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A Gavi, patria del raviolo

Francesca Brugna | 28-12-2018

Una bella sosta a La Masseria, con una cucina autentica che parla dialetto piemontese

A Gavi (Al), patria di tante eccellenze e bellezze del territorio, ha sede il famoso Ordine Obertengo dei Cavalieri del Raviolo e del Gavi, ordine che continua a tramandare l’antica usanza gaviese di onorare questa pasta ripiena. Si racconta infatti che il raviolo sarebbe nato proprio qui, nel XII secolo sotto il Marchesato di Gavi, quando la roccaforte era dominio della Repubblica genovese, tesi suffragata dal cognome Raviolo ancora molto diffuso in loco.

Al di là dei documenti e delle ipotesi, il “campione” del raviolo gaviese rimane uno dei più buoni e gustosi reperibili in zona, per poi mutare di farcia, sfoglia e nome (agnolotto) mano a mano che ci si avvicina alla pianura alessandrina e oltre. E, sulla strada che porta verso Gavi, è stato piacevolissimo il ritorno a La Masseria (Via Serravalle, 62 - tel. 0143 645113), caldo e accogliente ristorante aperto da più da un decennio. Inconfondibile la lunga sagoma della struttura che, dalla strada, vi attirerà con la solidità e la semplicità delle forme, preludio all'ampia corte e alle costruzioni che l'attorniano, dominate dal bruno mattone. Questo materiale riscalda, nei soffitti a volte, la spaziosa sala ristorante, con pavimenti in cotto e inserimenti in pietra che lasciano spazio alle grandi vetrate.

L'accoglienza è familiare e tanto gentile da mettere subito a proprio agio. La cucina è autentica, di stampo locale, con variazioni azzeccate e mai fuori luogo. L'assaggio di antipasti della Masseria, che comprende quattro piatti, è un bel biglietto da visita della cucina: con il flan di broccolo con fonduta, il tortino di Montebore con noci, l'insalata russa, buona e casalinga, e la lonza di maiale con composta di cipolle, tutte proposte gustose e ben eseguite. In alternativa, potrete trovare il tagliere di salumi e formaggi con composte della casa e la battuta di manzo con bagna caoda.

In onore alla storia del raviolo, qui ne assaggerete un ottimo campione, da scegliere al tocco, nel vino o con burro e salvia; in alternativa abbiamo trovato molto buone e appetitose le tagliatelle alla contadina broccoli e acciughe, la passata di ceci della Merella e pancetta croccante o i taglierini integrali orto mare.

Con questi piatti si beve - e si sceglie bene - da una carta non estesa ma completa, con proposte interessanti anche nazionali.

Sui secondi predominano nettamente le carni, come il filetto di manzo con salsa di senape, il filetto di maiale con frutta secca e riduzione al Porto e la selvaggina con il cervo accompagnato da salsa di grappa e mirtilli, con la possibilità - per i vegetariani - di un piatto composto da torte di verdura.

Finale con coppa golosa di castagne e crema al rhum, torta meringata con amaretti e caffè e tenerina extra fondente con gelato fior di latte. Prima del caffè, assaggiate i loro zuccherini, magari all'arancia e cannella o alla liquirizia.
Una bella sosta, dove si sta davvero molto bene!

Il Gatti Massobrio

DI PAOLO MASSOBRIO

Il Taccuino dei Ristoranti d'Italia 2018

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