Ci chiediamo talvolta, mentre assaggiamo bicchieri fantastici, se con le nostre parole riusciamo a trasmettere tutto l’entusiasmo che proviamo in quell’ora abbondante di effluvi vinosi e commenti. Noi lo speriamo, perché anche stavolta la “Batteria” è stata all’altezza di una grande degustazione.
E partiamo subito con una cantina che abbiamo nel cuore (è il caso di un cuore non corrisposto, ma pazienza) che non cede di un millimetro, anzi, sulla qualità assoluta dei propri vini.
L’azienda è nata nel 2003 grazie all’intuizione imprenditoriale di Cataldo Piccarreta capace di costruire un’azienda agricola orientata fin da subito alla viticoltura biologica. L’idea è stata quella di sfruttare al meglio i suoli dei Castelli qui caratterizzati dall’antico Vulcano Laziale. Ad accompagnarlo in questa avventura l’enologo Luca D’Attoma con una consulenza che oggi permette a questa cantina di avere una straordinaria offerta di vini che fanno perno sui vitigni tradizionali del Lazio. Una batteria di assaggi davvero convincente, a partire dal Lazio Malvasia Puntinata “Artemisia” 2024: brillante, con un naso intenso e delicato di pera e geranio appena abbozzato; in bocca è sottile e piacevolmente acidulo. Il Lazio Bianco “Tre Armi” 2024, da malvasia puntinata e verdicchio, vira sull'oro, con note burrose e di mandorla, offrendo un sorso pieno, pregnante e setoso. Intrigante il Lazio Petit Manseng “Eurosia” 2024, intenso al naso con sentori di miele e un retrogusto leggermente fumé; in bocca mostra pienezza, consistenza e mineralità. Un vino superbo ed entusiasmante, capace di scrivere e confermare nuove pagine nella vitivinicoltura laziale. Elegantissimo il Lazio Bianco “La Faiola” 2024: da uve verdicchio, bombino e grechetto: è ricco, fruttato, con note di pesca e una speziatura fine. Chiude la teoria dei Bianchi il Lazio Bianco (fiano) “Colle dei Marmi” 2024 (già fu Top Hundred nel 2107 con l’annata 2015) che spicca per la sua freschezza e le note citrine ed erbacee. Tra i rossi, il Lazio Rosso “Tre Armi” 2024, riuscito mix di cabernet sauvignon e cesanese, ha un naso di mammola e un tocco fumé, rivelandosi asciutto e sugoso, mentre il Lazio Cesanese “La Faiola” 2024 regala un naso disteso di confettura di fragola e una bocca in cui il frutto ritorna a lungo. Praticamente tutti i vini hanno raggiunto il massimo dei punteggi, rara avis, in una degustazione. Complimenti!
Villa Boemia è un luogo iconico che porta ancora l'impronta del "Barone" Nils Liedholm, che acquistò la tenuta nel 1973. Oggi la proprietà continua a valorizzare i vitigni autoctoni, offrendo anche un'ospitalità curata con camere in stile nordico e spazi per le degustazioni. Ma sono i vini, curati dall’enologo Mario Ronco, ad averci fatto notare un ulteriore salto in avanti.
Il Monferrato Bianco “Grenoli” 2024 (sauvignon e chardonnay) apre con profumi di fiori d'arancio e una leggera speziatura, mostrando in bocca una bella acidità e grande equilibrio. Passando ai rossi, il Grignolino del Monferrato Casalese “Bricco della Boemia” 2024 è un inno alla tipicità: naso finissimo di piccoli frutti e lampone, con una tannicità mai doma. (Lo nominammo Top Hundred col millesimo 2021 e questa è una conferma di grande impatto). Il Vino Rosso “Rosso della Boemia”, da uve barbera, merlot, pinot nero, è profondo, terroso, con note di cioccolato e un corpo pieno e ampio. Infine la Barbera d’Asti “Bricco Cascina Buzio” 2022: colore impenetrabile, naso di frutta distesa e mandorla, per un sorso graffiante e di acidità contenuta. Una Barbera davvero tipica del Monferrato, come del resto tutti gli altri vini. E loro producono anche il Monferace, Grignolino invecchiato di grande impatto.
Una realtà giovane, fondata nel 2008 da Enzo Sestito e Stefania Carè, ma con radici antiche che risalgono alla fine dell'Ottocento. Dodici ettari tra il mare Ionio e la Presila dove il Gaglioppo è re indiscusso.
Il Cirò Bianco “Phemina” 2025, da uve greco bianco in purezza, colpisce per il naso subito ematico che lascia poi spazio ai fiori, mantenendosi equilibrato al sorso. Particolare il Calabria Bianco “Essenzo” 2022, pecorello e greco bianco, ha colore oro con note di frutta sotto spirito e una punta piccante quasi di wasabi. Molto piacevole il Cirò Rosato “Manyari” 2025 frutto di uve gaglioppo: rosa intenso, profuma di ciliegia e spezie sottili; in bocca è fresco, con quella nota "allappante" tipica che invita al riassaggio.
Fondata da Marco Laudani, Stefano Finocchiaro e Maurizio Nicolosi, la cantina si distingue per l'uso di materiali ecosostenibili e per le bottiglie in ceramica di Caltagirone. I vigneti sono situati in una gola naturale ventilata che influisce sui vini e anche sulla piacevolezza di un resort immerso tra le viti, splendido sia per il soggiorno sia per la parte di ristorazione. E diciamo subito che questi vini sono stati per noi una grande sorpresa, anche per la coerenza con la tipicità.
Il Bianco Frizzante “Aura Lucis” 2024 ha colore oro e naso di mela verde, con un sorso leggermente sapido che tende all'amaro. Sicuramente di maggior impatto i rossi: il Vittoria Cerasuolo “Lux Mundi” 2022 ha un colore carico e note di cioccolato, pieno ed equilibrato in bocca. Grande! Il Vittoria Frappato “Misterya” 2022 esplode con un frutto vivo e note di caramella alla violetta, fresco e tannico con una sua finezza molto tipica. Infine il Vittoria Nero d’Avola “Fidelium” 2022: rubino impenetrabile, terroso e invitante, per un vino ricco e di grande intensità. Bravi!
Le radici dell’azienda affondano nella profonda conoscenza dei vitigni di papà Beppe, che coltiva le terre di famiglia dal 1990. La sua storia è quella di una profonda passione per la campagna, sviluppata attraverso la scuola di agraria e quindi nel lavoro in cantina. L’attività prende ufficialmente il via nel 2019 e dal 2021 la produzione è certificata Bio.
Ottima espressione per un vino che già avevamo adocchiato 2 anni fa, il Langhe Nas-Cëtta 2024: naso molto fine con le tipiche note minerali e di idrocarburi che lasciano spazio a fiori di biancospino; in bocca è ampio, con una vibrante "spada" acida e un finale sapido. Bello! Il Langhe Nebbiolo 2023 ha un naso etereo di fieno e rosa, con un tannino leggero, ma a catturare l’attenzione è il curioso Langhe Rosso Roccia 2021, da uve dolcetto in purezza, che si presenta di un bel colore rubino intenso, con un naso pieno, di sottobosco e terriccio e un sorso ancora acerbo, con un tannino graffiante. Apprezziamo anche la scelta di puntare sulla Doc Langhe, per presentare, fuori dai pregiudizi che desta il nome dolcetto, quello che di fatto resta un grande Rosso di Langa.