Se il ristorante “coronato” ti mette ansia perché non sai quale posata usare per l’antipasto, la soluzione per le Feste è una sola: la Trattoria. Che sia quella verace con tanta passione e sostanza o quella "di lusso" dove anche il pane e salame sembra un’opera d’arte, qui vige una sola regola: si mangia bene, con gusto e nessuno ti giudica se fai la scarpetta. Dalla guida IlGolosario Ristoranti 2026, ecco 10 indirizzi dove sentirsi a casa (ma con un cuoco decisamente più bravo di noi).
1. Il Genovese
Dove: Genova - In pieno centro (più il locale gemello Pesto e Farinata poco più in là).
Se vai a Genova e non passi di qui, ti tolgono il passaporto. Roberto Panizza è l'ideatore del Campionato Mondiale di Pesto e insieme al fratello Sergio e al socio Dario, offre una cucina ligure che è una certezza. Ingredienti locali scelti e tanta cura.
• Cosa si mangia: gnocchi col pesto (obbligatori), ravioli di borragine al tuccu, stoccafisso accomodato alla genovese e le mitiche polpette di Cabannina. Per chiudere, il Caffèlatte (dolce a base di focaccia e crema al caffè).
• Perché sceglierla: ideale per riconciliarsi con il mondo: un piatto di quel pesto e dimentichi pure il traffico della A10.
2. La Brocca
Dove: Pietrasanta (LU) - Frazione Vallecchia.
Una casetta da fiaba arredata con tocchi moderni e pezzi d'antan. Roberto Diena e la sua brigata propongono una cucina che parla del territorio con eccellenza, sia di mare che di terra, in un ambiente luminoso e curato.
• Cosa si mangia: qui si gode con i muscoli ripieni, i tordelli al ragù, la trabaccolara (pasta con pesci e pomodoro) e il coniglio alla Brocca. E guai a saltare la zuppa inglese finale.
• Perché sceglierla: perfetto per sentirsi un po' in una favola e un po' a casa. Mangi benissimo e l'atmosfera ti mette subito di buonumore.
3. Ausa
Dove: Isernia - Cuore della città.
Ricavato in una stalla ristrutturata (bellissima!), Ausa è il regno vegetariano degli chef Pasquale e Anisia. Ispirazione nordica, ingredienti locali e zero banalità. È il posto che dimostra che senza carne si può godere, eccome.
• Cosa si mangia: piatti sorprendenti come la pizza con gelatina all’anguria, le patate novelle con scalogno e aneto, le orchidee all’uovo con tartufo nero e il riso con crema di latte e mela verde.
• Perché sceglierla: ideale per fare l'alternativo radical-chic che "scopre" le mete inesplorate. Tornerai dicendo a tutti: "Il vegetariano migliore della mia vita? A Isernia".
4. Vrasa
Dove: Sorrento (NA) - Centro città.
Il nome unisce la "vrasera" napoletana alla "brasa" spagnola: insomma, qui la griglia comanda. I ragazzi di Soul&Fish hanno creato un locale moderno dove la brace cuoce tutto, dall'orto al mare. Ambiente caldo e divertente.
• Cosa si mangia: Katsusando di maiale, tubettone con zuppa di scoglio, tortello coda di bue e rana pescatrice con lumache. Per dolce, il biancofiore con limone di Sorrento.
• Perché sceglierla: perfetto per chi vuole un Natale "caldo" in tutti i sensi. E poi, dire "vado a Sorrento a mangiare sulla brace" fa subito vita smeralda.
5. Osteria del Baccalà
Dove: Vairano Patenora (CE) - Vicino all'uscita A1 Caianello.
Antonio Ruggiero, detto “U professo’”, ha creato un tempio dedicato a una sola divinità: il baccalà. Il locale è un museo di ricordi, con pomodori del Piennolo appesi al soffitto e un’atmosfera verace che ti conquista subito.
• Cosa si mangia: Baccalà ovunque: carpaccio, il famoso "fil di ferro" (spaghetti crudi conditi), il mastodontico Komir (1,5 kg di baccalà con verdure!) e l'antivirus (musillo fritto).
• Perché sceglierla: Ideale per chi alla Vigilia dice "ne mangerei ancora". Qui puoi sfondarti di baccalà senza doverlo dissalare nella vasca da bagno per tre giorni.
6. Aromatico
Dove: Margno (LC) - Valsassina.
La scoperta dell'anno. Francesca e Alex (con il talentuoso Federico in cucina) gestiscono questo locale dove la montagna diventa un giardino botanico nel piatto. Cucina tecnica ma gustosa, che valorizza erbe e orto di proprietà.
• Cosa si mangia: tartare di manzo con sangria, risotto al gazpacho di frutti rossi e pino mugo, agnolotti alle erbe di campo e maialino cotto lentamente. Il dolce Nonna Etta è da urlo.
• Perché sceglierla: perfetto per chi ama la montagna ma odia la polenta semplice. Qui si fa ricerca vera e si mangia divinamente guardando le cime.
7. Isetta La Trattoria
Dove: Val Liona (VI) - Colli Berici.
Un’istituzione. La famiglia fa sentire tutti come parenti (quelli simpatici) da generazioni. Camino acceso, griglia a vista che sfrigola, tavoli ampi e quel profumo di carne buona che ti accoglie all’ingresso. È la definizione di "confortevole".
• Cosa si mangia: qui la carne è religione: sorana alla brace, faraona alle prugne o il baccalà alla vicentina con la polenta. E per antipasto, il prosciutto crudo tagliato al momento che si scioglie in bocca.
• Perché sceglierla: ideale per la tavolata con gli amici di sempre. Si ride, si beve (bene) e si esce profumati di brace e felicità.
8. Trattoria del Borgo
Dove: Valsamoggia (BO) - Località Monteveglio.
Rustica ed elegante, questa trattoria ha la Corona radiosa da 10 anni e un motivo c'è. Piatti solidi, materie prime top e un cortile che si affaccia sulla valle. Prima (o dopo) fate un salto all'abbazia medievale vicina.
• Cosa si mangia: terrina di fegatini, millefoglie di lingua, le classiche tagliatelle al ragù e la cotoletta alla bolognese con spugnole. Chiudete con il dolce salame al cioccolato.
• Perché sceglierla: perfetto per chi ha bisogno di un abbraccio culinario. Un piatto di quelle tagliatelle vale più di dieci sedute dallo psicologo.
9. Pico Bistrot
Dove: Guarene (CN).
I fratelli D’Errico hanno puntato questo bistrot facendo rinascere i fasti della cucina della Madernassa. Esperienza autentica, accessibile e divertente. Tecnica alta ma approccio rilassato, con una vista che merita.
• Cosa si mangia: tonno di coniglio, parmigiana con fonduta, rigatoni alla lardiata e le mitiche polpette della nonna Rosa.
• Perché sceglierla: ideale per darsi un tono da connoisseur senza svenarsi. Mangi piemontese (e un po' campano), bevi bene e ti godi una straordinaria tecnica.
10. Alle Due Corti
Dove: Lecce - Centro storico. Dal 1998 Rosalba e Giorgio difendono la tradizione salentina con le unghie e con i denti. Qui si parla dialetto, si frigge con gioia e si portano in tavola i sapori veri di una volta. Ora fanno anche corsi di cucina, se vi sentite ispirati.
• Cosa si mangia: i fritti dell'orto, le cocule (polpette di melanzana), i famosi ciceri e tria (ceci e pasta fritta), la zuppa fave e cicorie e il pollo ripieno "lu chinu".
• Perché sceglierla: perfetto per chi vuole capire l'anima del Salento. È come andare a pranzo dalla nonna pugliese che non sapevi di avere.