Bloom Gala, una cena fatta per bene, davvero

Il racconto della prima edizione di “Una cena fatta per bene” a Torino

24.03.2026

Ci sono eventi che funzionano perché tutto è bello. E poi ci sono serate in cui, oltre alla bellezza, si percepisce chiaramente un senso. Il Bloom Gala è stato questo.

La prima edizione di “Una cena fatta per bene” ha portato a Torino una formula riuscita: alta cucina, attenzione al dettaglio e un obiettivo concreto, il sostegno alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro – Istituto di Candiolo IRCCS.
I 26.000 euro raccolti sono un risultato importante, ma soprattutto tangibile. Ed è proprio questa concretezza che ha dato valore a tutto il resto. L’atmosfera, costruita come un giardino primaverile, era curata ma mai eccessiva. Fiori, musica, luci: elementi che accompagnavano senza sovrastare. Si percepiva una regia chiara, capace di tenere insieme tutto senza forzature.

La cucina ha seguito la stessa linea. Un percorso coerente, pensato per accompagnare la serata più che per imporsi. Gli antipasti sono stati all’altezza, molto eleganti e ben eseguiti, potevano forse osare qualcosa in più. La rana pescatrice invece era giocata sulla delicatezza, sulla pulizia, e proprio per questo risultava convincente. Il piatto più espressivo della cena sono stati i ravioli di capriolo: profondità, equilibrio, un piatto che rimane. Il salmerino mi-cuit in chiave carpione ha portato tecnica e memoria, mentre il dessert ha scelto una strada meno immediata: il rafano spinge, forse anche oltre per alcuni palati, ma è una scelta precisa, che dà identità.

Anche il percorso vini era ben costruito e coerente con il contesto. La bolla di Cocchi si conferma solida e riconoscibile, capace di distinguersi in un panorama, quello dell’Alta Langa, oggi ricco di proposte valide. L’Arneis di Damilano ha portato energia e immediatezza, con una bella espressione fruttata. Il Barolo, ancora giovane, lascia già intravedere una chiara vocazione alla longevità. Ma più dei singoli elementi, ciò che ha funzionato davvero è stato il loro dialogo. Cibo, vino, musica e allestimento non erano compartimenti separati, ma parti di un racconto unico, coerente. Nulla sembrava inserito per riempire uno spazio.
Viene naturale pensare a una frase di Don Luigi Giussani: “Dopo la musica e la poesia, la bellezza dell’uomo si esprime nel cibo e nel vino.”

Ecco, forse la poesia non era dichiarata, ma si percepiva nel modo in cui la serata è stata costruita. Bloom Gala dimostra come sia possibile unire qualità e responsabilità senza che una prevalga sull’altra. Non solo una cena ben fatta, ma un progetto capace di lasciare qualcosa – durante e dopo. Ed è probabilmente questo l’aspetto più riuscito.

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