Una cantina all'avanguardia a Castello di Serravalle nata dalla passione di Alberto Zini per i vini Metodo Classico

Lo scorso giugno, in seguito a una degustazione di campioni del Consorzio dei Colli Bolognesi, Paolo Massobrio titolava così il suo articolo: “Che strada prenderanno i vini dei Colli Bolognesi?”.
Ricordo bene quel giorno, perché ho avuto l’onore di affiancarlo nel corso della degustazione e non capita spesso che un giornalista del suo spessore ti inviti a un’esperienza simile. Questa sua domanda non ha fatto altro che alimentare la curiosità verso la terra che mi ha adottato, spingendomi a iniziare un percorso di approfondimento e conoscenza di tutti prodotti e le realtà del territorio. Non avevo mai pensato di scrivere un articolo che parlasse degli incontri e scoperte fatte intraprendendo questo percorso ma, dopo la visita fatta un sabato pomeriggio di novembre, ho sentito l’esigenza di doverla condividere.
cantina-bottiglie.jpgCi troviamo ai piedi di Castello di Serravalle, nella zona di Monteveglio e qui sorge Tenuta la Riva, nata nel 2013 dalla passione di Alberto per i vini Metodo Classico. Arrivati, troviamo Alberto, la moglie Michela e i figli Francesco (9 anni) e Aurora (15 anni), al lavoro per l’etichettatura delle bottiglie; mi ha subito colpito la dedizione e la passione che Francesco e Aurora mettevano in quell’operazione così ripetitiva! Questo accade sempre quando si segue qualcuno di Vivo!
esterno.jpgDopo averci accolto calorosamente, Alberto ci ha raccontato la sua storia: aveva acquistato quel podere all’asta con l’idea di portare avanti un progetto di elicicoltura, essendo diventato elicicoltore presso il prestigioso istituto di Cherasco (Cuneo); una volta acquistata la proprietà ha scoperto la presenza di macchinari agricoli, strumentazioni, botti e vigne e la tentazione di provare a realizzare un suo vino era troppo forte! Ed eccoci qui otto anni dopo e altrettante vendemmie sulle spalle.
Tenuta la Riva conta 25 ettari di cui 14 vitati e coltiva le varietà grechetto gentile, sauvignon, chardonnay, trebbiano modenese, moscato giallo, barbera, merlot, cabernet sauvignon. Le attrezzature in cantina sono recenti e all’avanguardia, nuova diraspatrice 4.0, nuova pressa a polmone anch’essa di ultima generazione e una macchina che automatizza la sboccatura à la volée (esistono solo 12 esemplari nel mondo).
macchinario.jpgGli investimenti sono tanti, segno del fatto che Alberto crede tanto nel valore di questa terra e ricerca l’assoluta qualità. Un altro elemento che salta subito all’occhio è il desiderio di Alberto di sperimentare continuamente cose nuove, uno studio incessante volto a decifrare il massimo potenziale espressivo delle sue uve secondo idee e gusti personali. Questo processo è sostenuto soprattutto dalla sapienza ed esperienza dell’enologo Attilio Pagli, che è uno dei più bravi sulla piazza.
vigneto.jpgLe etichette realizzate da Tenuta la Riva sono 16, un numero molto ampio che, come confermato da Alberto, richiede un lavoro di sintesi. Passiamo all’assaggio segnalando le bottiglie che ci hanno maggiormente impressionato: la prima degustata, top hundred 2021 di Golosaria, è il PINUS LAETUS 2016, metodo classico da uve grechetto gentile che affina almeno 40 mesi sui lieviti prima della sboccatura (in questo caso 50 mesi); confermiamo quanto detto al primo assaggio di giugno: “Ha colore oro ed è un 2016. Qui senti anche una piccola nota di idrocarburo che denuncia una bella mineralità. Al naso è erbaceo, floreale, senti l’erba bagnata. In bocca è molto fine, pregnante ed equilibrato”; passiamo poi al FARNE’ VIII° 2014, metodo classico da uve trebbiano modenese che conta un affinamento sui lieviti di ben 66 mesi; bellissimo il colore dorato, al naso si esalta la frutta gialla, esotica e gli agrumi, piacevolmente accompagnati da sentori di piccola pasticceria e stupefacente la freschezza di questo vino che denota un grande potenziale evolutivo; l’ultimo tra i metodo classico è il CHATRE’ 2014 realizzato con uve trebbiano modenese (50%) e chardonnay (50%), affinato 66 mesi sui lieviti e realizzato in stile “satèn”; l’oro al visivo è ormai un marchio di fabbrica, al naso i frutti gialli sono più maturi e anche qui si ritrova l’eleganza della piccola pasticceria. Auguro a tutti di non ritrovarselo “alla cieca” in una degustazione di “bolle” francesi, il rischio di brutte figure per i cugini che “s’incazzano” (o piacevoli sorprese) è dietro l’angolo; in bocca infatti ha freschezza, sostanza e persistenza.
farne-chatre-pinus.jpgSono due le altre etichette che toccano punte di eccellenza: un bianco e un rosso. Il primo è il BIANCO BOLOGNA DOC 2016 realizzato con uve sauvignon 100%; davvero particolarissimo in quanto al naso non presenta i tratti varietali tipici di questo vitigno; solo quando Alberto ci consiglia di concentrarci sul retrogusto alla bocca riusciamo a riconoscere il sauvignon; al naso spicca la frutta gialla, tendente allo sciroppato, i fiori sono secchi e grande è la finezza; in bocca stupisce una freschezza che quasi non ti aspetti ma che rende l’esperienza davvero intrigante.

In ultimo ma non per importanza il GHERARDO BARBERA RISERVA DOC 2016. Posso dire che quest’ultimo è uno dei principali colpevoli di questo articolo perché dopo quel sabato pomeriggio non è più uscito dalla mia testa, un po’ come quando ti innamori e nel caos della giornata un pensiero ritorna sempre lì a quella scoperta, un colpo di fulmine! Questo vino affina 3 anni in acciaio e almeno 6 mesi in bottiglia; al naso dominano i frutti rossi maturi e la piacevolezza dei sentori terziari speziati in perfetta armonia; in bocca è un vino di sostanza, che si fa dare del “tu”, succoso, fresco e con una bellissima trama tannica.
bottiglie.jpgPaolo Massobrio per giudicare la “bontà” di un vino pone anche l’attenzione sulla “prova del bicchiere” e qui il bicchiere era puntualmente vuoto…. Qualcosa vorrà pur dire… È stata una giornata affascinante, dove posso dire di aver incontrato persone splendide come Michela e Alberto che ci hanno accolto a “casa loro” con il desiderio di condividere il frutto del lavoro e, quando questo accade, è sempre un’esperienza memorabile. Mi ha davvero commosso vedere il figlio Francesco così coinvolto nel lavoro in azienda e gli occhi di un padre che spera di poter veder fiorire anche in lui questa passione.

“Che strada prenderanno i vini dei Colli Bolognesi?” Posso dire di essere rimasto sbalordito dalle potenzialità dei Metodo Classico assaggiati, per niente banali e molto identitari, segno del fatto che il percorso avviato da alcuni produttori può indicare la via e trainare un movimento. Inoltre, sottolineo che il Sauvignon e la Barbera realizzati da Tenuta la Riva possano rappresentare un esempio positivo da seguire o con il quale confrontarsi, perché il livello raggiunto è molto alto. E siamo all’inizio (certo anche di un’amicizia), sono passati solo 8 anni!
 

Tenuta la Riva

Via Farnè, 430
Castello di Serravalle (BO)
tel. 335 621 2888
https://www.tenutalariva.it/

 

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