L’avevo in lista da diverso tempo, ma quando mai ti capita di passare da Villa Bartolomea? Siamo al confine fra Verona, Rovigo e Padova, per intenderci, in una terra che ha conservato il gusto della tradizione, tant’è che qui i terreni sono fertili (causa un’alluvione del 1600 che ha portato limo prodigioso) e perfetti per l’orticoltura. E il prodotto tipico (che meriterebbe la denominazione comunale) è il Fagiolo Gnocco Borlotto a cui la comunità della frazione Carpi è affezionata e i Bellinazzo hanno anche un progetto di sviluppo.
Oggi poi leggiamo sui giornali che la ristorazione non sarebbe in crisi se ci fosse il personale, per cui a resistere bene sarebbero solo le imprese famigliari. Be’, ieri sera abbiamo avuto la rappresentazione plastica di tutto questo, dove la famiglia Bellinazzo oggi è alla quarta generazione. Col capitano
Daniele, in sala, appassionato ricercatore di prodotti di assoluta qualità (e anche di vini, per una carta competente e originale); in cucina la
moglie Chiara con il
figlio Riccardo, custodi solari della tradizione di famiglia, mentre il servizio è svolto da una squadra di bravissime donne, col sorriso, che servono con la partecipazione di chi si sente di appartenere ad una squadra.
Appena entrati, sulla sinistra, c’è una sala elegante per comitive; di fronte il banco bar con un tavolo rotondo che crea una situazione di saletta riservata. E poi a destra la grande sala, adiacente alla cucina, per il servizio ordinario e festoso di ogni giorno. Dire che il menu è un inno alla tradizione è riduttivo, perché qui vanno in scena soprattutto le ricette della nonna di Daniele, rimaste tali e quali, immacolate e gustose.
Ma intanto ecco giungere un pane come una volta sfornato a Spininbecco dalla panetteria Nardini, che si esalta con l’ottimo olio extravergine di oliva Col Zaccaria del frantoio Salvagno. Dopodiche via alle danze, con un piatto che raramente ordiniamo, ma che qui ha un suo perché: il
tagliere dei salumi con un prosciutto crudo emiliano, eccezionale, stagionato home made, la coppa affinata nel vino (superba), la pancetta che si scioglie in bocca, il salame tipico che qui chiamano sertina veronese, prodotto dal salumificio Signor Maiale di Cerea, accanto a due stagionature di formaggio Cimbro con una mostarda fatta in casa che, se l’avessero avuta in vendita, l’avrei acquistata per averne scorta per tutto l’anno, tanto era buona e delicata. Tutto questo per soli 10 euro.
E per non farmi mancare nulla, mi sono fatto portare un piatto di cicoria ripassata, fatta dovere. Ai primi (12 euro), il piatto più gettonato, a guardare la sala, che ovviamente era piena in un giovedì sera post pasquale, è il
risotto alle Veneta (minimo per 3 persone) dove la stagione non disdegna gli asparagi. Ne abbiamo assaggiato un pugno ed è stato il miglior risotto del Veneto dell’anno: i chicchi del Vialone Nano della “Nostra” riseria Melotti (sta sul Golosario) erano croccanti e perfetti.
Un gran bel piatto, anche se non si può rinunciare per nessuna ragione al mondo alla
“Pasta e fasoi” (pasta e fagioli) con quel gnocco borlotto di cui dicevamo. Ora, la passione verso questo piatto storico è tale che nel menu hanno pubblicato anche la ricetta, con tanto di consiglio finale: olio extravergine di oliva, pepe e spolverata di grana. Grandissimi!!!
E che dire dei
bigoli al torchio lunghissimi e perfetti, col somarino, serviti anche integrali al radicchio, speck e Monte Veronese ubriaco?
Ai secondi altro tuffo nella tradizione con la
Pastissà di musso e con il baccalà, serviti entrambi
con la polenta (17/18 euro).
Si chiude con i dolci (6 euro): la
zuppa inglese con l’alchermes,
una superba
millefoglie con crema al mais, mascarpone e frutti di bosco
e poi lo sfizio del loro salame al cioccolato e di un biscotto che - avrei voluto confessare a Daniele - mi ha commosso, con quella lieve aromatizzazione di anice e la fragranza del tempo andato. Lo ricordo da bambino quando mio zio Vigino, panettiere a Masio, faceva un prodotto simile.
Sarà esagerato dirlo, ma quel biscotto rappresenta un po’ la cifra dei Bellinazzo, che hanno evocato la cucina contadina di questo angolo di Veneto, spesso dimenticato. E poi avete letto i prezzi? Detto questo, lo scrivo a caratteri cubitali: da Verona sono 45 chilometri, NE VALE LA PENA. Se volete abbandonare lo stress del traffico o trovare un posto a tavola rilassato durante Vinitaly, datemi retta: venite qui… con la superstrada è un attimo.
Come sono stato felice!!!
ANTICA TRATTORIA BELLINAZZO
Fraz. Carpi - via Borgo della Chiesa, 20
Villa Bartolomea (Vr)
Tel. 044292455