 e i 600 metri. In Italia la DOC per questo vitigno è circoscritta esclusivamente a questa valle. Dopo una maturazione di 10 mesi sulle fecce nobili divisa tra botti d'acciaio e grandi botti di legno, il calice si presenta di colore paglierino chiaro sprigionando con un profumo delicatamente fruttato. Al palato è fresco, piacevolmente speziato e finemente aromatico.
Il vino simbolo e numericamente più importante per la cantina è però il
Kerner 2024, già premiato come Top Hundred a Golosaria 2021. Nasce da un incrocio agronomico da uve schiava grossa (trollinger) e riesling renano, una parentela che spiega perché in Germania venga affettuosamente considerato il "Riesling per tutti i giorni". In realtà questo campione è ben lontano da questa visione popolare che c’è al di là delle Alpi. Le uve provengono da viti posizionate molto in alto, tra gli 800 e i 970 metri, su suoli poveri e poco profondi, ricchi di quarzofillite e scheletro. Matura per 10 mesi tra acciaio e botti grandi. Un processo che ha come risultato un vino di moderata aromaticità e contemporaneamente di grande eleganza: spicca la pesca dolce accompagnata da note fresche e agrumate, timo, rosmarino e menta. In bocca rivela una struttura piena e vivace, un sorso asciutto e una speziatura che resta a lungo.
Spostandoci più a nord verso Bressanone, troviamo i vigneti del
Riesling 2024. Qui le altitudini variano dai 520 ai 650 metri su terreni alluvionali, poveri e ricchi di quarzofillite. Fermentato e maturato per 10 mesi tra l'acciaio e la botte grande in legno, questo calice lascia parzialmente da parte i tradizionali sentori di idrocarburo per concentrarsi su un frutto elegantissimo. Profuma in modo netto di pesca, albicocca e mela cotogna, con un sottofondo minerale. Il sapore è fresco e raffinato, sostenuto da una notevole struttura e da una speziatura fine che sembra giocare con la dolcezza del frutto.
Infine, un rosso, che promette (e mantiene) l’eleganza che contraddistingue tutti i campioni. Il
Pinot Nero 2023 nasce da pochi ettari di giovani vigneti orientati a sud-est , a quote tra i 500 e i 600 metri. I terreni in questa fascia sono porfirici, impreziositi da depositi calcarei di roccia dolomitica. È un Pinot Nero di montagna, che fermenta in botte grande, matura per 18 mesi sulle fecce nobili diviso in parte in tonneaux e in parte in barrique, per poi riposare altri 6 mesi in bottiglia. Il risultato, rubino chiaro brillante, ha un naso intenso e complesso. Spiccano al naso amarena, ribes rosso, lampone, accompagnati da una nota affumicata appena accennata. In bocca la spiccata freschezza finale si integra a meraviglia con un piacevole trama tannica. La via della seta che attraversa la montagna.