Il Cashmere Gin, un distillato che racconta un pezzo di storia di Biella e del suo territorio

L’antenato del gin pare sia stato prodotto per la prima volta nel Medioevo in Italia, presso la Scuola Medica Salernitana, anche se la tradizione lo fa risalire all’opera di un medico olandese del ‘600. Il liquore ebbe una grande diffusione in Inghilterra che ne divenne nel tempo il principale produttore e oggi, nell’immaginario collettivo, il gin è generalmente associato a questo Paese. In Italia in questi ultimi anni si è assistito a un fiorire di molti nuovi produttori che secondo fonti di settore pare siano oltre 300. Moda passeggera? Il mercato, come sempre, farà selezione, per il momento sembra di rivedere il fenomeno che aveva caratterizzato qualche anno fa l’impetuosa crescita dei birrifici artigianali.

Tornando al gin un po’ di fermento c’è pure nel Biellese, anche se in prevalenza si tratta di produzioni affidate a distillerie, locali e non, che realizzano già varietà diverse di liquori. Per dovere di cronaca è giusto ricordare che il primo gin realizzato da un’azienda biellese è il “Gin Strasecco Twice” del Microliquorificio artigianale creativo La Culma di Cossato (che produce una varietà di oltre 30 liquori e distillati) e che ha visto la luce nel 2018.
strasecco-twice.jpgMa è nell’ultimo anno che sembra di assistere a una vera e propria corsa a produrre gin, o almeno così pare a chi scrive, che nel periodo delle feste natalizie ha visto esposte nelle vetrine di negozi in centro città nientemeno che 3 nuove etichette associate al nostro territorio o a marchi di imprese locali. Ognuna fa storia a sé ma, come vedremo, una soprattutto merita di essere raccontata nei dettagli, per la sua particolarità.

All’inaugurazione del nuovo laboratorio del Cappellificio Biellese 1935, nei locali che un tempo furono del Golden Pub in centro a Biella, facevano bella mostra di sé le bottiglie di un liquore al gin con marchio “CB 1935” prodotte per l’occasione dal Liquorificio Rapa di Andorno. Ho pensato che forse si era voluto creare un legame con l’attività precedente visto che gli ambienti sono rimasti quelli di un tempo; o forse i cappelli, che nei tessuti utilizzati e nei disegni richiamano quelli dei vecchi tessuti inglesi, irlandesi o scozzesi, si sono voluti affiancare al gin per riprodurre un “clima da vecchia Inghilterra”: credo, in entrambi i casi, di non essere molto lontano dal vero.
cb1935.jpgLa seconda bottiglia che ho ritrovato in una vetrina è quella del “BI GIN” (definito Spirito Lessonese) un liquore prodotto da 3 amici di Lessona con botaniche autoctone e distillato nel Monferrato a Castelnuovo Don Bosco. In questo caso, essendo le vetrine quelle di un negozio di biancheria intima, non vedevo alcun collegamento e mi è venuto in soccorso il titolare dicendomi che è semplicemente una cortesia verso i suoi amici che producono quel liquore.
bigin.jpgMolto particolare è invece la storia del “Cashmere Gin” - liquore prodotto da un’azienda lombarda per conto di Federico Rebuffa del Caffè Bistrot di Piazza Adua a Biella - le cui bottiglie sono esposte nel temporary store della ditta Barbera Sandro e Figli, artigiani biellesi produttori di scarpe su misura. Qui, accanto a scarpe, borse e cinture, ampi spazi interni sono dedicati al gin, così come un’intera vetrina nella quale campeggia anche un grande cartellone con i marchi dell’acqua Lauretana, della birra Menabrea e del Lanificio Fratelli Piacenza 1733 e con le seguenti scritte: “Acqua”, elemento base di “Cashmere Gin” è l’acqua Lauretana, la sua naturale leggerezza e la sua purezza rappresentano per il nostro distillato un perfetto ingrediente che permette a tutte le botaniche utilizzate di sprigionare i propri sentori senza essere in alcun modo falsate; “Birra”: la Menabrea Rossa doppio malto è uno degli ingredienti che con i suoi luppoli, il griz di mais e il malto tostato donano al nostro gin la rotondità e la morbidezza caratteristica di un capo di abbigliamento di cashmere; al palato porta inoltre avvolgenza e calore, una vera esperienza sensoriale; “Fiore di cardo e cashmere”: il fiore di cardo, tipico delle nostre montagne, nella ricetta è presente per due motivi: il primo è per un omaggio a Piacenza Cashmere che usa questo prodotto naturale per la cardatura della lana; il secondo perché dona piacevoli sentori leggermente erbacei ed amaricanti al nostro distillato.
Infine, la nostra più grande scommessa: abbiamo messo in infusione la fibra naturale di cashmere donataci da Piacenza, ottenendo un retrogusto inaspettato e piacevole. Dall’unione di tre eccellenze biellesi, nasce così “Cashmere Gin”, un distillato che racconta un pezzo di storia di Biella e del suo territorio.
cashmere-bottiglia.jpgDall’acqua, alla birra, al gin passando per filati e tessuti di pregio: oltre 200 anni di economia biellese in un’etichetta. Anche così si può scrivere un pezzo di futuro.