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Nel cuore di Torino, il ristorante San Giors

Silvana Delfuoco | 19-07-2019

Un felice connubio tra passato e presente, dove la cucina piemontese affianca la creatività dello chef

Il nome, quello di sempre, spicca sull’antica insegna, resa ancor più autentica dal perfetto restauro conservativo: accattivante invito a entrare in esplorazione. Per scoprire, e non ne dubitavamo, che qui al San Giors, alle spalle di Porta Palazzo (Via Borgo Dora, 3 - tel. 011 521 6357), il passato non è mai morto, ma continua il suo cammino nel tempo e nella storia, in felice connubio col presente.
A testimoniarlo, la familiare presenza degli arredi d’antan in armonia con il moderno rigore delle candide apparecchiature, e il sorriso cordiale dell’accoglienza che si completa con la professionalità del servizio a tavola. 

Senza soluzione di continuità con la nuova vita dello storico locale è il menu del ristorante, che Simona Vlaic, la nuova proprietaria, ha voluto affidare all’esperienza di Manolo Murroni. Anche qui il rispetto del passato, che ha visto nel San Giors uno dei pilastri della cucina di tradizione piemontese, affianca senza contrastarla la creatività innovativa dello chef.

Ecco allora, sperimentata anche da noi, la scelta golosa di aprire sempre, a cena, con una divertente e generosa offerta di amuse-bouche, fra cui ricordiamo volentieri il finto tonno di coniglio, la frittellina di lenticchie rosse, e l’interessante coscetta di quaglia aromatizzata alla soia.

Nostro antipasto un classico vitello tonnato alla maniera antica dalla perfetta esecuzione e un sorprendente crudo di tonno su crema di cioccolato, quenelle di foie gras, crunch di pane carasau e salsa al moscato passito, felicissima messa a frutto del passato “giapponese” dello chef. Una tradizione con un pizzico di verve il risotto al peperone con salsa d’acciughe e rana brasata e, a seguire, davvero molto ben pensato l’originale  filetto di triglia alla mediterranea su crumble al cappero con pomodorino confit agli agrumi e polvere di olive Taggiasche.

Si conclude, dopo un pre-dessert di cioccolato e sambuca, con una graditissima quanto inattesa mousse di Pitaya con ricotta e zafferano.

Bella la carta dei vini con ottimo rapporto qualità/prezzo e giustificabili i 2 euro di coperto (ma soltanto a cena).

La voglia, oltre che di raccontarlo subito agli amici, è quella di tornare per una full immersion tutta nella cucina di tradizione: non per niente il San Giors era noto per essere il regno dell’autentico bollito misto…

Il Gatti Massobrio

DI PAOLO MASSOBRIO

Il Taccuino dei Ristoranti d'Italia 2018

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