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Le Notizie del giorno 08/05/2017

La Notizia

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Le fake news avvelenano le nostre tavole. E’ l’ultimo allarme lanciato da Coldiretti, che ha risposto a un'indagine realizzata da IXE - che ha evidenziato come 3 italiani su 4 siano seriamente preoccupati degli effetti del cibo sulla salute - presentando un decalogo volto a “stanare” le bufale alimentari che si moltiplicano principalmente sul web. “La scorretta informazione nell’alimentare - commenta il presidente Coldiretti Roberto Moncalvo - ha un peso più rilevante che negli altri settori, perché influenza direttamente la salute”. Tra i falsi miti da sfatare: il latte fa male; l’ananas brucia i grassi; il kamut antica varietà; mangiare carne fa sempre male; le banane contengono più potassio; i grassi vanno eliminati del tutto; il lattosio fa male; lo zucchero di canna non fa ingrassare; regole europee per tutti i prodotti e prodotti contadini meno controllati. (La Stampa). Ma interessante in questo senso è anche il commento di Andrea Segrè, professore di politica agraria all’Università di Bologna, che su QN lancia un appello: “Non basta fare un giro su internet per difendersi dalle bufale. (…) Fortunatamente, la ricetta per un’alimentazione equilibrata l’abbiamo già in casa. Dobbiamo tornare alla dieta mediterranea. Ma l’Italia non sa più mangiare”. @ “Il senza nelle etichette fabbrica illusioni nel cibo”. Parola di Pietro Pagani, che su La Stampa commenta la tendenza dei pubblicitari a far trionfare il termine “senza”, insinuando nei consumatori la convinzione che se un prodotto è “senza” allora fa bene alla salute. “Col ‘senza’ - scrive - ci impongono un’idea di salute che guida le nostre vite. (…) Ma sarebbe sufficiente leggere attentamente le etichette nutrizionali per capire che quel ‘senza qualcosa’ è stato sostituito con qualcos’altro, di cui sappiamo poco e che forse non è così salutare come vorremmo”. @ Parola d’ordine: globesità. Da leggere, su Libero, l’approfondimento in cui Felice Modica presenta “Il pianeta mangiato. La guerra dell’agricoltura contro la Terra”, il libro-denuncia in cui l’esperto di agroindustria Mauro Balboni spiega come l’industria del cibo abbia creato una nuova pandemia, la “globesità” appunto, causata da prodotti contenenti una micidiale combinazione di zuccheri, grassi e sale.

Barack Obama arriva a Milano, l'ulivo che resiste alla Xylella e il difficile mestiere dello chef

Barack Obama arriva a Milano, l'ulivo che resiste alla Xylella e il difficile mestiere dello chef

Tappa milanese per Barack Obama, arrivato oggi nel capoluogo lombardo in vista dell’incontro che domani, nell’ambito della Food Week meneghina, lo vedrà protagonista di una lectio magistralis sul tema “alimentazione e cambiamento climatico”. Un evento atteso che segna ufficialmente il primo intervento di Obama dopo il passaggio di consegne con Donald Trump e che nel fine settimana è stato annunciato sui principali quotidiani; dal Corriere della Sera, che raccoglie un’intervista a Marco Gualtieri, animatore di Seeds&Chips (in programma fino all’ 11 maggio alla fiera di Rho) e mittente dell’invito rivolto all’ex presidente americano, a La Stampa, che cita tra i presenti all’incontro di domani anche Mario Monti e il sindaco Giuseppe Sala, che consegnerà a Obama il Sigillo della città, nella speranza di far diventare Milano “La capitale del food, come Davos lo è per l’economia”. @ Prosegue in Puglia l’allarme Xylella. Il batterio continua a proliferare, e dopo aver infettato 2 milioni di ulivi, ora ne minaccia altri 10. Ma una nuova varietà di pianta, detta Favolosa, pare poter resistere alla malattia. L’unico ostacolo resta l’UE, che ha imposto un veto che proibisce di reimpatriare le varietà più resistenti nelle zone infette; ma a metà maggio Bruxelles potrebbe ripensarci. (Corriere della Sera) @ Mito e depressione: il difficile mestiere degli chef. Secondo uno studio del 2015 firmato dalle Università di Harvard e Stanford, quello del cuoco è uno tra i 10 mestieri più usuranti del mondo. La ricerca è stata realizzata tenendo in considerazione fattori tra cui gli orari, lo squilibrio tra i turni e il tempo trascorso in famiglia e ha messo in evidenza come, tra eccessi di alcol e casi di suicidi, a colpire molti chef spesso sia proprio la depressione. Uno stato psicologico tanto frequente che a Londra, lo scorso anno, è stato lanciato il primo corso speciale rivolto agli chef per imparare a gestire l’ansia. (Corriere della Sera) @ Anche la pasta si fa 2.0. Su Libero Attilio Barbieri scrive dell’evoluzione della pasta, uno dei cibi più antichi della tradizione alimentare italiana che si prepara ad arrivare sulle nostre tavole completamente trasformato, non solo nell’aspetto ma anche nel gusto. Un cibo “futurista”, che avrà come antesignani spaghetti di carote, ortotteri (rigatoni ottenuti con la farina di grilli n.d.r) e fusilli fatti con farina di cavallette. @ E in tema di innovazioni in campo alimentare, da Londra arriva anche Clear Coffee, il caffè speciale brevettato da due fratelli che si compra in bottiglia e promette di non macchiare i denti. Ma sul caffè puntano anche due catene come Starbucks e Lavazza, che sperimentano nuovi modi di servirlo freddo, assecondando le richieste in crescita  soprattutto da parte dei giovani. (Italia Oggi) @ Buone notizie in arrivo dall’Umbria. A pochi mesi dal terremoto che ha colpito il Centro Italia, a Norcia ha riaperto lo storico Relais&Chateaux Palazzo Seneca con il ristorante Vespasia guidato dallo chef Valentino Palmisano. @ Ma a fronte di una buona notizia, non festeggia invece il Vecchio Mulino di Pieve Torina, il ristorante marchigiano rimasto aperto nonostante il sisma che ora, pur avendo un credito di 150 mila euro con lo Stato, è sul punto di chiudere. “Da dicembre non riceviamo più nulla - fa sapere la titolare Silvia Fronzi - Abbiamo retto finora grazie al mutuo che devo restituire alla banca e alla buona volontà dei fornitori ma tra qualche giorno inizieranno a non portarmi più la merce”. Flavia Amabile su La Stampa.

Storie di asparagi e i muretti a secco come opere d'arte

Storie di asparagi e i muretti a secco come opere d'arte

Tutti pazzi per l’asparago. Su La Verità è da leggere l’approfondimento di Giancarlo Saran sul frutto di primavera che regnò nei banchetti degli Asburgo e dei sovrani francesi. “In Italia fu lodato dai monsignori che passavano per Bassano diretti al Concilio di Trento - si legge - mentre in Friuli ha scalzato la coltivazione della vite”. @ Il gelato? Meglio se servito con il vino. E’ l’idea venuta a Lara e Giorgio Lombardi, due gelatieri di Novi Ligure (Alessandria) che da qualche giorno nel loro negozio abbinano ai gusti di gelato un bicchiere di vino o un liquore. “Ma non si tratta di un affogato - precisano - offriamo un bicchiere di vino da abbinare a un gusto particolare”. E tra gli abbinamenti più apprezzati, al momento, spiccano quelli tra fragola e Brachetto, crema e Passito. (La Stampa) @ Ma tra le “storie da gustare”, interessante è anche quella del Ristorante Macelleria Motta di Bellinzago Lombardo (MI), “l’Università della carne che conquistò anche Cracco e il Cav” divenuta celebre per chicche come il prosciutto di manzo, il bollito e il “bisteccone”. Su Libero l'approfondimento Tommaso Farina. @ Dalla Macedonia alle Langhe per ritrovare la sua terra d’origine. E’ la storia di Asen Milonov, il viticoltore sfuggito alla guerra in ex Jugoslavia che da 25 anni lavora sulle colline di Castiglione Faletto nella cantina di Enrico Scavino. “Ricordo bene cosa mi disse Scavino quando mi presentai - confida su Repubblica - Voleva sapere se guidavo il trattore. Ne aveva più bisogno del pane”. Anche lui è stato premiato da Angelo Gaja al castello di Grinzane Cavour insieme a Istvan Szepsy, il produttore ungherese che ha fatto rinascere il vino Tokaj. @ I muretti a secco come opere d’arte. Lo scrive su Repubblica di oggi Giampaolo Visetti, che spiega come vari paesi abbiano deciso di candidare queste opere a Patrimonio tutelato dall’Unesco e racconta come in Italia sia già boom di richieste per iscriversi ai corsi dove anche i giovani imparano come salvarli. @ Prosciutti e tecnologie possono andare a braccetto. Ne è convinto Vladimiro Dukcevich, l’ad del gruppo Principe che su La Stampa spiega come l’azienda di cui è a capo sia diventata una protagonista nel settore dei salumi partendo proprio dal San Daniele. “Il prosciutto è sempre lo stesso - dice - ma a cambiare è stata la consapevolezza dei consumatori. E qui è intervenuta la tecnologia, che ci ha permesso di implementare la sicurezza alimentare, che non è mai stata importante come oggi”. @ Dai prosciutti alle pentole con la storia di Agnelli, il marchio cui è indissolubilmente legata la famiglia che a Bergamo, da 110 anni, crea business grazie alla particolare lega di alluminio con cui produce le sue pentole. Un’intuizione che ebbe per primo il fondatore Baldassarre Agnelli, un ex orafo che già nel 1907 capì come sfruttare il materiale in maniera industriale.

Ho capito bene? Ho capito bene?

Chiese e comuni, addio. Per pronunciare il fatidico “sì” presto ci si potrà rivolgere direttamente al ristorante. La notizia arriva da Torreglia (Padova) dove l’amministrazione comunale, con una delibera di giunta, ha accolto la richiesta di 13 ristoranti del territorio che avevano manifestato l’intenzione di offrire ai futuri sposi il pacchetto comprensivo di cerimonia, foto di rito e banchetto nuziale. L’unico aspetto negativo sarebbe il prezzo: 400 euro per chi si sposa dal lunedì al venerdì, che lievitano fino a 900 nel fine settimana. (Il Mattino di Padova).

L'assaggio

L'assaggio

Al ristorante Impronte (via Baioni, 38 - tel. 0350175557) di Bergamo. A due passi dallo stadio Atleti Azzurri d’Italia, negli spazi che un tempo ospitavano una rimessa di pullman, un bel locale di recente apertura portato avanti con sorriso e professionalità dai bravi Francesca Mauri (in sala) e Alessandro Arcuri (in cucina) di cui bisogna provare il risotto e quinto quarto di vitello, la pasta con pane e trito siciliano e il controfiletto di manetta prussiana con fave e piselli. Su ilGolosario.it l’approfondimento di Marco Gatti.

Il Vino

Il Vino

L’Alta Langa brut 2013 di Paolo Berutti (tel. 329 352 0104) di Santo Stefano Belbo (CN). Ci ha colpiti il nerbo di questo vino, l'intensità arricchita dalla persistenza cremosa delle bollicine. Un bel campione di Alta Langa che si affianca ai nostri preferiti (che salgono di numero, nel tempo). Bravo Paolo!

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