Barbera d’Asti - Brachetto d’Acqui - Moscato d’Asti - Spumante Brut Metodo Classico

Clicca qui per leggere l’articolo di Paolo Massobrio uscito su La Stampa nel 2015

Testo publiredazionale

Alessandro Motta, classe 1980, è cresciuto tra le vigne acquistate dal padre nell’Alto Monferrato Astigiano, da poco nominate Patrimonio Unesco. La laurea alla facoltà di viticoltura ed enologia a Milano e un’esperienze in campo sull’isola di Pantelleria, insieme ad altre esperienze lavorative in cantina nel periodo della vendemmia presso diverse aziende, hanno sancito definitivamente le tappe finali del percorso per assurgere al ruolo di vignaiolo a tempo pieno. Pratica così una viticoltura di collina lungo filari di età media di 30 anni, vinificando solo una piccola parte delle uve prodotte nei circa 5 ettari vitati disposti ad anfiteatro e magnificamente esposti al sole. Una politica seria dei piccoli passi (non ha ancora una cantina di vinificazione di proprietà) che lo ha portato a produrre già una ottima Barbera d’Asti, frutto di una vendemmia manuale in cassette, vinificazione in acciaio (nel 2017 è prevista anche la Barbera d’Asti Superiore utilizzando le uve del 2015). Ha il colore porpora sugoso, al naso senti la viola e la mora, mentre in bocca hai la sorpresa di un sorso balsamico, fresco, di inusitata eleganza. Il Brachetto d’Acqui nasce invece dalle omonime uve vendemmiate a inizio settembre e vinificate con breve macerazione sulle bucce e fermentazione in acciaio. Il tris enoico di Alessandro Motta si chiude con un Moscato d’Asti dal bel colore giallo paglierino brillante e dai delicati ed eleganti sentori fruttati tipici dell’uvaggio.