Un 2016 pazzesco, già Top Hundred, della cantina Hic et Nunc

Non c’è il 2 senza il 3 si potrebbe dire dopo l’ennesima iniziativa che coinvolge questo vitigno a bacca bianca tipico del Piemonte, ma che ha fatto la fortuna del Custoza, appena prima di giungere a Verona. Nell’ottobre dello scorso anno facemmo un primo confronto tra Gavi e Cortese prodotto nell’areale astigiano e Custoza durate la Special Edition di Vinitaly, presente anche l’assessore regionale all’Agricoltura Marco Protopapa e persino il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Patuanelli. In primavera, sempre a Verona, i due Consorzi di Tutela, Custoza e Gavi, fecero un'iniziativa più imponente, con la presenza di una sessantina di banchi di assaggio di Gavi di Custoza e tre masterclass, oltre a un convegno dove fui chiamato a intervenire (dal Consorzio Custoza, per intenderci, perché non si è mai profeti in patria e all’indirizzo del Gavi probabilmente siamo estranei).
massimo rosolen.jpgIn piedi Massimo Rosolen, titolare di Hic et Nunc Il 23 novembre è stata invece l’azienda Hic et Nunc di Vignale Monferrato a prendere iniziativa, mettendo a confronto due Custoza del 2019, un Gavi bio del 2020 (La Mesma) e una verticale del loro Cortese che nella prima annata del 2016 si chiamava Piemonte Cortese “Tèmi” e fu subito inserita fra i 100 migliori vini d’Italia, perché il bicchiere era clamoroso. Detto questo, assaggiandolo dopo sei anni, è stato evidente che avevamo ragione. Ora, la degustazione è stata condotta dal critico Walter Speller che ha posto l’accento proprio sul valore del Cortese invecchiato, che svela il suo carattere minerale e si può davvero paragonare a grandi bianchi come il Riesling, smentendo la nomea che vuole questo vitigno neutro (ma neutro de che?).
Ecco dunque l’esito dei nostri assaggi.
bicchieri.jpgCustoza Superiore 2019 di Cà del Magro (Monte del Frà)
Colore paglierino molto brillante. Note di prugna cotta e di sambuco, profondo con un che di vegetale e medicinale. Ingresso morbido, freschezza diffusa, aroma di sambuco che persiste in maniera gradevole su un sorso caldo. ****++
monte del fra.jpgVerona Fernanda “Rabitta” 2019 di Cavalchina
Colore paglierino con inclinazione oro di bella brillantezza. Coerente al naso la nota di fiori di sambuco con note minerali che accennano agli idrocarburi. Ingresso morbido, acidità più spigliata. Persiste anche se non è lunghissima la freschezza; chiude con una sensazione asciutta e sapida e un che di ridotto. ***
rabitta-cavalchina.jpgGavi del Comune di Gavi etichetta nera “Monterotondo” 2020 di La Mesma
Colore paglierino. Al naso ha note subito speziate e leggermente ematiche, con una freschezza felice già al naso. Anche qui, nel sottofondo senti il sambuco e una freschezza balsamica. In bocca è subito vellutato e fresco, graffiante con i suoi tannini, sapido e lungo sul finale. ****+
monterotondo-la mesma.jpgMesma di Gavi-titolare.jpgPaola Rosina, titolare con le sorelle Francesca e Anna de La MesmaPiemonte Cortese “Monolite” 2021 di Hic et Nunc
Colore paglierino di bella consistenza e brillantezza. Qui c’è la caramella Leone fresca, con un che di fragolina, talco; è molto intenso e persistente al naso. In bocca si presenta morbido ma verticale nella sua espressione. Molto persistente, fresco, con un finale sapido aromatico. ****++ Chapeau al giovane enologo Cristiano Garella, che firma con questa bottiglia la sua prima interpretazione del Cortese nell’azienda di Massimo Rosolen.
monolite-2021.jpgPiemonte Cortese “Monolite” 2020 di Hic et Nunc
Colore che tende sempre di più all’oro. Qui si esprimono di più le note speziate. L’evoluzione speziata, insomma, arriva subito dopo un anno dalla trasformazione dei primari. C’è sempre la nota aromatica di caramellina, con un che di medicinale e un virgulto di salice. Nota intensa e dolce al naso. In bocca molto intrigante la sua verticalità e filigrana. Intenso e persistente, ha sapidità fresca. Bellissimo. *****
monolite-2020.jpgPiemonte Cortese “Monolite” 2019 di Hic et Nunc
Colore oro brillante. Qui vince la nota di panettone al naso che dice consistenza e complessità. La speziatura è marcata. In bocca è fresco, il sorso è profondo e un po’ amarognolo. Meno persistente, in tendenza esprime frutta sottospirito e spezie. In bocca comunque imperioso e, nella mezz’ora che è stato nel bicchiere, ha avuto un’evoluzione bellissima dove senti la cera, la mela e una nota mentolata balsamica. ****+

Piemonte Cortese “Tèmi” 2018 di Hic et Nunc
Qui trovi al naso idrocarburi e una chiara nota balsamica. Torna il sambuco. In bocca è avvolgente, fresco, finisce con una coda aromatica (alla faccia del vitigno neutro). Con questa annata, torna la complessità e la speziatura balsamica del 2020. ****++
temi-2018.jpgPiemonte Cortese “Tèmi” 2016 di Hic et Nunc
Ha colore oro e al naso una finezza minerale (c’è la pietra focaia) e di panettone (c’è la frutta speziata). Note di idrocarburi evidenti, ma non sfacciati: il bouquet è sontuoso con frutta esotica sotto spirito. Sembra la sintesi di tutti gli altri perché ci sono tutti i frutti, c’è la sapidità, la mineralità, finanche la nocciola. Grande senza se e senza ma. *****
(vedi foto d'apertura)

Al termine dei nostri assaggi che hanno colpito tutti, ci si chiede se questo Cortese rappresenti una enclave, frutto di vigne vecchie e dell’esposizione in questo angolo di Vignale, che è la località Mongetto. Certo è un’eccezione, dacché in Monferrato pochi scommettono sul Cortese benché sia contemplato da una Doc (Monferrato Cortese).
Alcuni preferiscono puntare su arneis o, peggio ancora, sul timorasso, accanto a molte vigne di chardonnay e talvolta di sauvignon. Il Cortese sembra non essere preso in considerazione, mentre avanza il baratuciat (anche Hic et Nunc lo produce) che rappresenta un elemento distintivo interessante.

Che dire? La verità forse è che in questo angolo di Monferrato, che va da Fubine a Grazzano Badoglio, passando per Sale, Ottiglio, Vignale Monferrato, Casorzo, c’è un terreno speciale dove tutto, alla fine, viene molto bene. Di questo, credo, bisogna prendere coscienza (e l’enologo Mario Ronco, annuiva, mentre esternavo questo pensiero a fine convegno) perché i vini, dalla Barbera al Grignolino, fino a questi bianchi, sono spettacolari. Parola di chi non sarà mai profeta in patria, anche se la patria la conosce molto bene.
marco-ronco.jpgL'enologo Mario Ronco parla al microfono; accanto Ermanno Accornero

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