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Il Naj, sosta radiosa a Stradella

Paolo Massobrio | 08-09-2017

Una villa comoda, fascinosa e con tanto verde, comprendente vineria e ristorante gestiti da giovani preparati: merita il viaggio

C’è da esser certi che se questi ragazzi continuano come sono partiti, la corona è vicina. La sosta a Villa Naj (via Martiri Partigiani, 5 - tel. 0385 42126 - www.najstradella.com) di Stradella (Pv) è stata una vera sorpresa, comoda, fascinosa. E piena di gusto.

Si arriva poco dopo l’uscita del casello autostradale, in una via con comodo parcheggio. Sulla sinistra c’è l’ingresso nella villa, che ha tanto verde. Più che un giardino sembra un parco, visto il numero di alberi. La struttura offre due locali: una vineria con spazio lounge e il suo dehors e il ristorante, poco sotto, anche questo con tanto di dehors. C’è eleganza negli arredamenti e un servizio cordiale, condotto da giovani preparati.

Anche lo chef è giovane: Marsilio Ramo, 28 anni, con esperienze ai Due Buoi di Alessandria. In cucina è coadiuvato da Mauro Enoch, che invece si è fatto le ossa da Cracco. Pane e grissini (buonissimi) sono fatti in casa, mentre la carta dei vini è da consultare su un piccolo tablet (un po’ scomodo, sinceramente).

Hanno varie formule di menu degustazione, decisamente convenienti, con abbinamento vini. I vini a bicchiere sono 18 ed è una gran bella premessa. I prezzi sono abbastanza impegnativi, ma quando assaggerete capirete che ne valeva la pena, benché qualche euro in meno non guasterebbe. Soddisfazione dunque, fin dagli amuse bouche (tre), di cui ricordo un pomodorino con all’interno una pappa al pomodoro.

La cena vera e propria inizia poi con la cipolla di Breme, Casanova e tartufo nero che è decisamente fragrante, fresca; non altrettanto la tempura dell’orto con maionese al pomodoro cuore di bue, che mi sarei aspettato più aerea e leggera. Fra gli antipasti anche la battuta di razza varzese, erbe amare e fegato grasso d’oca e il crudo e cotto di pesce.

Fra i primi è un piatto da ordinare il risotto Stafforella con pepe Timut e gamberi rossi, così come gli gnocchi di patate alla rapa rosa e crema al Gorgonzola. In alternativa lo spaghettone al cipollotto e palamita e i benfatti di ricotta, pomodoro e basilico.

Gli applausi arrivano a scena aperta sui secondi: il pesce spatola con ripieno di scampi e caponata è stato uno dei piatti migliori dell’anno. Non da meno anche il gioco di trippa al nero di seppia. Altri secondi: il maialino al sidro di mele e millefoglie di patate alla senape e il festival di verdure, con umami made in Italy.

Chiudiamo coi dolci, davvero ottimi: lamponi, yogurt e liquirizia e crema soffice con prugna e ibisco. Il faccino radioso è conquistato! Merita il viaggio.

Il Gatti Massobrio

DI PAOLO MASSOBRIO

Il Taccuino dei Ristoranti d'Italia 2018

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