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Cupertinum, quando la vigna arriva al castello

Alessandro Ricci | 06-09-2017

La cantina sociale di Copertino produce vini sinceri dai tradizionali vitigni del Salento

Non sono molte le cantine che possono vantare un vigneto piantato sul bastione di un antico castello. Anzi. Rappresenta un unicum. Ed è Cupertinum, la cantina sociale di Copertino (via Martiri del Risorgimento, 6 – tel. 0832947031 - www.cupertinum.it), fondata nel 1935 da 36 viticoltori. Oggi i soci conferitori sono 300, che gestiscono un vigneto "globale" di 300 ettari.

Nel 2014 Cupertinum ha impiantato un vitigno sui bastioni dell'imponente Castello Angioino di Copertino. Hanno scelto il classico sistema ad alberello pugliese, disponendo i filari a quinquonce, e non è stata “pazzia” promozionale fine a se stessa. Perché documenti storici testimoniano che le parti alte delle mura del castello erano utilizzate in passato come giardini pensili e coltivate a vigneto. La cultivar impiantata è il negroamaro cannellino, antica varietà precoce. Una scelta in linea con la filosofia della cantina di lavorare soprattutto vitigni tradizionali: negroamaro in primis, primitivo e malvasia nera e bianca.

Il Negroamaro 2013 è molto piacevole. La ciliegia, succosa, è imponente al naso, accompagnata da una nota d'incenso e un effluvio balsamico. Un profumo che “sa” di Sud, e che si trasforma in bocca in un abbraccio setoso e concentrato, morbido e caldo, che si dipana in un finale leggermente amarognolo. Non è da meno – anzi! - il Primitivo 2013, premiato lo scorso anno tra i Vini Top Hundred.

Un riconoscimento meritato, anche alla luce di questo assaggio. Perché nella sua concentrazione importante, emana comunque una finezza ed un equilibrio invidiabile. Il naso è davvero fine e complesso. C'è la frutta (prugna, ciliegia), sensazioni vegetali più marcate, cacao, spezie, mandorla. Il sorso è caldo e rotondo, e conferma la ricchezza dei profumi. Un gran piacere, dal rapporto qualità/prezzo invidiabile.

Il Copertino Doc 2010 è frutto di un assemblaggio di negroamaro (in grande preponderanza) e una minima aggiunta di malvasia nera. Ha alle spalle qualche anno in più (e si sentono), pur restando sontuoso nei profumi di piccoli frutti rossi (more soprattutto) e pepe. In bocca, il finale è nuovamente amarognolo, come deve essere un Negroamaro di razza. Buono.

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