Azienda Agricola Assirelli, non c’è un io senza un noi

Quando la colleganza prende vita

28.07.2022

È un venerdì sera di metà luglio e con la mia auto sto raggiungendo uno dei luoghi del cuore della mia infanzia; alla mia destra come una terrazza sulla pianura padana, alla sinistra vigneti e colline si perdono all’orizzonte.

“Quando torno a casa e rivedo i luoghi dove sono cresciuto, di cui conosco tutti i particolari e che hanno accompagnato un tratto del mio cammino, a volte mi capita di commuovermi” mi dice un amico accanto a me; è proprio vero, ha saputo descrivere meglio di quanto fossi riuscito a fare io il mio stato d’animo nel percorrere la strada che dal centro del borgo di Dozza (BO) conduce verso Monte del Re.

Percorriamo questo tragitto per raggiungere l’Azienda Agricola Assirelli per un evento dedicato a professionisti del settore enogastronomico; l’invito l’ho ricevuto da Matteo Assirelli che dal 2017 è al timone dell’azienda di famiglia giunta ormai alla terza generazione. Mi fa un po’ strano definirmi ospite perché tra queste vigne, insieme a Matteo, ho trascorso intere giornate quando ancora eravamo bambini; diciamo che sono tornato a casa. Mi ha colpito molto che, a distanza di 15/20 anni, le nostre strade si siano rincontrate grazie al fatto che ognuno di noi ha seguito seriamente la propria passione o il proprio lavoro.

L’evento è stato allestito in un punto panoramico tra la cantina e il vigneto. Da una parte un ricco buffet con i salumi, gli oli, i vini e i prodotti dell’azienda agricola, dall’altra una meravigliosa tavolata, curata nei minimi dettagli, che affaccia su un paesaggio mozzafiato. Il perché di tanta cura nell’allestimento è presto detto; la serata è stata organizzata in collaborazione con NEST ITALY, azienda fondata dalla giovanissima Maria Elena Fabbrini, che si occupa di promozione e valorizzazione delle eccellenze del made in Italy a 360°. Dall’esperienza di NEST è nato il format “Tavolata” un social table che unisce persone che non si conoscono allo stesso tavolo, facendo assaporare loro piatti della cucina locale in location formidabili.

La serata prende il via con un bellissimo aperitivo dove i salumi, gli oli e i formaggi sono abbinati alle piadine fritte realizzate dalle AZDORE di Dozza, un’istituzione da queste parti perché da 30 anni custodiscono e tramandano le tradizioni gastronomiche locali.
Il primo vino proposto in aperitivo è il Pignoletto DOC frizzante interessante per finezza e balsamicità oltre che per la bella sapidità che richiama costantemente la beva, seguito a ruota dal Rubicone Barbera IGT frizzante ‘21, una barbera succosa, potremmo definirla “di frutto”, il cui unico difetto è quello di evaporare in fretta e in ultimo il “MASTRO DI DOZZA” Pignoletto secco DOC ’21 che si distingue per le belle note agrumate e floreali.
Siamo giunti ormai al tramonto quando, Sante, sommelier e collaboratore della cantina e Matteo ci conducono ai piedi di Monte del Re, una struttura storica risalente al XIII secolo che domina tutta la vallata; davanti a noi un tramonto meraviglioso di quelli che capita di vedere raramente. Riprendiamo il cammino e ci dirigiamo verso un vigneto dalle caratteristiche “uniche” che si trova nel versante opposto della collina; qui sono infatti allevati, all’interno dello stesso vigneto 25 cloni di albana; negli anni '90 il padre Vittorio ha deciso di piantare queste viti per portare avanti uno studio sui cloni in collaborazione con l’università di Tebano. Vittorio è stato davvero lungimirante sia per aver permesso un’analisi ancor più approfondita su questa varietà ma soprattutto perché oggi è possibile valutare quali siano quelli che meglio rispondono al cambiamento climatico in atto.

Dopo una rapida visita alla cantina, dove abbiamo assaggiato direttamente dalla botte un interessante Romagna Trebbiano DOC 21 vendemmia surmatura, è ora di sedersi a tavola. Il menù della cena prevede:
- Uovo croccante in crosta di polenta, fonduta al parmigiano reggiano, spinaci al salto e tartufo
- Cappellacci ripieni di friggione, bacon croccante e squacquerone
- Intervallo a base di Parmigiano Reggiano DOP
- Guancia di maialino brasata al “Moro” e la sua salsa con tortino di patate
- Millefoglie liquido con crema allo zabaione, scaglie di cioccolato e frutti rossi
- Formaggio di fossa di Sogliano DOP


In cucina a dirigere i lavori c’è Mustafà, giovane Chef del ristorante Bolognese “Per me è Uguale”, che da tempo collabora con la cantina per la realizzazione di eventi.

Dopo un breve giro di presentazioni tra gli ospiti, ci vengono serviti due calici: il primo è Romagna DOC spumante 21 extra dry “Urano”, assemblaggio di trebbiano (per la maggior parte) e famoso; un vino delicato, molto giocato sulle morbidezze, dove sia al naso che al palato prevalgono i fiori e i frutti a polpa bianca; il secondo, il Rubicone Bianco IGT 21 pet nat ancestrale “Prosit” da uve famoso e vernaccina riminese, mi ha davvero conquistato per caratteristiche e originalità; è un ancestrale davvero divertente, da un ingresso bocca molto scorrevole si arriva ad una sensazione di astringenza sulla lingua per la presenza dei lieviti che però viene subito ripulita da un ritorno della salivazione dovuta alla persistenza e sapidità del vino. Non ancora in commercio, quando sarà il momento penso darà grandi soddisfazioni.

Passiamo poi alla verticale di Romagna Albana DOCG secco “ALBENA D DOZA” 2018/2019/2021; vino 100% compadrona, clone che si è scoperto essere autoctono proprio di queste colline. In tutte le tre annate ritroviamo una bella struttura e potenza, caratteristica trasversale del vitigno che non a caso è reputato un bianco travestito da rosso. Emerge subito che l’albana, per esprimersi al meglio, ha bisogno di tempo; la 2018 presenta infatti un bellissimo bouquet di profumi floreali, di frutta gialla matura e delicate note di miele, in bocca l’acidità è in perfetta armonia con la struttura del vino; nella 2019 e 2021 si ritrovano caratteristiche analoghe ma in una fase ancora gestazionale, al naso sono un po’ più “chiusi” rispetto alla 2018 e necessitano ancora di un po’ di tempo per trovare l’equilibrio; già a oggi sono comunque piacevoli soprattutto se si preferisce una bevuta più verticale.
A sorpresa viene servita anche l’“Albana 25 cloni secco 2016” che, da come si può dedurre in etichetta, è frutto dell’assemblaggio delle 25 varietà presenti in vigna; albicocca, pesca gialla e note mielate al naso, bella tensione e sapidità al palato. Mi ha davvero colpito quest’ultima versione per la capacità espressiva e per l’unicità dell’assemblaggio.

Davanti a noi abbiamo ora il Colli d'Imola DOC 2019 vino da meditazione secco “Monte del Re”. Questo vino rappresenta più di tutti la voglia di sperimentare di Matteo: si tratta di un vino che assembla 3 vitigni vinificati in 3 modi differenti: l’albana matura 10/12 mesi in barriques di acacia di prima vita, il famoso affina 10/12 mesi in acciaio con fecce fini e il trebbiano evolve 10/12 mesi in cemento con fecce fini; segue assemblaggio prima della messa in bottiglia. Il colore tende all’ambrato, al naso emergono sentori di balsamici di salvia, spaziature dolci di mandorla e vaniglia e al palato si presenta caldo e avvolgente. Un vino di carattere, da gustare e apprezzare lentamente, seguendo le evoluzioni nel bicchiere.

È il turno dei Rossi, ad aprire le danze ci pensa il Romagna Sangiovese DOC superiore “Moro di Dozza” nelle annate 2019 e 2021; le uve del sangiovese vengono raccolte tardivamente, segue il processo di vinificazione in rosso che culmina con un affinamento di 6 mesi. Il “Moro di Dozza” è Sangiovese molto identitario, incarna quello che ti aspetti da un Sangiovese di queste terre. Colore rosso rubino, confettura di frutti rossi e viole al naso e bella succosità e freschezza al palato. Davvero una piacevole interpretazione.

Passiamo ora alla verticale del Romagna Sangiovese DOC superiore riserva “Monte del Re” annate 2014/2016/2017/2018.
Frutto di una vinificazione in rosso con salasso sulle bucce a cui segue l’affinamento in tonneaux di seconda generazione di rovere francese e di slavonia per 24 mesi prima di riposare ulteriori 12 mesi in acciaio. Il colore è più scuro, quasi impenetrabile, dalla confettura del sangiovese superiore si passa ai frutti rossi sotto spirito e alla molteplicità delle spezie; il tannino è ben levigato grazie all’affinamento svolto in legno. Al tavolo quasi tutti convergono nel preferire le annate 2014 (che ha impressionato) e 2016, molto diverse in termini di andamento climatico ma accomunate, in questo caso dai superiori tempi di affinamento in bottiglia rispetto alla 2017 e 2018. Le annate più recenti necessitano ancora di qualche anno per raggiungere una perfetta sintonia fra gli elementi; gli aromi tipici del vitigno, infatti, sono ancora un po’ sovrastati dagli aromi del legno.

Dulcis in fundo in abbinamento al formaggio di fossa e al dolce ritroviamo l’albana nelle sue mille sfaccettature; mi ha letteralmente rapito il Romagna Albana DOC spumante dolce “Incanto di Dozza”, per finezza, eleganza e pulizia; i frutti e fiori bianchi e la bella dolcezza, rendono questo vino perfetto per gli abbinamenti dopo pasto. In Romagna è ormai raro trovare una versione spumantizzata dolce di albana quindi consiglio di non perdere l’occasione per assaggiarlo; vedrete che potrà giocarsela a viso aperto con un buon moscato, lo spumante dolce per eccellenza.

Del Romagna Albana SOCG passito verticale “Piccolo Fiore” abbiamo assaggiato le annate 2011 e 2016. 100% Albana clone Compadrona che viene lasciata appassire in vigna fino a novembre quando si svolge la vendemmia botritizzata; quando non è possibile l’appassimento in vigna, l’uva viene raccolta e lasciata appassire in cassette per circa due mesi. Il 2016 sfoggia un bellissimo abito giallo dorato intenso accompagnato da note di pesche sciroppate, pasticceria e di miele d’acacia; al palato è davvero ricco, un vino intrigante e dinamico, in continua evoluzione nel calice. Un'altra bellissima interpretazione di albana dolce. La 2011 ha più di 10 anni sulle spalle e ha maturato caratteristiche tipiche di un lungo affinamento, un colore giallo ambrato, la frutta diventa molto più matura influenzata anche dalla nota ossidativa. Bellissima esperienza.
Chiude le danze il VERMUTH Albana chinato gold. Non conosco molto il mondo dei VERMUTH per cui mi limito a comunicare che l’ho molto apprezzato; da dove nasce l’idea? la tesina della maturità realizzata da Matteo prevedeva la realizzazione di un VERMUTH di Albana, uno dei suoi tanti progetti divenuti realtà.
Sono ormai le 3, è ora di tornare. La stanchezza è domata dal susseguirsi di pensieri che invadono la mia mente. Rifletto su ciò che ho appena vissuto e non posso che tornare al concetto di COLLEGANZA su cui ha tanto insistito Paolo Massobrio: “Nella modernità all’interno del Codice Deontologico Degli Psicologi la Colleganza è uno dei principi cardine che regolamenta i rapporti tra colleghi inteso non solo come appartenenza a un gruppo, ma la partecipazione a uno scopo comune e al progresso come avanzamento di tutti grazie all’impegno di ognuno. Colleganza diventa quindi il concetto chiave da cui ripartire per il dopo Covid nel senso di una nuova alleanza tra produttori e botteghe, negozi di città e di campagna, realtà di territorio che si uniscono per un progetto o per il bene comune.”

Stasera non è andata in scena la classica serata di degustazione e visita a una cantina; ho visto un giovane vignaiolo innamorato della sua terra, desideroso di comunicare se stesso attraverso le sue bottiglie; ho visto una giovane imprenditrice che del veicolare le bellezze dell’Italia ne ha fatto una ragione di vita; ho visto un giovane chef talentuoso accanto alle azdore di Dozza, la tradizione che abbraccia l’innovazione. Ho visto il concetto di COLLEGANZA prendere vita. Questo mi porta un senso di gratitudine e di speranza per un territorio dal grande potenziale ma che ha tanto bisogno di sapersi comunicare. Matteo è la testimonianza vivente di come non ci sia un io senza un noi e ritengo che questo sia l’elemento che più di tutti debba custodire per raggiungere i suoi obiettivi.

https://www.cantinadavittorio.com/

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