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Sosta radiosa a Casa Vicina a Torino

Domenico Arecco | 25-02-2019

La tradizione gastronomica piemontese interpretata in modo moderno trova qui la sua più pura espressione

Eataly di Torino, prima sede storica del marchio ormai diffuso in tutto il mondo, ospita anche al suo interno, al piano interrato, il locale in cui la tradizione gastronomica piemontese trova forse la sua espressione e interpretazione più pura. Più rigorosa ma anche più elevata. Se vuoi gustare una cena che ti faccia rivivere i grandi piatti classici regionali modernamente e magistralmente riportati ai giorni nostri, se hai ospiti amanti della tavola a cui vuoi fare assaporare e godere i profumi e i sapori di questa terra piemontese schiva e piena di risorse, a mio avviso, caro lettore non hai che una scelta: Casa Vicina, preziosa gemma da anni incastonata nella cittadella del buon cibo e del buon bere da Oscar Farinetti così intelligentemente ambientata nel vecchio ex opificio Carpano al Lingotto (Via Nizza, 224 - tel. 011 1950 6840).

Mancavo da qualche anno nel ristorante dei Vicina, alla mente ritornavano memorie di piatti storici, uno su tutti gli agnolotti all’eporediese, con sapori antichi e delicatezze moderne che veleggiavano in me come fantastici sogni della giovinezza. Potete quindi immaginare la mia gioia e la mia curiosità di varcare, superata la folla di clienti intenti a riempire i carrelli della spesa al piano superiore, la soglia del piccolo, grazioso e modernamente arredato ristorante dei Vicina (quasi tutto in famiglia: Stefano in sala, Claudio con la moglie Anna a dirigere lo staff di cucina) proprio attiguo alla fascinosa cantinetta di Eataly destinata ai grandi vini riserva. Così, accolti con contenuta eleganza, ci siamo seduti io, mia moglie, figlio e nuora al tavolo imbandito con stile e ben distanziato dagli altri commensali. L'attesa non è andata delusa, la conferma è arrivata puntuale.

Casa Vicina è più che mai – e il mio giudizio non va che ad aggiungersi a un coro generale – il regno della grande cucina piemontese declinata nella sua versione più autentica, sì, ma anche più aulica, più delicata e più armonica, in cui gusto e leggerezza vanno splendidamente a braccetto. Non saprei meglio esprimere la filosofia del locale di quanto lo stesso chef Claudio Vicina dichiara nella presentazione del loro sito e che io qui riporto con le stesse parole:
"Gustando i miei piatti, i sapori risultano veri e distinti entrando nella memoria e nel cuore”.

A questo punto non ci rimane che addentrarci nel dettaglio della nostra esperienza sensoriale e descrivere piatti ed emozioni che sono rimasti nel nostro cuore.
Subito un cenno agli stuzzichini o amuse bouche (che brutto scimmiottare sempre i francesi) che prevedevano gianduiotto al burro mantecato alle erbe con focaccine, chips alla barbabietola e soprattutto una bagna caoda da bere, di cui riporto la simpatica ricetta omaggio, semplicemente superlativa.




Un loro classico, ma che armonia di gusto!

Tra gli antipasti (prezzi dai 26 ai 28 euro), da citare come grandi eccellenze la millefoglie di lingua al bagnetto verde e gelatina naturale al vino rosso, e il batsuà in pangrattato con insalata allo zenzero (sempre più raro trovare in trattoria questo grande piatto tradizionale fatto con tale fedeltà e qualità).

 



I primi sono talmente perfetti da doverli citare quasi tutti, e ci crea imbarazzo tralasciarne qualcuno, ma facendo uno sforzo tiriamo fuori dal cilindro gli intramontabili e grandiosi agnolotti pizzicati a mano al sugo d'arrosto

 

lo spaghettone di grano duro Senatore Cappelli con ragù di coniglio grigio di Carmagnola



anche se gli gnocchi di patate di montagna al filo di toma di Lanzo gridano ancor oggi vendetta!



Prezzi dei primi da euro 24 ai 30 per il riso Carnaroli alla finanziera.
Mamma mia cosa ci siamo persi, speriamo in un ripasso.

I secondi erano un trionfo di carni, salvo un piatto vegetariano provato da mio figlio: il Kabuki 2013 e cioè sformato di cavolfiore e Grana Padano dop 24 mesi e tuorlo dorato. Certo che Casa Vicina non è da consigliare a vegetariani e a chi non ama le carni. Noi che non abbiamo preclusioni ci siamo buttati sui più classici ricordi della tradizione e così sono arrivati al nostro tavolo meravigliosi filetto di fassone in crosta di cipolle, la sopraffina cervella di vitello in pastella con fondente di porri e salsa al Barolo


nonché la soave faraona novella composta in salmì con pane croccante al timo.



Prezzo medio dei secondi piatti dai 30 ai 35 euro.

Tra i dolci la  deliziosa CRI-CRI 2007, con allegata simpatica scheda-ricetta



la torta di Ivrea al cioccolato, lo zabaione caldo e lo splendido, anche alla vista, gianduiotto fondente amaro



nonché l'originale granita antica Formula Carpano in omaggio al luogo che ospita il ristorante.

 

Prezzi dei dolci 18 euro. Noi con una bollicina di Monte Rossa prima cuvée e un Barolo Marcenasco Ratti 2013 abbiamo speso 125 euro a persona. Infatti il prezzo per un pranzo completo senza vini si aggira sui 100 euro.

Sono inoltre presenti due menu degustazione, uno più di tradizione a 85 euro e uno gastronomico a 130 euro.
La carta dei vini è praticamente un'enciclopedia giacché attinge dalla sterminata scelta della cantina di Eataly e prevede un servizio a calice e i prezzi sono corretti. L'accoglienza è signorile e attenta, anche se un po' di calore in più non guasterebbe. Stefano in sala assieme all'équipe è di alta professionalità ma qualche sorriso in più renderebbe l'atmosfera più gradevole.
La conferma della corona radiosa, per una tavola che trasforma la cucina piemontese in musica sinuosa e dolce, è scontata. 

Il Gatti Massobrio

DI PAOLO MASSOBRIO

Il Taccuino dei Ristoranti d'Italia 2018

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