Come potete immaginare siamo in un frenetico lavoro di verifiche delle tavole che saranno recensite sulla prossima edizione de IlGolosario Ristoranti e il turn over di aperture e chiusure questa volta è in netto vantaggio delle chiusure. I nodi, insomma, stanno venendo al pettine e con un certo rammarico prendiamo atto della chiusura di alcune insegne anche storiche che non vedremo più. Siamo in una fase, diciamo, di assestamento, col perdurare del problema del personale, che si fa sempre più fatica a trovare.
Detto questo, leggiamo le nostre brevissime recensioni dedicate alle soste di questo mese.
Segnatevi questo nome: Luca Brivio. È il nuovo titolare del Dodicivolte, ristorante ospitato in un palazzo dell’Ottocento, tutelato dalle Belle Arti, con antico soffitto a cassettoni in legno e tracce di affreschi ancora visibili. Ha 27 anni, curriculum importante - conquistato alla cucina da sua nonna Maria, ha frequentato l’istituto alberghiero Carlo Porta, e tra le sue esperienze ha l’aver lavorato da Peck e al ristorante “Da Caino” con Valeria Piccini a Montemerano - ma soprattutto talento e idee chiare. Il suo bel locale è una trattoria contemporanea, dove la cucina è mix felice di tradizione e creatività.
Dopo aver lavorato all’estero (Bermuda, Maldive, Costa Azzurra) e in Italia (Costiera Amalfitana, Courmayeur e Cortina), Luca Brasi era tornato nella Bergamasca raggiungendo successo e fama con La Lucanda. Conclusa quella esperienza di fine dining, con la moglie Cinzia ha fatto una scelta di distinzione e ha puntato sulla carne, creando questo locale che è vero paradiso dei carnivori.
Questa trattoria vera, di quelle che piacciono a noi, vi aspetta a pochi minuti dal casello di Bereguardo, ed è sosta preziosa per chi viaggia sull’autostrada Milano-Genova o per chi si reca a Trivolzio al santuario dedicato a San Riccardo Pampuri. Lasciata l’auto nell’ampio parcheggio che trovate proprio davanti al locale, vi accoglie con il banco bar davanti all’ingresso, le sue sale dall’atmosfera d’antan, la selezione formidabile di amari e distillati in esposizione. Siete a casa della famiglia Taverna, titolare dal 1992, e a seguirvi nel servizio ci sarà patron Fabrizio, origini piemontesi (delle radici è conferma la bella selezione di vini), spirito da oste vero e passione contagiosa.
Comodo arrivarci. Lasciate le sponde del lago di Como (ramo di Lecco), imboccando la superstrada che sale in Valtellina, dopo qualche chilometro, subito all’inizio della provincia di Sondrio, c’è questo ristorante dei fratelli Mattarrucchi, Marco (in sala - vedi foto sotto) e Roberto (ai fornelli). Molto piacevole l’ambiente, sobrio ed elegante, con le salette con legno e tinte bianche accoglienti, e con i tavoli ben distanziati.
Mangiare all’aperto, per qualcuno uno sfizio che sa di libertà e piacere della compagnia, soprattutto quando si può fare appena fuori da una grande città. È quello che è possibile alla Trattoria Isoletta di San Martino Olearo, un piccolo borgo nella campagna, dove Milano sembra distante anni luce, e invece è a pochi minuti, e dove si può pranzare o cenare in uno splendido dehors ombreggiato da un glicine secolare. La famiglia Vaccarini, titolare sin dagli anni ‘50, ha passato il timone in ottime mani, e oggi alla guida ci sono due giovani in gamba, i fratelli Pisani, che continuano sulla strada di chi li ha preceduti, proponendo con orgoglio la cucina tradizionale lombarda.
Questo ristorante è davvero un porto sicuro, una bomboniera che non ha mai ceduto di un millimetro, checché ne pensi la guida Michelin. In cucina c’è Loredana, una cuoca che fu una rivelazione agli esordi e che continua a stupire. E così il marito Camillo Rota in sala, che cura una carta dei vini spettacolare, nel senso di capacità di ricerca.
L’eco della sagra dedicata agli agnolotti d’asino non si è ancora spenta. E noi alla vigilia siamo stati in questo ristorante che ha cambiato completamente immagine. La vecchia sede diventerà un’enoteca, perché i vini sono da sempre la passione della famiglia Binello, mentre la casa di fronte, si snoda su due piani che infondono tanto calore, fra mattoni e vista e tavoli di legno. Un luogo invitante, fra più carini del Monferrato.
Può contare su uno staff rodato che offre sempre una gran bella soddisfazione, col trionfo di un ottimo piccione e la chiusura con i cannoli del patron, Nicola Mecca, riempiti al momento. (provato 1° giugno 2026)
via goffredo mameli, 29 - tel. 0142452269
Siamo legati, per vicinanza di abitazione. Ma la sera del 6 giugno siamo stati davvero bene: mi ha colpito la freschezza della parmigiana di melanzane e la tagliata con le patate, succulenta. (provato il 6 giugno 2026)
piazza cotti, 17 - tel. 0141925110
È bellissimo pranzare la sera di fronte a un panorama che sembra infinito e arriva fino alla cupola del Santuario dedicato a don Bosco. Qui la famiglia Calvo produce vini sempre più buoni (fra cui un ottimo baratuciat), che abbiamo riassaggiato prima di metterci a tavola, con la battuta di fassona capperi e acciughe, gli agnolotti ai tre arrosti, il filetto di maiale avvolto nella pancetta con salsa di albicocche al Marsala. Si chiude col la crostata estiva di Emma. Che bello! (provato l’11 giugno 2026)
via recinto, 15 - tel. 0141693110
Non è stata un’esperienza da segnalare quella in questa osteria che ci è stata raccomandata da una persona che di fatto non ha grande stima di noi. E lo ha dimostrato facendoci passare una serata poco utile, in un’osteria d’antan, con i peperoni in bagnacauda, un’insalata russa un po’ acetosa e degli agnolotti semplici. (provato il 13 giugno 2026)
fraz. robella - via ernesto gennaro, 15 - tel. 0141998112
Questa pizzeria sta proprio di fronte al castello di Casale Monferrato e ha due punti di merito: la gentilezza del personale e la bontà della pizza. C’è un piccolo dehors oppure l’interno che appare un poco sacrificato quando il locale si riempie, anche a mezzogiorno. Per voi pizze classiche di scuola napoletana, ma buoni anche i loro fritti serviti come antipasto. Da tornare! (provato il 14 giugno 2026)
via fazzati di balzola - tel. 3479944675
Siamo tornati, a distanza di un anno, in questa felice osteria di Rosignano Monferrato che vede in cucina la supervisione di una cuoca straordinaria come Patrizia Grossi. E la sua impronta c’è su tutti i piatti, di ottima soddisfazione, da accompagnare a una buona scelta di vini. Simpatico il dehors a scalinata di fianco all’ingresso, nel cuore del paese.
Per noi, i friciulin, gli agnolotti storici, il vitello tonnato perfetto, la terrina di bollito misto estiva e il coniglio con la peperonata. Imperdibile la torta di mele di mele De.Co. di Rosignano e i due modi del bonet. Evviva! (provato il 18 giugno 2026)
via bonelli, 4 - tel. 3515017014
Pranzo di lavoro alla Fermata di Spinetta Marengo, dove abbiamo fatto un figurone coi nostri ospiti, quasi a confermare quanto detto svariate volte, ossia che abbiamo fatto il pranzo migliore di sempre, che in questa puntata vale sia per il primo dei miei ristoranti L’antica Osteria dei Camelì di Ambivere sia per questa Fermata di Riccardo Aiachini, accomunati dalla perdita della stella Michelin.
Ora assaggiate gli agnolotti alessandrini, ma anche “la mia cacio e pepe”; quindi la pancia di maialino con purea di mela al peperoncino, oppure il coniglio disossato e ripieno delle sue carni e spugnole. E poi ci direte. Questa volta non abbiamo preso la cipolla cotta al sale e ripiena che resta un must. In chiusura albicocca, mandorla e gelato fiori di latte. Grandissimo Riccardo, stupenda Tiziana, perfetta padrona di casa. (provato il 16 giugno)
via bolla, 2 - tel. 0131617508
La prova annuale alla cucina del Castello di Razzano è stato un altro momento esaltante, con i piatti cucinati da Emanuele Monzeglio originario di Santa Maria (frazione di Moncalvo). Una cucina radiosa, resa ancor più preziosa dai vini della maison (il Privilegio che sta 36 mesi sui lieviti è un brut spettacolare) e dall’olio extravergine di oliva prodotto da loro.