Il racconto di Paolo Massobrio

Sulle prime pagine dei giornali locali di Alessandria e Asti, ma anche di Biella, su IlGusto.it e su Torino Sette della Stampa, oggi si parla di Golosaria Monferrato ma soprattutto mi si chiede cos’è per me questa manifestazione che imperterrita va avanti da 15 anni. Che dire? Il Monferrato è il mio mito, è casa mia, sono le estati in bicicletta da Masio fino a Grazzano Badoglio per vedere il quadro del Caccia, esposto nella chiesa con il monastero del Mille alle spalle, che raffigura Aleramo, il marchese che fondò questo territorio nel 961 con una mitica cavalcata.
Aleramo_Guglielmo_Cacciaok.jpgE poi il Monferrato sono i castelli e le case in tufo, le vigne distese sulle colline e i panorami che puoi vedere dalle Big Bench. Per me sono certi negozi di alimentari dove c’è il salame cotto oppure la rara muletta; la panetteria che fa quella pasta dura, la Monferrina, che è un’opera d’arte. E poi i vini, ma qui rischierei d’esser noioso a elencare le mie preferenze che assaggerò in questi due giorni.
big bench.jpgIl Monferrato è magia, ma Golosaria è relazione, ovvero l’incontro con tanti amici che arrivano da ogni parte e sono insieme a vivere un momento di festa unico.
brindisi.jpgI momenti più belli sono i viaggi da un paese all’altro, osservando quegli orizzonti che sono poi il titolo della manifestazione di quest’anno. Mi ha colpito il sindaco di Casale che ha dichiarato che all’info point del Comune, dopo Golosaria, continuano a registrare arrivi di gente che ha conosciuto la città grazie a Golosaria. Ma ci sono anche quelli che han preso casa nel Monferrato o hanno investito in una cantina. Quindici anni di flussi di gente dalla Liguria, dal resto del Piemonte, dall’Emilia Romagna, ma soprattutto dalla Lombardia hanno lasciato una traccia.
inaugurazione.jpgE di questo sono felice, anche se mi mancano Roberto Maestri, lo storico che ci ha lasciati anni fa e che mi ha fatto appassionare alla storia di questo territorio che nelle cartine geografiche era indicato come “Monferrato mantovano”. E poi ci manca Beppe Fassino, che ricorderemo con vari bicchieri di Freisa. Il resto, dopo questo week end che ha già il tepore di fine estate e quel freddolino alla sera e al mattino quando si alza una nebbia velata, è solo un pensiero: dove celebreremo la bagna caoda?
bagna cauda.jpg

Ph ilGolosario