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Il Club di Papillon: crocevia di esperienze e di amicizie. Un viaggio in Sicilia

Arnaldo Cartotto | 24-11-2018

A Siracusa la sosta memorabile al ristorante Eduardo nella magnifica cornice dell'Hotel Parco delle Fontane, dallo chef Maurizio Urso

Se è vero, come è vero, che per un Paese come l’Italia l’enogastronomia è uno dei motori che attraggono flussi turistici, questa è invece la storia al contrario di un giro turistico diventato un tour gastronomico, grazie alla passione e al senso di ospitalità di un amico che mi ha segnalato, indirizzato e qualche volta anche prenotato pranzi e cene in alcuni dei migliori ristoranti della sua terra.

Ma andiamo con ordine. Con mia moglie sono ritornato in Sicilia dopo averla già girata tutta tanti anni fa in camper; avevamo poi visitato, in periodi più recenti, le Isole Eolie e quelle di Favignana e Levanzo; lo scorso anno avevamo fatto la costa occidentale da Trapani a Pachino mentre il giro di quest’anno è stato più breve, in fondo voleva essere solo un approfondimento di luoghi già visti in modo un po’ frettoloso in precedenza. Tre giorni a Castelmola, due a Noto e tre a Siracusa per visitare tutto il visitabile delle città e dei loro dintorni. Dall’Etna, alle aree archeologiche, al mare: non ci siamo fatti mancare nulla. Tuttavia questa è solo la premessa. Ciò che invece vorrei evidenziare è l’aspetto antropologico e gastronomico del nostro recente viaggio in Sicilia.

L’accoglienza (e le colazioni) di Grazia del b&b La Chiocciola di Castelmola, di Salvatore del b&b San Pietro di Noto e di Sara del b&b Eder di Siracusa sono state all’altezza della migliore tradizione di ospitalità siciliana. Ma è a Noto e a Siracusa che entra in scena il protagonista cui dedico questo articolo, il Delegato del Club Papillon Salvatore S. Su sua indicazione sono andato a colpo sicuro a provare due ristoranti a Noto: la trattoria Fontana d’Ercole (vicolo Salonia, 30 - tel. 0931 837772) e il ristorante Crocifisso (Via Principe Umberto, 46 - tel. 0931 571151).
Due esperienze molto diverse tra di loro: la prima è una trattoria a gestione famigliare frequentata prevalentemente da una clientela locale sia a pranzo sia a cena: piatti semplici, pesce freschissimo, profumi e sapori eccellenti; il secondo è un locale molto raffinato, elegante ma un po’ freddo, molto frequentato anche da clientela internazionale (nella nostra sala quella sera eravamo gli unici italiani) dove si presta molta attenzione anche alla componente estetica dei piatti. 

A Siracusa, la sua città, Salvatore ci ha indicato un locale dove fare un veloce spuntino e assaggiare gli arancini e i cannoli per un pranzo veloce in Ortigia, dove poi siamo tornati la sera per un’ottima cena al ristorante Porta Marina da Salvo (Via dei Candelai, 35 - tel. 0931 22553), tra le altre cose due primi eccezionali: caserecce alla carrettiera di pomodoro, triglie, semi di finocchio e spaghetti chitarra “alla Salvo” con pomodorino, gamberone, mandorle e julienne di pesce spada affumicato.

Una delle sere passate a Siracusa è stata però memorabile e credo che lo possano testimoniare - almeno per l’occhio, che come si dice vuole la sua parte - le fotografie che corredano questo articolo. Al Ristorante Eduardo (Viale Scala Greca, 325 - tel. 0931 756914), nella magnifica cornice dell’Hotel Parco delle Fontane, lo chef Maurizio Urso, uomo pacato, sorridente e umile ma bravissimo ci ha deliziato con: tartare di ricciola, arancia finocchietto e cipollotti con salsa di sedano gelatina di frutti rossi e mille punti di ricotta al limone siracusano; parmigiana bianca in crosta di birra su passata di zucchine; risotto ai fichi d'india gambero rosso marinato caviale di cous cous al nero di seppia; cernia in matelotte leggera su schiacciata di patate siracusane; gelato alla melanzana olivia con salsa cioccolato; semifreddo alla pesca con salsa di fragole e granella di mandorle e pistacchio.

Grazie a Maurizio e a tutti i suoi collaboratori per questa bellissima e gustosissima serata siciliana, un grazie particolare va a Salvatore e Giovanna, il cui senso dell’ospitalità è pari solo alla loro innata simpatia, ma anche a Paolo Massobrio che tramite il Club di Papillon ci ha fatto incontrare.

Il Gatti Massobrio

DI PAOLO MASSOBRIO

Il Taccuino dei Ristoranti d'Italia 2018

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