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L'emozione al ristorante La Peca di Lonigo

Emanuela Sanavio | 29-09-2018

Un'esperienza culinaria tra tradizione, territorio e percorsi alternativi con presentazioni artistiche che stimolano i sensi

Nicola e Pierluigi Portinari in oltre 30 anni di attività sono riusciti a cambiare l’identità di Lonigo (Vi), elevando questa bella cittadina a tappa iconica per le più importanti guide enogastronomiche e per chi volesse concedersi una meravigliosa esperienza culinaria. Tutto merito del ristorante La Peca (Via Alberto Giovanelli, 2 - tel. 0444 830214), la loro impronta.

I due fratelli hanno intrapreso il mestiere di cuoco e ristoratore con umiltà, senza mai dimenticare che per crescere è necessario essere curiosi e che il segreto del successo è fare squadra. Perciò il team si avvale di Cinzia, moglie di Pierluigi e presenza carismatica in sala e di un sommelier come Matteo Bressan, il quale con la sua sensibilità enoica sa affascinare con proposte inaspettate e mai scontate, forte di una cantina con oltre 8.000 bottiglie e 2.000 etichette rappresentate.

Per non essere da meno, lo staff in cucina a pieno regime arriva a 12 persone. La coesione e la sintonia si possono percepire in una linea gastronomica che si esprime con equilibrio, sapore e attenzione smodata per la materia prima e una capacità in sala di descrivere ogni piatto con la stessa passione di chi l’ha appena preparato. Ed è davvero raro ed emozionante trovare una sala che viaggia di pari passo alla grande altezza della cucina.

L’impronta de La Peca rimarrà sul vostro palato dopo aver assaggiato, ma rappresenta allo stesso modo una mano che sa accompagnarvi lungo il percorso di un’esperienza culinaria tra tradizione, territorio e percorsi alternativi. Ed è capace di giocare con arte sulle presentazioni, stimolando i sensi. Anche il pane viene prodotto quotidianamente da una lenta lievitazione naturale e ogni piccolo manufatto dall’aria sbarazzina che troverete sui tavoli è frutto dell’incredibile ingegno e della fantasia artistica di Cinzia, donna dalle mille peculiarità. Non si può quindi che essere felici di affidarsi allo chef per una degustazione a mano libera. 

Scivola delicato come una tavola da surf il benvenuto con Parmigiana scomposta, un richiamo all’estate trascorsa che come un’onda porta con sé sapori e ricordi. La coppa di crema di patata affumicata è giusto preludio agli antipasti che iniziano con la variazione di calamaretti spillo, seppie, pescatrice, pomodoro e tè affumicato un piatto di pesce centrato sulla delicatezza delle carni e i sapori del mare appena lambite da una presenza di fumo. La terra... in estate solletica tutti i sensi: i prati in autunno, il fogliame nei boschi, l’aria umida e il legno. Al palato è un percorso tra croccantezza e freschezza, intensità e pulizia di sapori svelati tra le dolci note delle rape e quelle quasi animali del tartufo.

Tra i primi i ravioli di scampi laccati di succo di maialino, avocado, lime e capesante sono un intreccio gustativo di sapori di mare e terra, ricco di sensualità e succulenza. I festoni di lumache con succo di acetosa e cranberry rivelano un grande piatto al palato, nel quale i profumi si identificano con quelli che si odorano durante una passeggiata all’alba in campagna lungo siepi e fossati, quando la natura esprime la sua straordinaria quotidianità. 

Con l’anguilla in forno di braci con guava e tamarindo ritorniamo al salmastro, ora sgrassato e croccante ora dolce e morbido. Una nota aspra e muschiata ricorda le zone dove vive il pesce e ne ingentilisce il sapore con l’elegante frutto.

Pierluigi, pasticciere sensibile ai suoi ospiti, indovina il dolce più desiderato, da applauso. È il grande classico “come una cassata ai mandarini con gelato al pistacchio di Bronte e capperi disidratati”, vera e propria apoteosi a 360°, tra equilibri di zuccheri e un’infinita piacevolezza data dalla leggera spinta salata del cappero. A voler concludere il pranzo con tutti i crismi ci si può concedere un sigaro e un grande distillato nell’elegante salotto al piano terra. 

La Peca trasmette la storia di una famiglia che guarda oltre con passione e curiosità, con umiltà e disponibilità a qualsiasi esigenza dell’ospite: ed è lo stesso simbolo del palmo della mano che lo accarezza lungo tutto il suo percorso.

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DI PAOLO MASSOBRIO

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